Alta Irpinia, Città dei Paesi. Un pensiero da tradurre in nuova pratica politica per Maria Grazia Valentino, giovane vice sindaco di Nusco, assessore alla Cultura, ex consigliere montano e donna dei Ds. Un’osservazione già messa in cantiere con alcuni progetti di grande come di piccola dimensione: modello su tutti, il gemellaggio Irpinia-Ungheria, tornato di recente sulla scena locale come esempio vincente di interculturalità volta alla valorizzazione sinergica dei territori.
Città dell’Alta Irpinia: da cosa nasce questa ‘possibilità’. Quali sono gli strumenti per farla diventare azione?
“Si tratta di un prototipo che si basa su una specifica necessità che dovrebbero avere le amministrazioni comunali: non pensare solo a progetti riferiti al proprio comune, ma sentire la forte esigenza di uscire dai campanili. Insomma: mettersi insieme. Mettere insieme il locale per dargli un migliore inquadramento nella dimensione globale”.
Dunque, spingere in direzione della valorizzazione sinergica dei piccoli comuni. Ma in che modo?
“Il Presidente della Repubblica è tornato più volte con l’Anci sulla questione. Ci sono tanti borghi che necessitano, per il rilancio, di una idea di sviluppo concertata da parte delle amministrazioni comunali dei centri con meno di 5 mila abitanti. E’ infatti impossibile, considerati i tagli che colpiscono sempre di più gli assessorati, in particolare alla Cultura e al Turismo, delle piccole realtà, guardare allo sviluppo del singolo centro. Se, invece, le amministrazioni si mettessero insieme e insieme concertassero iniziative più vaste, si riuscirebbe a portare avanti un unico progetto territoriale invece di tanti piccoli isolati”.
Irpinia e Ungheria sono di recente tornate a primeggiare nel panorama provinciale con un gemellaggio che vede protagoniste quattro amministrazioni comunali (Sant’Angelo dei Lombardi, Torella dei Lombardi, Nusco e Lioni), il Gal Ati-Verde Irpinia, l’associazione ungherese campana, il Consorzio dei servizi sociali Alta Irpinia. E’ questa la strada giusta?
“L’estate ricolma di solito di tante manifestazioni riempitive ma prive di reale contenuto. Così si sprecano risorse, già esigue, che invece potrebbero essere convogliate in direzione della valorizzazione di un ‘paese-territorio’. E’ questa la formula vincente. Al di là del luogo fisico dove poi viene a svolgersi l’evento. Come anche la gestione associata dei servizi comunali. Sicuramente, si tratta di metodi difficili da perseguire, soprattutto se ci si scontra con l’esistente delle singole realtà. Ma è indispensabile per i piccoli come per i grandi progetti: la prossima disponibilità dei fondi europei 2007-2013 necessita pure di questo ragionamento serio di sviluppo del territorio per avere una reale ricaduta economica”.
Le piccole realtà comunali insieme per un progetto di sviluppo: e gli altri Enti, che ruolo dovrebbero avere?
“Le Comunità montane, ad esempio, potrebbero svolgere un ruolo importante. Ma occorre ripensarle e capire oggi quale potrebbe essere il loro concreto impegno. Certo, si può dire che sono state svolte azioni di promozione territoriale importanti. Ma non basta se non vengono coinvolti tutti gli Enti competenti in un unico ‘progetto del territorio’. E se non si stabiliscono prima precise competenze. Punto di partenza, una lettura complessiva dello stesso e dei suoi bisogni. Punto di arrivo, un concreto tavolo di concertazione provinciale sulla cultura, proprio come quello pensato dall’assessore Eugenio Salvatore, che spero diventi presto realtà. Così la Provincia potrebbe elevarsi a cabina di regia e portare avanti un importante ruolo di coordinamento per migliorare e razionalizzare le scelte culturali. Così, cominceremo finalmente tutti a comunicare con lo stesso linguaggio”. (di Antonietta Miceli)
