Irisbus, a Roma vertice in chiaro-scuro: un altro anno di cassa

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Roma – La vertenza Irisbus torna nella Capitale. Il rappresentante del Ministero dello Sviluppo Economico Claudio De Vincentis avrebbe confermato, al tavolo odierno convocato al Mise, alla presenza dei sindacati, la volontà del Governo di ‘allungare’ la cassa integrazione al 2014 (è in scadenza a fine anno) che al netto di prepensionamenti ed esodati, potrebbe essere a questo punto circoscritta a poco più di 300 dipendenti.
Inoltre, dal tavolo sarebbe emersa l’ipotesi dell’esistenza di vari imprenditori (il più quotato è Pininfarina) del comparto trasporti ‘disponibili’ a rilevare le sorti della fabbrica in Valle Ufita. Ipotesi quest’ultima che non prevede però la presenza dell’imprenditore Cottone, la cui proposta è stata considerata dal governo ‘inadeguata’. Un nuovo vertice sarebbe stato programmato per la seconda metà di settembre.

Lo stabilimento Fiat-IrisiBus ha chiuso l’attività nel 2011 e con accordo sindacale di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl a partire dal 1 gennaio 2012 ha posto tutti i 654 lavoratori, allora in forza, in cassa integrazione straordinaria per cessazione attività fino al 31 dicembre 2013.

Sono circa 190 gli esodati dello stabilimento della Valle Ufita, una parte di questi, circa la metà sono usciti nel corso dei primi sei mesi, a questi si aggiungeranno i restanti entro la fine dell’anno. Considerando le uscite e le ricollocazioni già avvenute nel corso dei due anni è stimabile intorno alle 300-320 le persone che saranno in forza alla fine del 2013 che attendono una risposta occupazionale al piano di reindustrializzazione dell’area campana.

Dal punto di vista industriale, verificata in sede ministeriale l’impossibilità ad un piano dei trasporti nazionali in grado di dare garanzie di continuità alla produzione esistente, la task force del MiSE negli ultimi 2 anni aveva seriamente esaminato l’interessamento di un imprenditore intenzionato a portare nello stabilimento di Valle Ufita la produzione di motoveicoli con il marchio Lambretta. Salvo sorprese dell’ultim’ora, sembra anche questa un’ipotesi tramontata, per le difficoltà finanziarie della società gruppo che faceva capo all’operazione.

Così in una nota il segretario nazionale FIM-CISL Ferdinando Uliano: “Siamo seriamente preoccupati di quanto sta succedendo, le ipotesi industriali sul campo sembrano tutte sfumate. Nell’incontro di oggi al Ministero per lo Sviluppo Economico, ribadiremo al Governo la necessità di agire con maggior determinazione, valutando ogni possibilità industriale, che abbia un impatto positivo sul piano occupazionale. Nello stesso tempo riteniamo importante che vengano date tutte le assicurazioni da parte del Ministero e dell’azienda, per evitare i licenziamenti, utilizzando un’ulteriore periodo di ammortizzatori sociali finalizzati a trovare soluzioni positive per tutti I lavoratori. Al MiSE chiederemo di essere più coinvolti come organizzazioni sindacali e soprattutto definire una cadenza temporale più ravvicinata per le verifiche del processo di reindustrializzazione, evitando situazioni incomprensibili di mancanza di convocazione per oltre 6 mesi”.

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