Avellino – Margherita: il Congresso cittadino elegge Enza Ambrosone alla guida dell’ufficio di presidenza. “Un momento importante” come lo ha definito il sindaco di Avellino Pino Galasso per il rilancio dell’azione amministrativa e del partito in città. “Un momento che celebra il nuovo ruolo del segretario cittadino: quello cioè non esclusivamente organizzativo, ma di garanzia tra le parti”. Un ruolo che si inserisce a pieno titolo all’interno del ‘secondo capitolo’ Galasso. Il numero uno di Piazza del Popolo annuncia la seconda fase del suo mandato. “…voltiamo pagina. Buttiamo alle spalle le polemiche. Quelle sterili che hanno allontanato il cittadino dall’amministrazione. Finiamola con l’aria del sospetto. Da oggi non ci sarà più tollerabilità”. E il Galasso bis parte con i migliori propositi. “Chiusa la fase della programmazione, per i prossimi tre anni ci aspetta la gestione”. E ancora. “Un dialogo più aperto tra i partiti e l’amministrazione comunale… recuperando qualche figura che col tempo si è allontanata da noi. Siamo partiti insieme e concluderemo questa esperienza insieme”. Al tavolo del Samantha della Porta, l’on. Ciriaco De Mita, l’assessore regionale Enzo De Luca, i consiglieri regionali Mario Sena e Luigi Anzalone, il segretario provinciale Domenico Covotta, il sindaco Pino Galasso e il segretario cittadino Enza Ambrosone. In sala, amministratori e dirigenti della Margherita, i capigruppo di Ds, Udeur e Libera Città al Comune di Avellino, Sergio Barbaro, Pino De Lorenzo e Antonio Gengaro. “Avellino domani”, il tema individuato da Enza Ambrosone per il documento politico presentato all’assemblea congressuale. “Non una formula – spiega – ma il contenuto del nostro prossimo impegno”. Il segretario cittadino richiama il partito ad una maggiore responsabilità politica. Dobbiamo dimostrare di essere classe dirigente. Canalizzando il fermento e le aspettative che si registrano nei confronti della Margherita. Tentando di interpretare la complessità di un clima che soffoca la città”. In poche parole. “Bisogna individuare nella sintesi, il disegno”. Sulla verifica. “La città è stanca di discussioni sulla moralità, sulla legalità, quando non sono indirizzate verso situazioni specifiche. Il risultato? I cittadini non ci comprendono e noi non possiamo permetterci di non essere compresi. In tre mesi di confronti non siamo stati in grado di spiegare alla gente i motivi alla base della verifica. Neanche le ragioni per le quali è stata chiusa. Non possiamo scaricare le responsabilità delle amministrazioni sul partito, paventando nuove rotture. Su questi punti la Margherita non c’è”. Rivolgendosi ai compagni consiglieri: “E’ necessario cogliere il senso alto della sfida che abbiamo di fronte. Non possiamo ridurre il dibattito politico al ‘doppio incarico’. Tuttavia sono disposta a fare un passo indietro”. Sul fronte gestione Enza Ambrosone punta al recupero della ‘comunità Avellino’. “Guida e motore nel contesto provinciale”. “Il piano strategico della città capoluogo deve far leva sui fondi strutturali 2007/2013. Dal 2000 al 2006 ci siamo concentrati sulla riqualificazione della città. Il futuro progettuale dovrà, invece, vederci impegnati sul recupero delle periferie”. Recuperare tempi e metodi di una democrazia rappresentativa è invece l’invito dell’on. Ciriaco De Mita che a conclusione dei lavori congressuali striglia Consiglio e consiglieri sul modo con il quale è stata gestita la crisi al Comune. A Galasso. “Avrei agito diversamente. Non c’è questione che non può essere discussa e il luogo deputato al confronto è il Consiglio. L’amministrazione comunale deve agire secondo i criteri dell’imparzialità per creare le basi della credibilità e dell’efficienza. Non mi ritengo giudice degli altri, ma un ‘portatore’ di opinioni. Chi gestisce non può immeschinirsi nelle liturgie del chiarimento. Qualche vecchio compagno (Gengaro, ndr) ha insinuato la mancanza di moralità nel dibattito politico… ma la moralità della politica è l’impiego della condotta etica negli atti di governo”. “Oggi si avverte di nuovo il bisogno di identificarsi in un progetto politico. Si è più attenti, meno precipitosi, più legati alla storia. In questo senso, lo scontro appare meschino e ambizioso”. I colpi del leader della Margherita non risparmiano neppure il segretario cittadino della Quercia. “I Ds sembrano oscillare tra il desiderio astratto di efficienza e la tutela non dichiarata del particolare. Adiglietti deve imparare ad essere più cauto nell’usare categorie trascendentali che di trascendentale hanno ben poco”. Nel finale accenni al Partito Democratico e ad un ritorno al popolarismo (osannato da Bianco) che De Mita definisce “patetico”. “Il Partito Democratico si farà e nel modo peggiore… minando seriamente gli equilibri politici”. E agli avanguardisti del partito unico suggerisce: “Misuriamoci sulle questioni, a patto che abbiano la dignità della riflessione: collocazione internazionale (qualità della politica), laicità della politica (rapporto tra governo della vita e innovazioni scientifiche), fine della transizione (capire da dove partire per comprendere dove si sta andando)”. (di Marianna Morante)
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