Piano Sociale di Zona A4, tutti i punti oscuri di una convenzione

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Sotto la lente di ingradimento la convenzione stipulata dai sindaci del Piano sociale di zona A4. Ma allo stato di fatto i rilievi non sono pochi. Con ogni probabilità anche questo tentativo andrà a vuoto. La Regione è pronta a mettere in discussione l’intero impianto. Una triste vicenda, legata alla parte politica, e non a quella dei servizi. Si litiga su come e chi far gestire. Allo stato, purtroppo, si registra ancora il netto ostruzionismo dei sindaci dell’ex Consorzio A4 che cercano attraverso strategie variabili assolutamente non in linea e vietate dalla vigente normativa, quali il mantenimento in vita dell’ex Consorzio A4 attraverso l’attribuzione al commissario liquidatore che, guarda caso, è proprio il Direttore dell’ex Consorzio, di competenze e ruoli assolutamente vietati ed attribuiti dalla norma in via esclusiva al nuovo ambito A04. In particolare sembrerebbe che alcuni Sindaci abbiano espresso la volontà di delegare proprio il dottore Raffaele D’Elia al proseguimento dei servizi essenziali per i 15 Comuni dell’ex Consorzio, facendo intuire che lo stesso sarà poi nominato vice Coordinatore.

Una figura inutile che si andrebbe ad aggiungere al coordinatore, ruolo che fino ad oggi è stato espletato da un funzionario del Comune capofila, coadiuvato da dipendenti dell’ente capofila, e già con una esperienza conclamata. La convenzione approvata dai sindaci prevede, o meglio tende, ad individuare il vice coordinatore all’esterno. Una scelta per proteggere interessi di parte che ovviamente non coincidono con quelli degli utenti che hanno l’interesse ad evitare il drenaggio di risorse pubbliche a scapito di servizi essenziali e il rientro della spesa sanitaria. Ci sarebbero delle spese maggiori per la gestione, che verrebbero detratte sui servizi da offrire alla popolazione in difficoltà.
Proprio sui cosiddetti “servizi essenziali” si gioca la partita. Alcuni sindaci, con la scusa di garantire i “servizi essenziali” intendono far passare il concetto di prorogatio, lasciando di fatto tutto come prima, stessi soggetti, stessi interlocutori, stesse cooperative, stesse associazioni con l’unica differenza di aver fatto finta di adeguarsi alla norma regionale.

La ratio della normativa regionale vigente è, invece, il controllo incrociato per evitare il drenaggio di risorse pubbliche ed in particolare prevede che: – L’Ufficio di Piano si avvalga della seguente dotazione organica : un coordinatore, un referente amministrativo contabile, un esperto di programmazione sociale e sociosanitaria, esperto di programmazione fondi europei, referente per la comunicazione, monitoraggio e valutazione del sistema informativo. La Regione Campania stabilisce con la circolare 860236/2012 che “…il coordinatore deve essereun dirigente o funzionario del comune capofila … per le restanti figure si raccomanda di dare prorità al personale interno del comune capofila o distaccato da altri comuni dell’Ambito…qualora tra i comuni dell’ambito non fossero rinvenibili tutte le professionalità necessarie …potrà essere impiegato personale esterno, in misura che non potrà superare, insieme al personale interno valorizzato, il 10% del FUA..”;
– Non è possibile inventarsi requisiti solo per favorire l’ingresso di esterni, es. esperienza quinquennale nel settore, perché ogni dipendente nella PA ha i requisiti, indipendentemente dal settore a cui è destinato (ovviamente se i comuni avevano delegato le funzioni sociali al consorzio nessuno se ne è occupato, ma questo non significa che nessuno possa occuparsene). Ogni tentativo di elusione della legge sarebbe denunciato dalla corte dei conti;
– I servizi essenziali sono solo i cosiddetti LEA socio-sanitari e devono essere programmati ed avviati dal nuovo ambito (circolare 957445/2012 Regione Campania);
– L’ex Consorzio è in liquidazione e il commissario liquidatore non può svolgere alcuna funzione in merito ad eventuali proroghe dei LEA. La proroga può essere fatta solo dal nuovo Ambito mediante le risorse della compartecipazione comunale nei termini di dodicesimi corrispondenti alle mensilità per cui viene effettuata la proroga (circ. Regione Campania 957445/2012);
– La responsabilità sul mancato scioglimento del Consorzio entro il 30.06.2013 è in capo ai comuni aderenti allo stesso (circ. regione Campania 207189/2013);
– le modalità per l’individuazione delle risorse umane da mettere a disposizione del nuovo ufficio di piano sono dettate dalla regione Campania (circolare 207189/2013).

Ogni tentativo dei Sindaci dell’ex consorzio di individuare responsabilità ad altri soggetti sono prive di fondamento poiché le responsabilità sono ascrivibili solo alla gestione personalistica del sociale da parte degli stessi comuni aderenti all’ex consorzio che non hanno nei termini di legge (30.06.2013) provveduto ad approvare gli atti necessari. Ed oggi dopo sei mesi da quella fatidica data non è riuscita ancora a mettere fine a questa storia. Un primato in negativo, unico si può dire nel contesto della Regione Campania. Con Stefano Caldoro o chi per esso che continua ad aspettare (chissà chi e cosa) invece di commissariare…una situazione al limite del paradosso.

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