Calato il sipario sull’ipotesi del dissesto si apre un nuovo dilemma tra i banchi della minoranza: perché due assessori competenti e dall’alto profilo tecnico si sono dimessi? Se realmente non c’erano le condizioni neanche per dichiarare lo stato di pre-dissesto perché mai Manzo e Ricci ritenevano fosse l’unica soluzione possibile per il bene della città?
Secondo il consigliere Dino Preziosi, il Piano per obiettivi proposto dall’assessore Spagnuolo non è altro che un dissesto camuffato in grado di produrre esclusivamente effetti negativi sui cittadini: “Si alzano al massimo le aliquote fiscali, si riducono le indennità accessorie, ciò che manca sono i vantaggi che porta il dissesto, quale, lo stop agli interessi, la mobilità del personale, e la possibilità di utilizzare il ricavato della vendita degli immobili non in conto capitali, ma per far fronte alle obbligazioni verso terzi”.
Anche Giancarlo Giordano guarda alla strategia dell’esecutivo come un dissesto mascherato, una formula definita dall’ex assessore Manzo “in house”. “Ma perché mai dovrei fidarmi della Spagnuolo e non di Ricci – chiede il consigliere di Sel – Lo scarto tra i due è politico e non tecnico. Quello che Ricci non aveva calcolato era che per portare avanti un progetto ambizioso come quello del Piano Strategico aveva bisogno di essere sostenuto politicamente”.
Alberto Bilotta è convinto che dietro le dimissioni si sia consumata una partita politica: “Abbiamo una massa debitoria elevata, ma se non ci sono state anticipazioni di cassa, i servizi sono stati erogati e gli stipendi sono stati versati, ma perché si è arrivato a parlare di dissesto a tal punto che due assessori si sono dimessi? Forse si trattava di dissesto politico e amministrativo e non finanziario?”
Per Enza Ambrosone adesso si aprirà una battaglia tutta interna alla coalizione del sindaco. “Manzo e Ricci hanno posto un aut aut che non è condivisibile e che alla fine ha portato alle loro dimissioni. Questa scelta sarà causa di una disputa politica tra i consiglieri di maggioranza”. Il capogruppo dell’Udc accende palesemente un faro su un dato evidente, ovvero il malcontento diffuso tra alcuni consiglieri che da tempo fremono per un posto in giunta, per lo più amministratori che non sono nuovi al parlamentino municipale. Ma un loro eventuale incarico comporterebbe una contraddizione di fondo da parte di Foti, soprattutto alla luce delle sue ultime dichiarazioni.
Il primo cittadino nella sua relazione ha infatti rotto col passato usando parole forti contro le amministrazioni che si sono avvicendate negli ultimi 30 anni, causa del malcostume e della malapolitica. Parole queste che non sono piaciute all’opposizione che ha invitato a fare un distinguo tra persone e comportamenti.
“In quest’aula sono sempre stati seduti sindaci della sua parte politica – accusa Giordano – e in questa sede c’ero anche io, come c’era Petitto, come c’era Festa, D’Avanzo e altri che siedono qui oggi. Ma c’è differenza tra i sindaci post-terremoto e Antonio Di Nunno, tra chi i debiti li ha fatti e chi li ha pagati”.
“Il sindaco dimentica che dal punto di vista elettorale determinanti sono stati i voti di Festa, D’Avanzo, Petitto, Negrone, Cucciniello, Genovese, Miro, Giacobbe e poi gli stessi sono additati come tutti i mali dell’ amministrazione –chiede Preziosi?”
Anche Gianluca Festa entra nel merito della questione, lui che dell’amministrazione Galasso è stato vice-sindaco: “Bisogna fare delle distinzioni tra chi in questi anni ha commesso degli errori e chi non ha colpe, ma anzi ha contribuito al bene di questa città. Invito il sindaco ad aprire un’indagine interna perché è giusto che i cittadini conoscano la verità su chi li ha delusi in questi ultimi 30 anni e perché ci sono delle opere incompiute”.
Ambrosone incalza e punta il dito contro la storia di Paolo Foti: “Lei ha fatto di tutta un’erba un fascio senza fare analisi critica. Ha dimenticato che dietro questi ultimi 30 anni c’è stata la mano di Nicola Mancino che l’ha anche sostenuta nella sua campagna elettorale?”.
Ma Foti si difende: “La mia storia politica è nota sicuramente a quest’aula, storia che volontariamente ho abbandonato nel 1992 per dedicarmi alla mia famiglia e al il mio lavoro, ma mai ho rinnegato di essere appartenuto alla democrazia cristiana. Adesso non parlo come semplice cittadino ma come chi riveste un ruolo istituzionale per volontà dei cittadini”. di Rosa Iandiorio
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