Europee, Arlacchi (Pd): “Mi batterò per i più deboli del Paese”

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Pino Arlacchi, europarlamentare uscente del Partito Democratico e candidato al Parlamento Europeo per il Sud. Sociologo, ex Vice-segretario generale ONU, è considerato una delle massime autorità mondiali in tema di sicurezza umana. Negli ultimi cinque anni al Pe, ha dedicato larga parte della sua attività parlamentare a conoscere da vicino le realtà del Mezzogiorno.

Professor Arlacchi, alla vigilia del rinnovo del Parlamento europeo, cosa dovremo aspettarci dalla prossima legislatura?
“Il progetto europeo deve evolversi. Dobbiamo cambiare la costruzione europea con l’obiettivo di una maggiore uguaglianza dei cittadini. Dobbiamo creare un’Europa più inclusiva, più democratica, più vicina alla gente. Un’Europa che riduca la disoccupazione, soprattutto quella giovanile. Un’Europa che non parli soltanto di austerità. Le elezioni del 25 maggio sono una scadenza fondamentale. Speriamo ci sia una svolta anche in direzione di una maggiore consapevolezza del ruolo che ha l’Italia. C’è il grande problema dell’euroscetticismo, ma occorre prendere questa circostanza anche come una sfida che dobbiamo saper rilanciare e che possiamo vincere. Il vero problema sono le riforme profonde che occorre avviare nell’Unione europea”.

In caso di rielezione, per cosa si batterà al Parlamento europeo?
“L’Europa è la più grande concentrazione di democrazia, economia e prosperità del pianeta. Deve però dare di più e soprattutto ridurre le disuguaglianze sociali interne. Mi batterò per continuare a rappresentare le parti più deboli del Paese, le popolazioni del Sud, il ceto medio che si sta impoverendo, gli interessi dei cittadini. Mi impegnerò inoltre affinché il programma europeo “Garanzia Giovani” sia massicciamente dotato di risorse. È un piano buono, ma con una dotazione di risorse che sinora è praticamente irrisoria: sono sei miliardi di euro in sei anni, per un continente di cinquecento milioni di persone, e per sette milioni di giovani disoccupati. Bisogna aumentarlo di almeno dieci volte perché abbia un vero impatto e perché riduca seriamente la disoccupazione giovanile in tutta Europa, ma particolarmente in Italia e nell’Italia del Sud”.

Professor Arlacchi, è possibile liberare il Sud dall’immagine distorta alimentata nel tempo da pregiudizi e luoghi comuni?
“Il Sud non è soltanto criminalità. Nel Mezzogiorno ci sono molte eccellenze, tanti amministratori onesti e capaci che ogni giorno, mettendo da parte ogni forma di vittimismo antistatale e di retorica campanilistica, mostrano nei fatti quanto la progettualità politica, la creatività intellettuale si possano tradurre in forme di buon governo. Sono esempi trainanti che devono contagiare quella fetta di Sud rimasta più indietro, soprattutto per incapacità dei propri dirigenti. Il miglior rimedio contro l’antipolitica dilagante è conquistare la fiducia delle comunità locali con l’onestà e la trasparenza, e con un uso efficace delle risorse comunitarie”.

L’Italia, rispetto alla media europea, è indietro sull’utilizzo dei fondi europei. In Campania e Puglia c’è stata una timida accelerazione, ma resta molto da fare in fatto di capacità di gestione dei fondi.
“Con la prossima programmazione dobbiamo invertire questa rotta. I fondi europei sono una grandissima risorsa, potrebbero risollevare non solo il Mezzogiorno, ma anche il PIL italiano. I Comuni hanno dimostrato di saper spendere meglio queste risorse. La mia proposta è quella di bypassare le Regioni lasciando loro soltanto la gestione di grandi progetti. Credo che la soluzione migliore sia quella di affidare la gestione ad associazioni di Comuni che intercettino direttamente i fondi europei, sempre dietro una necessaria verifica della qualità dei progetti e con tutte le garanzie che occorrono perché l’iter si svolga secondo parametri corretti. Sono i cittadini a pagare per primi se i fondi europei non vengono spesi o se sono spesi male”.

Cosa può fare concretamente l’Europa per i Comuni?
“L’Europa deve saper raccogliere la richiesta degli amministratori locali: c’è da correggere e definire meglio strumenti normativi che spesso si sono rivelati farraginosi o addirittura illusori per i Comuni, dagli “accordi di reciprocità” con la Regione al rispetto del patto di stabilità che spesso lega le mani agli enti locali, impedendo di trasformare spese correnti in spese di investimento e bloccando numerosi progetti. Il futuro dell’Europa passa dai Comuni”.

Concludendo la nostra intervista, cosa pensa di poter fare per l’Irpinia?
“L’Irpinia ha un’eccezionale patrimonio culturale, enogastronomico ed ambientale sui quali è necessario puntare. Pertanto dovendo individuare due priorità da portare in Europa ritengo si debba intervenire innanzitutto sulla piaga del cinipide (mosca cinese), che in provincia di Avellino ha causato il crollo della produzione delle castagne fino a punte del 90%, attraverso i fondi strutturali 2014-2020 e impedendo le trivellazioni petrolifere in Alta Irpinia. L’Irpinia è un sito strategico d’interesse nazionale visto i suoi bacini imbriferi e le falde acquifere che rischiano di essere irrimediabilmente intaccate a danno non solo dell’ecosistema ma anche dei cinque milioni di nostri concittadini meridionali che bevono acqua del rubinetto proveniente dalla verde Irpinia”.

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