Solofra – Sono ore di sovraesposizione mediatica per la città di Solofra. L’inchiesta della Procura di Avellino per falso, abusi di vario titolo e concussione al Comune non ha mancato di suscitare reazioni in città. Ma sono stati davvero pochi i solofrani che stamane hanno reagito con stupore e meraviglia di fronte alla lettura dei quotidiani anche se il quadro accusatorio è di quelli pesanti, così come la mole dei soggetti destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini (ben 122) e dei capi d’imputazione (128). Numeri che richiederebbero in sede di udienza preliminare aule ben più capienti di quelle attualmente in dotazione presso il Tribunale di piazza De Marsico ad Avellino. Il provvedimento è un vero e proprio atto d’accusa contro la classe dirigente che ha governato a Palazzo Orsini dal 2008 al 2012. Un segmento di storia assai complesso nella città della concia su cui oggi si vuole e si deve fare chiarezza. Roba da Santa Inquisizione? Nulla di più sbagliato. Solofra e i solofrani per troppo tempo hanno avvertito un senso di vuoto rispetto a quanto stava accadendo in una città che sembrava essere troppo legata agli interessi dei singoli piuttosto che al bene collettivo. Siamo solo al primo capitolo di un percorso che si preannuncia tortuoso e sul quale, ora più che mai, bisogna unicamente porre fiducia nell’operato dell’azione della Magistratura.
L’INCHIESTA. Tra i vari capi d’accusa, politici, dirigenti comunali e privati cittadini saranno chiamati dalla Procura di Avellino a chiarire su presunte pressioni ricevute dai gestori di un supermercato che avrebbero ottenuto il via libera all’apertura in cambio di sei assunzioni. Ma altri posti di lavoro sarebbero stati pretesi dal Comune di Solofra per la concessione dell’apertura domenicale dello stesso esercizio commerciale. Ma a Palazzo Orsini, secondo gli organi inquirenti, si sarebbero succedute una serie di illeciti che vanno dallo ‘smarrimento’ delle multe alla devastazione del territorio, fino all’assunzione – per così dire assai disinvolta – di personale. Tra le varie, il Comune avrebbe conferito un incarico per una pratica del 2010 ad un legale che si sarebbe iscritto all’ordine solo 2 anni dopo. E spunterebbero pure fatture gonfiate nell’ambito delle celebrazioni per il trentennale del sisma del 1980.
AL VIA LE DEPOSIZIONI. Il provvedimento di chiusura delle indagini prevede, dopo le notifiche, la possibilità per le persone indagate di presentare, entro 20 giorni, delle memorie difensive. Il pm Antonella Salvatore, che con il procuratore capo Rosario Cantelmo sta coordinando le indagini, ha già calendarizzato le audizioni dei soggetti interessati dai provvedimenti (ovviamente per quanti ne faranno richiesta) che partiranno presumibilmente da inizio maggio per protrarsi fino a fine giugno. Quindi il magistrato procederà, dopo la valutazione, alla richiesta di rinvio a giudizio.
Bisognerà, comunque, aspettare le richieste di rinvio a giudizio per valutare il grado di coinvolgimento degli attuali e degli ex amministratori comunali indagati. Ma comunque questa nuova inchiesta che si abbatte ancora una volta su Palazzo Orsini, dopo quella del “Sexgate” dell’ottobre del 2011 e quella relativa alla vicenda delle cooperative “Fratta” ed “Orchidea” e delle presunte lottizzazioni abusive in località Sant’Andrea Apostolo, sicuramente riproporrà le ormai note critiche e osservazioni, sollevate da più parti della cittadinanza, sull’opportunità (ovvero sulla necessità) di adottare un netto cambio di rotta rispetto a quanto visto sinora. In questo senso, ci penserà la Procura a fare chiarezza: lo deve, in primo luogo, ai solofrani che hanno reso la cittadina della concia – ormai decenni fa – una eccellenza del Mezzogiorno d’Italia.
