Via libera a Ddl Province: niente voto in primavera

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L’assemblea di Montecitorio ha approvato il disegno di legge sulle Province e le città metropolitane con 277 voti favorevoli 11 contrari (Sel). Non hanno partecipato alla votazione in segno di protesta la Lega Nord, Forza Italia e il Movimento 5 Stelle. Quando i deputati sono rientrati in aula sono stati accolti da un lungo applauso ironico dei colleghi del centrosinistra. “Domani il Governo e il parlamento diranno che hanno abolito le province, ma la verità e che non solo sono state mantenute, ma è stato fatto un gran pasticcio che ci preoccupa. Perchè con questo pasticcio sono a rischio servizi essenziali per i cittadini”. Lo afferma Antonio Saitta, presidente dell’Unione delle Province commentando la votazione alla Camera dei Deputati del Disegno di Legge sulle Province e le Città metropolitane.

Intanto però, con il via libera della legge di Stabilità che lunedì sarà votata dal Senato, 52 Province saranno immediatamente commissariate: alcune si fonderanno nelle aree metropolitane, altre invece spariranno. Quando in primavera scadranno i mandati, non si tornerà alle urne. A queste vanno ad aggiungersi altre venti Province già commissariate dall’ex premier Mario Monti nel 2012. Il ddl Delrio abolisce il rinnovo dei consigli e l’elezione diretta dei presidenti già a maggio del prossimo anno. In attesa di essere cancellate dalla Costituzione, le nuove Province diventeranno enti di secondo grado con il presidente nominato dall’assemblea dei sindaci. Non solo. Il disegno di legge dà un taglio netto alle indennità: niente assessori con lo stipendio e addio gettoni di presenza. C’è, infine, una norma che riconosce la specificità montana di Belluno, alla pari di Sondrio, Verbano-Cusio-Ossola, ma anche in questi tre casi i presidenti verranno designati dall’assemblea dei sindaci e non dai cittadini nel segreto dell’urna. “È un provvedimento porcata che affida 17 città metropolitane ai sindaci del Pd”, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Proprio alla Camera è scoppiata una durissima polemica sulla norma della legge di Stabilità che blocca le elezioni per il rinnovo dei consigli provinciali in scadenza nel 2014. La norma è stata inserita nella manovra proprio in previsione dell’approvazione della riforma Delrio che sancirà, appunto, la fine delle assemblee elettive delle province.

In base alla legge di Stabilità sono 52 le Province a saltare subito a maggio. Quattro sono in Piemonte: Alessandria, Cuneo, Novara, Torino e Verbano-Cusio-Ossola. In Lombardia, invece, sono sette: Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Milano, Monza-Brianza e Sondrio. In Emilia Romagna otto: Piacenza, Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Reggio Emilia e Rimini. Tre i consigli commissariati in Veneto: Padova, Venezia, Verona e Rovigo. Uno solo in Liguria: Savona. In Toscana sono otto le province a saltare: Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. Nelle Marche saranno commissariate Ascoli Piceno, Fermo, Pesaro e Urbino. In Abruzzo via Chieti, Teramo e Pescara, mentre in Umbria decadono Perugia e Terni. In Puglia saltano Bari e Barletta-Andria-Trani, mentre in Calabria decadono Cosenza e Crotone. E ancora: Isernia nel Molise, Lecce in Puglia, Matera e Potenza in Basilcata. Tutte vie. In Campania tocca alle province di Napoli e Salerno.
Alle Province depennate da Letta si aggiungono quelle commissariate da Monti nel 2012 (Ancona, Asti, Belluno, Biella, Brindisi, Como, Genova, La Spezia, Roma, Vibo Valentia, Vicenza) e quelle commissariate dal 2013 (Avellino, Benevento, Catanzaro, Foggia, Frosinone, Massa Carrara, Rieti, Taranto e Varese).

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