Avellino – Nulla di fatto all’assemblea dei sindaci dell’Ato Rifiuti. La plenaria delle fasce tricolori irpine convocata dal primo cittadino di Avellino Paolo Foti è stata rinviata – probabilmente entro fine mese – poiché all’appello mancava la convenzione del Comune di Domicella. Circa 90 (su 113) i sindaci e delegati presenti al Comune di Avellino stamane. L’appuntamento odierno ha rappresentato l’occasione per avviare un ragionamento sul futuro dell’Ato e dell’autonomia degli Sto, i Sistemi Territoriali Ottimali.
Unanimità è stata espressa sull’esigenza di dover redigere un piano industriale capace di rendere la struttura efficace ed efficiente e, soprattutto, che consenta l’abbattimento dei costi. Così il primo cittadino di Atripalda Paolo Spagnuolo: “La Regione Campania si è dimostrata ancora una volta inadempiente poiché non ha provveduto a commissariare il Comune che non ha sottoscritto la convenzione con l’Ato, bloccando di fatto i lavori odierni – ha detto – Al di là di quelli che saranno i nomi del futuro CdA dell’Ato, occorrere raggiungere un’intesa che consenta di ottimizzare i costi; inoltre come Ato Rifiuti dobbiamo preparare un serio piano industriale. Tutto questo perché i Comuni irpini sino ad oggi, prima con Asa e Cosmari e oggi con Irpiniambiente, sono stati costretti a sottoscrivere contratti per adesione, ovvero le società che gestivano e gestiscono il ciclo rifiuti predisponevano il piano e i Comuni lo adottavano senza emendarlo e senza pronunciarsi sui costi. In assenza di concorrenza, evidentemente, questo ha creato costi eccessivi”.
Così invece il neo sindaco di Ariano Irpino Mimmo Gambacorta: “Le questioni sul tavolo sono essenzialmente tre. Si parla di autosufficienza provinciale, ovvero della capacità di individuare gli impianti sul territorio per completare il ciclo. Poi ancora la diminuzione dei costi per il personale che sono complessi e vanno valutati oculatamente soprattutto in un momento in cui la provincia ha l’obbligo di raggiungere livelli efficienti di raccolta differenziata che può avvenire solo con un sistema porta a porta. Il terzo punto è riuscire a capire se è immaginabile un sistema di separazione tra la gestione dello smaltimento ovvero di chi gestisce gli impianti e di chi svolge invece il servizio di raccolta differenziata. Bisogna discutere con documenti alla mano e approfondendo i problemi”. Infine, Gambacorta auspica una discussione che sia la più larga e serena tra i vari partiti in campo: “Spero – ha chiosato – si superi questa contrapposizione tra le formazioni politiche poiché in un momento di crisi come è quello che stiamo vivendo non porterebbe a nulla di positivo”.
(di seguito le interviste a Mimmo Gambacorta e Paolo Spagnuolo)
