Ci sono annate particolari che val la pena vivere fino in fondo per trasformarle in annate dal sapore speciale. E’ ciò che è capitato ad Antonio Casale, presidente dell’Eclanese, subentrato alla guida del club dopo quel maledetto 13 settembre che ha strappato ai colori gialloblu Ettore Sirignano. Dall’incertezza sulla partecipazione al campionato ad una salvezza stoica ed in mezzo tanta sofferenza, che tuttavia non ha mai scomposto più di tanto un uomo entrato in punta di piedi per adempiere ad un dovere morale. E così, quasi alle soglie della nuova stagione, l’artefice del rilancio di un’intera comunità sportiva racconta il miracolo gialloblu tra passato, presente e futuro.
IL DOLORE. “E’ stato un duro colpo per tutti, ci ha lasciato un uomo dai grandi valori”. Antonio Casale torna su quel maledetto giorno di metà settembre, proprio ad una manciata di giorni dall’esordio in campionato. Ettore Sirignano, suo predecessore ma soprattutto suo cognato, nonostante l’inesorabile avanzata della malattia, aveva messo in campo le sue forze residue perché la sua creatura continuasse a portare in alto il nome di Mirabella Eclano sul palcoscenico regionale. “Ettore si è sempre distinto per orgoglio e determinazione in tutto ciò che ha fatto – afferma Casale – Teneva molto all’Eclanese e aveva ottimi rapporti con tutti nel mondo del calcio. Gli attestati di solidarietà alla famiglia dopo la sua scomparsa ne sono stati la testimonianza. E’ stato portato via proprio in un momento importante per la sua carriera di dirigente sportivo (l’incarico presso la segreteria dell’Agropoli ndr). Gli abbiamo regalato una splendida salvezza lo scorso anno. Il suo ricordo ha dato a tutti la forza per credere nell’obiettivo finale”.
LA SALITA. Una società da salvare, la memoria di chi ha fatto grande l’Eclanese da onorare ed un senso di smarrimento da combattere. E’ il carico di responsabilità piombato all’improvviso sulle spalle dell’unica persona in grado in quel momento di garantire un futuro alla squadra. Arrivato dalla vicina Taurasi con qualche scetticismo di troppo, Casale ha faticato a rimettere insieme i cocci: “Bisognava ripartire da zero, ma l’unica cosa da fare in quel momento era rimboccarsi le maniche e affrontare il campionato con poco tempo a disposizione per riorganizzarsi”. L’arrivo di Gianni Montanile in panchina e di qualche calciatore hanno dato ossigeno alle speranze di una squadra che tuttavia col tempo si è rivelata incapace di reagire. “L’avvio fu tutto in salita – spiega il presidente – Riuscimmo a sbloccarci con l’Atripalda, dove tra l’altro mio nipote Andrea segnò un gol fortemente cercato per dedicarlo al padre, ma non fummo in grado di dare seguito ad una vittoria così importante. Alla fine del girone d’andata l’ambiente era sfiduciato. Ero rimasto quasi da solo, ma decisi di andare avanti perché l’Eclanese poteva e doveva salvarsi”.
LA LIBERAZIONE. Vietato fermarsi, c’è in gioco una posta che va al di là del mero risultato sportivo. “Era troppo importante sotto il profilo sentimentale per me. La spinta emotiva ha giocato un ruolo fondamentale per continuare a lottare”. Prevale la tenacia del presidente coraggioso, premiato l’11 maggio con il pari nel derby play-out contro l’Atripalda che vale la salvezza. “E’ stata una sensazione indescrivibile – confessa Casale – A fine partita ci siamo abbracciati tutti e abbiamo festeggiato sotto la foto di Ettore Sirignano. La squadra mi ha portato in trionfo ed in quel momento ho capito davvero cosa avevamo ottenuto, non solo sul campo, ma anche sotto il profilo umano. In quel momento ho provato anche molto dispiacere per la retrocessione di una squadra amica. E’ stato un mix di sentimenti travolgente”.
L’ANNO CHE VERRA’. In vista della nuova stagione Antonio Casale ha in mente un’Eclanese ambiziosa, capace di raggiungere le zone nobili: “La società si sta riorganizzando. Gli amministratori locali mi hanno assicurato il loro sostegno con la speranza che le promesse vengano mantenute. Tutto ciò che facciamo come società è per il paese, per avvicinare i giovani e la gente allo sport. Vogliamo riportare il pubblico al Nuovo Lando D’Elia e agire per il sociale, perchè no nelle scuole. C’è bisogno dell’aiuto di tutti per fare dell’Eclanese una realtà punto di riferimento per per tutta l’Irpinia. Proprio in questo senso abbiamo raggiunto un’intesa con l’Avellino per disputare delle amichevoli durante l’anno. Riteniamo di poter intavolare una partnership in grado di farci crescere ulteriormente nel tempo”. Dalle linee guida al mercato, dove Casale punta dritto su due elementi voluti da Sirignano due anni fa: “Mi piacerebbe avere ancora Maggio e Ruggiero. Sono entrambi molto legati alla piazza e al ricordo del presidente che li portò per la prima volta a Mirabella Eclano. I segnali che mi giungono da loro in questo periodo fanno ben sperare. Con il loro arrivo sarebbe una grande Eclanese che farà dello spirito di squadra e del sacrificio le proprie armi. Tutti dovranno sentirsi importanti per un obiettivo comune”. A guidarla Gianni Montanile, interprete a capo dell’impresa della scorsa stagione: “L’allenatore merita tutta la mia stima e la mia gratitudine per quanto ha fatto in condizioni difficili. E’ riuscito a salvarsi capitalizzando al massimo le risorse che ha avuto a disposizione. Ha dimostrato di crederci fino in fondo. Sarà determinante anche nel prossimo torneo”. Dal baratro alla rinascita: l’Eclanese, come il ricordo di Ettore Sirignano, vive nel segno di Antonio Casale.
(di Claudio De Vito)
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