Giovedì 30 maggio, alle ore 10:45, presso il circolo Pd di via dei Giubbonari a Roma si terrà un incontro dal titolo “Un Paese insensibile? La situazione del lavoro atipico in Italia e le proposte dei giovani al governo”. Durante il confronto il prof. Patrizio Di Nicola dell’Università La Sapienza di Roma presenterà alcuni dati raccolti dall’Osservatorio sul Lavoro Atipico mentre la deputata del Partito Democratico, e membro della Commissione lavoro, Valentina Paris esporrà le proposte di legge del progetto “Alta Partecipazione”, riguardanti le principali problematiche generazionali tra cui il lavoro, le tutele e la riforma del sistema previdenziale. Saranno presenti al tavolo anche il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano e il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Carlo Dell’Aringa.
“Niente promesse vane o irrealizzabili ma il frutto di un’elaborazione larga e competente che dura da oltre 4 anni. Un esempio di partecipazione diretta e un patto che consentirà di mantenere un dialogo costante con la rete d’associazioni che rappresenta oltre 150 mila giovani, precari e professionisti durante tutte le fasi di presentazione e approvazione delle norme che li riguardano. Dal lungo lavoro svolto fatto di ricerche, analisi, incontri ed elaborazione di proposte, che ha avuto l’ultima espressione nella campagna di “Alta Partecipazione” promossa dai Giovani Democratici, dall’Associazione 20 maggio e dall’Associazione Lavoro & Welfare Giovani assieme ad oltre 50 associazioni. Con “Alta Partecipazione” abbiamo aperto la nostra finestra sull’Italia giusta: un paese in cui è possibile sconfiggere il lavoro precario e sostenere il lavoro autonomo e professionale. Un paese che punta sull’innovazione sociale e sulla legalità, su un welfare inclusivo e sull’utilizzo dei fondi comunitari come opportunità concreta per i cittadini. Un paese in cui le politiche del fisco e quelle di genere non sono un freno ma sono motori d’emancipazione sociale. Abbiamo un’idea larga di cambiamento del nostro paese ma di fronte alle difficoltà introdotte dal risultato elettorale poniamo le nostre priorità e urgenze che riguardano i giovani, i precari, i professionisti.
1) COMPENSO MINIMO LEGALE
Per superare le attuali difficoltà dei lavoratori parasubordinati e a partita iva individuale, ed anche per i lavoratori subordinato privi di contratto collettivo, si avrà un compenso minimo legale non inferiore a quello dei lavoratori dipendenti dello stesso settore, e s’impediranno gli abusi allargando le norme per i contratti di collaborazione a tutte le forme di lavoro individuale non subordinato.
2) FARE FUNZIONARE LA RIFORMA “
Si modificherà la “Riforma Fornero” introducendo un congruo periodo di transizione al nuovo regime attraverso accordi tra le parti sociali che porteranno ogni settore a regolare contrattualmente anche le corrette modalità d’utilizzo di ogni forma di lavoro impedendo gli abusi, stabilendo compensi minimi per tutte le prestazioni di lavoro, definendo le modalità concrete di godimento dei diritti universali come in caso di malattia, maternità, infortunio. Si agevolerà il passaggio dai contratti a tempo determinato e atipici al lavoro stabile introducendo il Contratto Unico d’Inserimento Formativo riformando gli incentivi all’apprendistato, assorbendo i contratti d’Inserimento e buona parte dei contratti a termine e atipici, dando uno sbocco conveniente alle imprese per 6 anni.
3) AMMORTIZZATORI E TUTELE SOCIALI UNIVERSALI
Le tutele e gli ammortizzatori sociali devono diventare diritti di cittadinanza dovuti a tutti i lavoratori, a prescindere dalla forma del contratto: a chi si ammala come a chi vuole fare un figlio; a chi subisce un infortunio sul lavoro e a chi vuole formarsi e aggiornarsi. Si allarga l’indennità di disoccupazione a tutte le tipologie di lavoro (ci sono già le risorse disponibili e non utilizzate) e si garantisce la tutela sulla maternità, la malattia, gli infortuni e l’accesso all’aggiornamento professionale a tutti i lavoratori compresi quelli precari e atipici anche agevolando il mutualismo solidale.
4) GIUSTIZIA PREVIDENZIALE
Ci batteremo affinché le partite iva iscritte alla gestione separata Inps abbiano finalmente giustizia, abbassando l’aliquota previdenziale fino al 24% al livello degli altri lavoratori autonomi e sia resa obbligatoria e aumentata la rivalsa sui datori di lavoro fino al 9%. Nelle Casse dei professionisti, inoltre, pensiamo si debba costituire un Fondo Interprofessionale di garanzia per rischi demografici, finanziari, e di tutela sociale. Il Fondo, metterà al riparo lo Stato dai possibili dissesti finanziari delle singole casse e si autofinanzierà con la graduale diminuzione dell’iniquo sistema di doppia tassazione. Questo favorirà la sostenibilità delle Casse e l’adozione di prestazioni sociali anche per i professionisti in caso di malattia, maternità, infortunio, necessità formative, garanzie per l’accesso al credito, ecc.
5) STATUTO DEL LAVORO AUTONOMO E PROFESSIONALE
Nel Lavoro autonomo individuale diamo un fisco più giusto, un sostegno a giovani e alle donne. Innanzi tutto sul piano fiscale va ampliato, eliminando il limite dei 5 anni, il “Regime fiscale di vantaggio” che agevola le partite iva individuali e i giovani imprenditori con un “forfait” fiscale sostitutivo di imposte sui redditi e addizionali comunali e regionali del 5% per i primi 5 anni e del 15% per i successivi.
In secondo luogo proponiamo di approvare, finalmente anche in Italia, lo Statuto del Lavoro autonomo e professionale, che sosterrà l’imprenditoria giovanile e femminile riducendo la burocrazia, aiutando l’avvio alla professione attraverso forme di finanziamento e un più facile accesso al credito, finanziando la formazione, la ricerca e l’innovazione, proteggendoli dai ritardati pagamenti.
6) DIRITTO ALLO STUDIO
Per intervenire immediatamente sulla diminuzione di laureati e sull’abbandono dei percorsi universitari, pur avendo in mente una definizione più organica del sistema universitario, occorre dare alcune risposte urgenti alla situazione critica in cui verte il sistema del diritto allo studio universitario in Italia, prevedendo di destinare l’attuale finanziamento alle università non statali e l’attuale dotazione del fondo per il merito (Legge Gelmini), al finanziamento del Fondo integrativo per la concessione di borse di studio, in modo tale da garantire una pur parziale reintegrazione ad un fondo che è stato duramente tagliato in questi anni.
Occorre, inoltre, diminuire l’importo minimo della tassa regionale per il diritto allo studio che rappresenta il contributo che gli studenti danno al finanziamento delle borse di studio, andando quindi a diminuire le tasse pagate dagli studenti e dalle loro famiglie. E’ necessario, infine, favorire una maggiore attenzione delle Regioni, del mondo accademico e della collettività alla garanzia di tutti i servizi connessi ai livelli essenziali delle prestazioni e non solo alla borsa di studio.
Sul diritto allo studio, inoltre, non esiste una normativa nazionale. La tutela degli studenti nel nostro paese è diversa da regione a regione. Dove normativamente sono previsti livelli di garanzie sufficienti in genere non esistono coperture finanziarie. Una strada percorribile c’è. Esiste una proposta di legge che inquadra sul piano nazionale i livelli essenziali di prestazione, scritta dal forum delle associazioni studentesche e già discussa con l’ufficio legale del ministero dell’istruzione. Può essere il primo passo verso una tutela uniforme degli studenti con meno possibilità economiche, culturali e sociali di partenza, e di maggior uguaglianza tra regione e regione. Proprio quelli che ogni anno abbandonano le scuole, che vivono male nelle nostre aule e che guardano con difficoltà al proprio futuro.
Redazione Irpinia
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