Anche la festa del Maio di Baiano tra i protagonisti del Festival indipendente di fotografia “Occhi Rossi”, che si terrà a Roma dal 31 maggio al prossimo 2 giugno presso i suggestivi spazi del Forte Prenestino. Gli scatti della fotografa del gruppo M.A.I.O., Roberta Candela, sono stati selezionati per la fase finale del festival, nato alla fine del 2008 da una connessione tra singoli, associazioni e camere oscure autogestite con l’obiettivo di diffondere una cultura fotografica indipendente, liberare la fotografia dai luoghi convenzionali e renderla fruibile da un pubblico non esperto, più vasto e casuale, che non sia rivolta soltanto ad un pubblico specializzato o di appassionati.
Il progetto fotografico dedicato al Maio e alla comunità baianese, vuole “mettere a fuoco” proprio questo intenso legame comunitario, come un’esperienza da cui intraprendere un personale racconto per immagini di un mondo statico fatto di vite “sospese”. Utilizzando come punto di partenza la forte coesione che, come d’incanto, unisce il popolo baianese intorno ad un itifallico e totemico simbolo di fertilità, l’albero del Maio, Roberta propone uno sguardo “altro” sulle diverse “anime” che vivono un territorio per certi versi incastrato in questo tempo che sembra non volersi mai muovere. Nel corso dei 4 giorni del festival, uno spazio speciale sarà poi dedicato alla storia della festa del Maio e ad alcune tipicità eno-gastronomiche proprie del nostro territorio. Un’occasione in più per far conoscere luoghi e sapori di una “Italia interna” troppo spesso dimenticata o, peggio ancora, maltrattata dai suoi stessi protagonisti. Qui le parole della fotografa Roberta Candela: “Penso che la coesione comunitaria propria delle tradizioni locali come la festa del Maio di Baiano, debba servire a tutti/e perché si riesca nello scopo di riappropriarci della nostra terra, rispettandola e rispettandoci, agendo con costanza come svegli e attenti osservatori: non resi muti e votati al più egocentrico individualismo, però, perché sono proprio le vili beghe da parassiti e speculatori a frenare le forze del rinnovamento. Con ciò intendo che il futuro di qualsiasi terra non può non considerare come fondamentale base di comprensione la conoscenza del vissuto cementante la comunità, così da poter cambiare in meglio, ri-scoprendo e ri-elaborando le buone prassi del passato”. (Alberto D’Errico)
