Troppo invadenti con i nipotini. Mamma denuncia nonni stalker

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«HANNO chiesto al tribunale di prendersi la bambina, di toglierci la patria potestà. È il pubblico ministero che ha parlato di stalking, non noi. Siamo solo una famiglia che vuole ritrovare la serenità». È molto provata Silvana (il nome è di fantasia), la giovane madre dei due bimbi che ha deciso di denunciare i genitori per «le molestie». A rincuorarla accanto a lei è l’avvocato Duccio Cerfogli, che l’ha seguita in questi anni difficili. Signora, qual è stato il momento in cui il rapporto con i suoi genitori si è incrinato? «Come tutti i genitori noi avevamo considerato i nonni una risorsa preziosa nella crescita della bimba. C’era molta collaborazione da parte di entrambi all’inizio, fino a quando è andata a scuola materna. Dopo è scattato qualcosa, mi hanno reputato non più in grado di crescere una figlia, non hanno sostenuto il distacco dalle materne alle elementari ed è sembrato quasi che volessero invertire i ruoli». Arrivare all’accusa di stalking però non le sembra esagerato? «Ma guardi che è il pubblico ministero che ha formulato l’accusa e il rinvio a giudizio nel novembre 2012 testimonia che l’accusa era fondata, anche sulla base di quello che era successo negli anni precedenti. Non si sono fermati neanche di fronte al decreto del tribunale dei minori che prescriveva che la bimba doveva stare con i genitori e non vedere i nonni». In cosa consisteva questo stalking? «Noi abitavamo a Sassuolo nella stessa via, uno di fronte all’altro. Loro si presentavano improvvisamente in casa mia, suonavano il citofono a qualsiasi ora del giorno e della notte, ci aspettavano sotto casa, e anche fuori dal supermercato quando andavamo a fare la spesa. Si recavano sui posti di lavoro di me e mio marito per screditarci agli occhi dei colleghi, senza contare le telefonate con cui hanno continuato a tempestarci e le visite a scuola per parlare con il dirigente scolastico. Sono arrivati addirittura a contattare il pediatra». Però si possono anche capire dei nonni che disperati vogliono rivedere i nipotini. «Ma loro non volevano solo vedere i nipotini, volevano portarmeli via, si sono rivolti ai servizi sociali e al tribunale dove è depositata la richiesta di toglierci la patria potestà e mia madre sarebbe arrivata fino alla Cassazione per farlo. Me lo ha anche urlato alla finestra e io ho i filmati». A un certo punto lei ha deciso di trasferirsi. «E cosa avrei potuto fare. Perfino durante il trasloco loro hanno seguito i camion per capire dove saremmo dovuti andare ad abitare». Si parla anche di una tentata manomissione dell’auto. «Una mia collega testimone al processo ha visto mio padre che aveva aperto il cofano della macchina e che ‘trafficava’ sull’auto mentre era parcheggiata davanti all’asilo». Perché il giorno del terremoto nel maggio 2012 i nonni non hanno potuto vedere la bimba e verificare direttamente la situazione della nipote a scuola? «Quel giorno la situazione era critica per ovvie ragioni, i bimbi erano suddivisi in gruppi in vari punti dell’asilo, sarebbe stato problematico cercarla. La dirigente scolastica comunque ha garantito loro che mia figlia non correva alcun pericolo». Non c’è modo di uscire dalla vicenda giudiziaria e provare a riconciliarvi? «Il nostro desiderio è vivere serenamente con i nostri figli. Tutto qui, anche se non ci riusciamo ancora».quotidiano.net

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