Solofra, commercio e distretto: la nota di D’Urso

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Solofra – Così in una nota il consigliere di opposizione al comune di Solofra Antonio D’Urso: “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi”. Il celeberrimo aforisma di Albert Einstein si applica bene alla realtà solofrana. La crisi economica che stiamo vivendo deve indurci ad operare due ordini di considerazioni. Innanzitutto la concia non può più essere l’unico motore della nostra economia. Occorre guardarsi attorno ed incominciare a considerare la necessità di aprire il distretto ad altre attività. A cominciare dallo smaltimento dei rifiuti prodotti dalle aziende del distretto. La seconda valutazione riguarda il commercio, gli esercizi di vicinato. Se per l’industria si tratta di intervenire con progetti di ampio respiro dai tempi di esecuzione più lunghi, prima o poi bisognerà però mettere sul tavolo la questione, per il commercio la strada potrebbe forse essere più agevole. Entro la fine del mese di ottobre dovremmo ritornare in consiglio comunale per ragionare di conti e di bilancio. Ritengo in quest’ottica prioritario che il Comune preveda una tassazione di favore per gli esercizi commerciali. Occorre mettere in condizione la nostra città di attrarre nuovi investimenti. Si potrebbe quindi incominciare a ragionare del taglio della tarsu come pure di tutti quegli oneri, riconducibili al comune, e riguardanti il settore commercio. La piccola bottega rappresenta, del resto, un ammortizzatore sociale improprio perché qui si sviluppa quel clima di dialogo e comprensione delle necessità del cliente che potrebbe non ritrovarsi nella grande distribuzione e consentire agli esercizi di vicinato, con una tassazione agevolata, di restare aperti anche a dispetto della crisi rappresenta una mano tesa alle famiglie. E’ necessario però intervenire. Il quadro fatto da Confesercenti a livello nazionale fa rabbrividire: nei primi otto mesi del 2013 hanno chiuso i battenti 50mila imprese. A fine anno, però Confesercenti teme di perdere oltre 90mila posti di lavoro”.

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