Basket, Sidigas Avellino: occorre uno choc. Ma senza stravolgimenti

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Avellino – Come un anno fa. Lo stesso terribile incubo, quello di una macchina in corsa, lanciata a folle velocità contro un destino che appare sempre più inesorabile. L’11 gennaio del 2014 eravamo a riportarvi le dichiarazioni di coach Frank Vitucci successivamente alla disfatta del PalaBigi di Reggio Emilia (cui avrebbe poi fatto seguito la gara sciagurata di Pesaro…).

“Indifendibili”, “…gara imbarazzante”, “…occorre uno choc”. Scene e parole che pensavamo di aver lasciato alle spalle per sempre. Perché se quella passata, era stata una stagione nata sbagliata e proseguita pure peggio, quella presente almeno doveva essere la stagione della riscossa, del perdono, la stagione che avrebbe ripagato i tifosi delle sofferenze patite con le sconfitte contro l’ultima della classe Pesaro, delle grane interne allo spogliatoio, delle parole dette e non dette.
Invece. Invece, tutto fatalmente è ancora lì, come sospeso in una sorta di limbo. E’ pur vero che, a differenza di 12 mesi fa, la Sidigas Avellino oggi ha in mano il biglietto per le Final Eight di Coppa Italia, è pur vero che Avellino ritorna dunque a giocarsi la competizione tricolore dopo due anni di purgatorio, ma a voler essere pignoli e cattivi, occorre necessariamente dire che le vittorie sono le stesse dello scorso gennaio e che a Desio sarebbe dovuta andarci Bologna, non fosse stato per i due punti di penalizzazione che le V Nere si portano dietro dall’estate.

E poi l’ultima gara, quella persa contro Varese, a certificare questo stato di involuzione incalzante: Trasolini che, solo spalle a canestro, viene “invitato” dal pubblico a girarsi verso il ferro e tirare, le ataviche difficoltà ad attaccare a difesa schierata, il tiro da fuori che non va (perché semplicemente non c’è circolazione di palla atta a creare spazi per i tiratori), un Gaines da prendere a schiaffi, il quasi ammutinamento dell’ultimo quarto.

Detto ciò, non basteranno tagli o dimissioni (la scorsa stagione insegna…) per dare la svolta al campionato. Vitucci, che è il primo responsabile dell’andamento “no” dei biancoverdi, ha l’obbligo morale – hic et nunc – di motivare e risollevare i suoi uomini, il suo gruppo, perché se è vero che in campo scendono loro, gli atleti, e non il tecnico, è altrettanto vero che Vitucci ha messo il proprio marchio sull’attuale roster della Scandone, scegliendo i vari Gaines, Hanga, Anosike, Harper, Banks e rinunciando – nell’ordine – all’attuale terzo miglior marcatore di Spagna (Dean, ndr), all’attuale ottavo miglior rimbalzista e primo per falli subiti sempre in Liga ACB (Ivanov), al miglior tiratore della A2 Gold (Biligha). Ora più che mai, è il momento di fare (e agire da) squadra.

di Antonio Pirolo

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