Da “Il Biancoverde” n. 30 del 4/04/2014
Seguono l’Avellino da oltre vent’anni. Era il settembre del 1990 quando assistirono al primo match dei lupi. Si giocava Avellino – Barletta e gli irpini si imposero per tre reti ad una: “Eravamo in Tribuna Terminio – affermano i gemelli Alfonso e Francesco Marrazzo – e lo ricordiamo come se fosse ieri. Quella per l’Avellino, per noi, è una passione innata, una malattia. Nel senso buono della parola. Non perdiamo un evento del nostro amato lupo, anche a distanza. Da quando viviamo al Nord, difatti, la seguiamo in tv e fa male, non è la stessa cosa, ma appena scendiamo ad Avellino, nella nostra amata terra, è corsa al biglietto – ironizzano -.
La squadra biancoverde, in questo 2014, tra arbitraggi, cali fisici e tanta sfortuna – proseguono – è calata sia in classifica che nel modo di giocare. Alcuni punti – affermano i gemelli Marrazzo di comune accordo – sono sulla coscienza del mister, altri meno. Comunque siamo soddisfatti al 60%. Il gioco a tratti c’è, vedi i match di Latina, Varese e in casa con il Pescara. A Carpi, in casa contro il Lanciano e a Novara non ci sono piaciute le prestazioni di alcuni singoli”.
Dopo un girone di andata oltre le aspettative, i lupi sono in crisi di risultati ma non di identità: “I risultati del girone di andata sono andati oltre le previsioni, è vero, ma adesso dobbiamo pensare a salvarci e poi, fossi nella società, valorizzerei i giovani e farei giocare coloro che faranno parte del progetto anche nelle prossime stagioni”.
Sugli arbitri che continuano a penalizzare l’Avellino: “A noi non piace parlare degli arbitri e non crediamo alla malafede – precisano nella cordiale chiacchierata -. A velocità normale il rigore di Carpi poteva starci. L’episodio che crediamo faccia più male è quello di Varese dove siamo stati letteralmente scippati. Una squadra forte non cerca alibi, ma la società fa bene a farsi sentire”. Cosa dire del tecnico Rastelli: “Sul mister possiamo spendere solo parole buone. Dal punto di vista motivazionale è il top, mentre dal lato tecnico, siamo sinceri, qualche volta gli avremmo ‘tirato le orecchie’ per delle scelte scellerate. Specie nel ko contro il Lanciano. Inoltre, secondo noi, ha i paraocchi, cioè ha paura di fare affidamento su altri” – polemizzano i gemelli -.
Ma i lupi hanno un grande punto di forza: il pubblico: “La passione ad Avellino di certo non la scopriamo noi. Come numeri, colori e tifo siamo secondi solo al Napoli in Campania. Il pubblico biancoverde è davvero unico ed encomiabile.
Ora – concludono – pensiamo ad arrivare ai famosi 50 punti utili alla salvezza, poi, magari, penseremo a pronunciare quella vocale che fa tanto venire i brividi”.
di Anna Vecchione
