Torrente Solofrana, sigilli a linea trattamento fanghi di Mercato

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Mercato S. Severino – Il torrente Solofrana finisce ancora una volta alla ribalta della cronaca. Sotto accusa, questa volta, i miasmi che promanano dall’affluente dell’inquinatissimo fiume Sarno nel suo scorrere lungo gli argini che portano all’impianto di depurazione di Costa a Mercato San Severino.
Dopo gli esposti presentati negli ultimi giorni alle procure di Avellino e Salerno, oggi i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, agli ordini del Capitano Giuseppe Ambrosone, unitamente a quelli della locale Stazione, a Mercato San Severino, hanno apposto i sigilli di sequestro ad una intera linea di trattamento dei fanghi di depurazione interessante un’area di superficie complessiva di circa 10.000 mq, nell’ambito del depuratore consortile delle acque reflue urbane di Mercato, nel quale vengono convogliati gli scarichi dei comuni irpini di Solofra, Montoro Superiore e Inferiore e Forino, oltre che i reflui industriali del distretto della concia.

L’attività di polizia giudiziaria eseguita dai Carabinieri è stata effettuata anche a seguito di numerose segnalazioni per la presenza di esalazioni maleodoranti e molestie olfattive patite dagli abitanti della zona.

Nel corso del sopralluogo effettuato dai Carabinieri dello speciale reparto a Tutela dell’Ambiente è emerso che la linea di trattamento dei fanghi di depurazione, che interessa un’area circa 10.000 mq, costituita da diversi manufatti ed impianti quali un preispessimento dei fanghi per gravità e flottazione, digestione anaerobica, postispessimento e disidratazione meccanica con tre filtropresse a piastre ed un impianto mobile di disidratazione fanghi, era in attività senza che la società di gestione dell’impianto fosse in possesso della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera.

A seguito delle risultanze del sopralluogo e dell’accertamento documentale, i Carabinieri del NOE hanno proceduto al sequestro preventivo dell’intera linea di trattamento dei fanghi di depurazione; è stata però concessa la facoltà d’utilizzo della linea al fine di non pregiudicare l’intero processo depurativo in atto. Per la violazione penale dell’art.279 del D.Lgs 152/2006 (Codice dell’Ambiente), il legale rappresentante della società di gestione dell’impianto di depurazione è stato deferito in stato di libertà ai magistrati della sezione reati ambientali della Procura della Repubblica del Tribunale di Salerno per aver esercitato l’attività di trattamento dei fanghi di depurazione in assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera.

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