Botulino nella zuppa, 30enne di Padova in fin di vita

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Un 33enne di Padova in bilico tra la vita e la morte per aver mangiato una zuppa precotta durante la pausa pranzo. E’ successo lo scorso 19 marzo quando l’uomo ha accusato fitte allo stomaco e dolori lancinanti. Ricoverato d’urgenza, gli è stata diagnosticata un’intossicazione da botulino. E’ subito scattata l’allerta alimentare. Ad intervenire anche il ministero della Salute. A renderlo noto l’Usl 15 Alta Padovana. La causa del malore, secondo i primi accertamenti, deriverebbe dalla contaminazione di una confezione di minestrone precotto, contenuto in una ciotola di plastica, con il marchio “Terra&Vita” prodotta dalla società “Zerbinati” per conto di “Buonaterra”. La tossina botulinica di tipo B, chiarisce l’ente sanitario di Alessandria, dove ha sede lo stabilimento di produzione, è stata riscontrata sui residui del minestrone consumato dall’uomo dai laboratori dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, a Legnaro. Il paziente sabato è stato trattato con siero antibotulinico ed è attualmente ricoverato in condizioni critiche. LA REPLICA DELL’AZIENDA – Nella giornata di ieri sono state immediatamente eseguite da Ispettori Asl una serie di prelievi a campione su tutto il prodotto presente nei magazzini per dimostrare l’assoluta genuinità e sicurezza dei nostri prodotti. Le approfondite ispezioni della ASL di Alessandria non hanno riscontrato alcun problema o presenza di non conformità sull’intero processo produttivo e hanno inoltre accertato la sua validità per quanto concerne il rispetto degli standard di sicurezza alimentare, confermata anche dalla certificazione internazionale IFS, uno degli standard relativi alla sicurezza alimentare riconosciuto dal Global Food Safety Initiative (GFSI), di cui l’Azienda è dotata dal 2007. Per tale motivo la stessa ASL non ha ritenuto di emanare alcun provvedimento di sospensione della nostra attività. Nel rispetto e nell’attesa dei risultati definitivi sui controlli effettuati, l’Azienda si permette pertanto di ipotizzare che il prodotto sia uscito sano e sicuro dal suo stabilimento e che la presenza di tossina botulinica riscontrata nel residuo del prodotto si possa imputare a fattori estranei al ciclo produttivo o di confezionamento, quale ad esempio una errata modalità di conservazione o di gestione del prodotto. Tutte le fasi di produzione mirano ad abbattere la presenza di botulino, come dimostrato dai rilievi analitici eseguiti sui prodotti. Il trattamento termico ed il mantenimento costante della catena del freddo rappresentano una garanzia fondamentale per abbattere il rischio di formazione della tossina botulinica. Il corretto mantenimento della catena del freddo e la corretta conservazione in frigorifero impediscono la proliferazione batterica e lo sviluppo della tossina botulinica.

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