La ricetta del Rettore Massimo Marrelli contro i reati finanziari

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Avellino – Lezione magistrale presso il Tribunale di Avellino del Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Massimo Marrelli, intellettuale tra i più illustri del panorama culturale nazionale in materia di scienze delle finanze e di diritto finanziario. Al centro del seminario l’evasione fiscale, la giustizia italiana e le società off-shore.
Il Prof. Marrelli ha esaminato le cause principali che conducono il libero professionista italiano a depositare i propri capitali nei paradisi fiscali. “La decisione di evadere da parte di un evasore è una decisione che gli economisti chiamano di incertezza, perché ci sono probabilità che io venga scoperto e probabilità che non lo sia. Come tutte le condizioni di incertezza dipende molto dalla mia propensione a rischiare, la propensione a rischiare dipende dalla probabilità di essere scoperti e dalla penalità monetaria o detentiva a cui si va incontro”.
Secondo i dati ufficiali la probabilità di essere sottoposto ad accertamenti in Italia è inferiore di gran lunga all’un per cento e questo è uno dei motivi alla base dell’evasione. “Se la probabilità di essere indagato è molto bassa – spiega il Rettore – se non avessi remore morali e fossi un consulente direi evadi. Un altro problema risiede nell’interpretazione della legge, che resta ambigua. Infatti nel 48 per cento dei casi in un contenzioso tra l’Agenzia delle Entrate ed un contribuente, vince il secondo”.
“Il problema sta in questi termini – continua – Se solo nell’un per cento dei casi si rischia di essere accertati e nel caso in cui si fosse pure sottoposto ad accertamenti si ha il 50 per cento delle possibilità di essere assolti, colui che ha la propensione a rischiare e un basso codice etico è per forza di cosa tentato ad evadere”.
In conclusione la soluzione individuata dal luminare sta in una chiara definizione della legge e nella risoluzione dell’agenda giudiziaria: “Bisogna arrivare ad una chiara definizione dei reati finanziari – conclude Marrelli – Perché se la Guardia di Finanza perde metà dei procedimenti a cui lavora è perché c’è un problema di chiarezza normativa. Inoltre se un processo dura 50 mesi il mio interesse ad evadere aumenta. Vanno riorganizzato gli Uffici dei Tribunali e in questo gli avvocati devono dare una manio”.

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