L’approvazione dello Statuto della Provincia di Avellino rischia di slittare. Il Partito Democratico nell’incontro odierno ha sollevato più di una perplessità. Il lavoro svolto dalla commissione provinciale per lo Statuto presieduta da Caterina Lengua dunque potrebbe subire uno stop. A doverlo vagliare è l’assemblea dei sindaci, non è un mistero che qui in Irpinia la fetta più grande degli amministratori è di quel colore politico.
E nella riunione a via Tagliamento che ha visto la partecipazione di diversi primi cittadini, alla presenza dei consiglieri provinciali Caterina Lengua, Luigi Tuccia, Stefano Farina ed Enrico Montanaro e del segretario Carmine De Blasio sono state tirate in ballo più questioni. Mentre gran parte dei dipendenti dell’Ente sono in agitazione sul proprio futuro c’è chi come Luigi Tuccia fa notare che “la gestione all’interno dell’ente è in mano a pochi. Trovo decisamente singolare il fatto che il presidente Domenico Gambacorta di Forza Italia abbia effettuato assunzioni per il suo staff personale (tre persone) vincolato al mandato e bandito altrettanti concorsi (due) per dirigenti provenienti da altri enti, quando la legge Delrio prevede, a stretto giro un ridimensionamento dell’organico”.
Sull’impianto dello statuto Rosanna Repole, ex presidente dell’Ente e profonda conoscitrice della macchina amministrativa avrebbe innanzitutto gradito una maggiore condivisione durante il percorso che ha portato alla redazione dello statuto. “E’ fondamentale un incontro con i tecnici del Ministero agli Affari Generali e con il sindaco di Frigento, Luigi Famiglietti, che siede nella commissione parlamentare al ramo, per comprendere, anche a livello romano, qual è il tipo di Provincia che si immagina”. Il Pd sbarra la strada: c’è da discutere ancora. Lo Statuto così come concepito non va.
