L’analisi – Avellino, ora puoi specchiarti: tre motivi per sorridere

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Il posticipo del “Liberati” ha allungato la serie positiva dell’Avellino che, seppur sia stato costretto a deporre momentaneamente i sogni di vertice, ha inanellato due vittorie e tre pareggi in quella che può essere definita la regola dell’alternanza del post Cittadella. Ok il cammino è giusto verrebbe da dire: basta guardare la media inglese, la migliore assieme a quella di Perugia e Carpi, o più semplicemente un secondo posto che, anche se soltanto dopo un mese di campionato, vuol dire tanto in termini di convinzione e autostima. Dal 2-2 ottenuto con il coltello tra i denti a Terni emergono con forza tre fattori, o meglio una triplice conferma che fotografa l’attuale condizione della squadra di Rastelli.

Assetto camaleontico. L’Avellino ha sfidato la Ternana rispolverando in partenza quel 3-5-2 da cui il trainer di Torre del Greco non può prescindere quando ha a disposizione tutti gli interpreti per attuarlo nel migliore dei modi (su tutti Arini, tornato titolare a spese di Soumarè, che a sua volta aveva fatto propendere per il 4-3-1-2 contro il Livorno). Approccio tattico che ha pagato con almeno mezz’ora iniziale di discrete trame di gioco e personalità.
Il ritorno in campo di Visconti, entrato al posto di Vergara nella ripresa come anello di congiunzione tra la fase di possesso e non sulla sinistra, ha successivamente segnato il passaggio al 4-4-2 con il centrocampo a rombo. Una soluzione che ha consentito a Schiavon di alzarsi ulteriormente, portandosi a ridosso degli ultimi sedici metri. Non è un caso che da un suo tentativo di battuta a rete sia scaturito il penalty del 2-2 .

Abitudine alla rimonta. Dopo Latina e Livorno, un’altra vittima. A Terni non sono arrivati altri tre punti ma quel che ancora una volta ha colpito è la capacità dei lupi di stare sul pezzo nonostante il gap dello svantaggio. L’Avellino sembra essersi abbonato alla rimonta, sinonimo di carattere e maturità, quest’ultima evidente nel confronto con l’esperienza dello scorso campionato per stessa ammissione dell’allenatore. Incassare il colpo e poi reagire con veemenza è lo spirito di un gruppo combattivo il cui impatto sulla partita non è certamente dei più felici, ma la risposta alla lunga è micidiale.

Castaldo dipendenza. Nessuno come lui in queste sette partite. Sei marcature, la metà di rara bellezza, costituiscono l’industria del gol alla quale l’Avellino ha affidato il suo fatturato in termini di punti. Dagli undici metri, di testa, al volo e, ultima specialità in ordine di tempo, in spettacolare acrobazia. In attesa dell’esplosione di Comi e Arrighini e dell’apporto realizzativo del centrocampo, Rastelli si aggrappa alle prodezze del suo veterano al quale conferirebbe carta bianca in avanti anche con un piede solo. Una sana dipendenza dalle straordinarie doti di tecnica e carisma sfoderate da calciatore che, anziché il viale del tramonto, a 32 anni ha imboccato quello della seconda giovinezza. (@claudio_devito)

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