Il dissesto idrogeologico rappresenta in Italia (da nord a sud), un problema di rilevanza, che ha provocato, negli ultimi vent’anni, migliaia di vittime, danni agli insediamenti umani e alle attività produttive. Le lista di eventi drammatici, legati ad alluvioni, esondazioni, frane, dimostra l’estrema fragilità del territorio dal punto di vista idrogeologico e l’assenza di una politica di governo del territorio. La principale causa deriva dalle azioni dell’uomo, attraverso lo sfruttamento smisurato e senza programmazione. L’abusivismo edilizio, il disboscamento, l’occupazione di aree di pertinenza fluviale, la mancanza di manutenzione dei corsi d’acqua, gravano il dissesto, come l’urbanizzazione diffusa e caotica. L’anniversario dell’evento franoso di Cervinara del 1999 deve essere l’occasione per studiosi, amministratori, comunità per ricordare non solo l’evento drammatico con i lutti e le distruzioni, ma anche l’impegno maggiore nella conoscenza del fenomeno franoso e idraulico e nello sviluppo di nuovi strumenti tecnici per la riduzione del rischio. Il conflitto tra l’uomo e la natura – come ha scritto l’arch. Aldo Loris Rossi – ha raggiunto un livello preoccupante. Di ambiente e territorio ci si preoccupi solo per rimediare alle scelte sbagliate. Bisogna, invece, agire esattamente al contrario: come prima cosa, valutare ciò che occorre fare (o, moltissime volte, non fare). È necessario cambiare rotta. Il rispetto del territorio, la mappatura dei boschi, il monitoraggio e la difesa dei luoghi, il risanamento dei fiumi, bonifica di opifici con coperture di amianto, recupero di territori incolti, abbandonati, sono elementi necessari per pensare il territorio in maniera corretta e rispettosa. Dalla salvaguardia del territorio, dalla sua forestazione e riforestazione e con un piano di opere pubbliche di vera utilità sociale (messa in sicurezza del territorio, recupero dei centri urbani) si crea nuovo lavoro e, nello stesso tempo si stabilisce un equilibrio naturale per la sicurezza delle popolazioni. È importante un armonioso rapporto tra uomo e natura, mettendo fine allo sfruttamento del suolo e del sottosuolo per puro profitto.
Così Luca Servodio, segretario provinciale dei Comunisti Italiani
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