Roma – I Governatori delle Regioni insorgono contro il Governo dopo la prima lettura della bozza della Legge di stabilità approvata ieri dal Cdm. Criticato aspramente il fatto che i tagli siano stati inflitti soprattutto a loro, lasciando magari poi la possibilità di aumentare tasse locali e tariffe. Non il miglior modo di creare consenso.
“Al taglio prospettato di 4 miliardi di euro – ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Piemonte Sergio Chiamparino – vanno sommati quelli decisi dai governi Monti e Letta pari a circa 1,750 miliardi. Si arriva così a 5,7 miliardi: tagli insostenibili. La manovra incrina il rapporto che dovrebbe essere di lealtà istituzionale e di pari dignità istituzionale tra enti dello Stato”. Abbiamo dato intesa sul Patto per la Salute e il Fondo sanitario: il Patto viene così meno. Il Governo fa delle legittime e condivisibili manovre di politica economica ma usando risorse che sono di altri enti. Piuttosto che aumentare l’Irap lascio l’incarico. Noi non vogliamo succhiare sangue al contribuente”. Concetto condiviso anche dalla governatrice dell’Umbria, Catiuscia Marini: “Non metterò tasse per conto di altri”. Sottoscrivono la protesta anche il governatore della Lombardia Roberto Maroni e il presidente della Campania, Stefano Caldoro: “Il Patto per la Salute non è a rischio, è pregiudicato. C’è un problema di affidabilità istituzionale”.
Sulla stessa linea, con scarsi distinguo, i presidenti delle altre regioni. Nicola Zingaretti, presidente del Lazio ha commentato: “E’ facile abbassare le tasse con i soldi degli altri. Le Regioni sono chiamate ora a condividere il raggiungimento di obiettivi di finanza pubblica dettati dall’Ue, a finanziare scelte che non abbiamo preso noi ma il governo”.
Chiamparino, insieme ai suoi colleghi, ha chiesto l’avvio di un confronto e la convocazione a Palazzo Chigi. E il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio gli risponde su Twitter dando la sua disponibilità. Ma stanotte già si sussurrava, nei palazzi di Roma, che il premier ha già fatto sapere che si tratterà per tutti di un prendere o lasciare. D’altro canto il ministro dell’Economia ha cercato di rassicurare sulle risorse. “Le preoccupazioni relative alle coperture previste nella legge di Stabilità – ha spiegato Padoan – sono senza fondamento. Le regioni aumenteranno il loro prelievo? Può darsi, ma c’è sempre un appostamento di risorse a fronte di un aumento del prelievo e poi saranno i cittadini a giudicare”.
. Durissima la contestazione del M5S. Barbara Lezzi scrive su facebook: “Il renzismo ha una strategia chiara: chi sta bene, starà sempre meglio e chi sta male, starà sempre peggio. Gli 80 euro restano un privilegio precluso a pensionati, redditi inferiori agli 8.000 euro, partite IVA e disoccupati. I 6.5 miliardi di decurtazione Irap saranno un vantaggio per le grandi imprese mentre le PMI ed i professionisti, il popolo delle partite IVA, avranno poco o nulla da guadagnare. Il M5S insisterà affinchè i 6.5 siano destinati all’abolizione totale dell’Irap per i professionisti e le piccole e medie imprese. Quindi, se proprio si deve fare altro debito pubblico per abbassare le tasse, che sia speso per l’ossatura del nostro Paese e non per banche, assicurazioni e grandi imprese”.
