Legambiente – ‘Città pulite’: Avellino seconda sul podio

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Irpinia – Italia: ‘nazione verde’. La fotografia è quella di un Paese che migliora a livello ambientale, pur tra mille difficoltà. Secondo i dati diramati da Legambiente, infatti, lo stivale ha fatto grandi passi in avanti rispetto al passato e nel quadro si inserisce in maniera lodevole anche la verde Irpinia che guadagna, nella classifica, un ecomiabile secondo posto. Trieste è la città più pulita d’Italia con un PM 10 pari a 20,2. La seguono in classifica Avellino (PM10 20,3) e Udine (PM10 21.5). Quarte in classifica Gorizia e Potenza con un PM10 pari a 23,0. La meno pulita è invece Verona (53,5 PM10), seguita da Vercelli e Torino (54,0 PM10), Padova (57,5 PM10) e Vicenza (59,3 PM10) . La città più verde risulta invece essere Parma con 79,77 metri quadri di verde per abitante. Seguono Massa (32, 24 metri quadri/ab), Mantova (27,24 metri quadri/ab), Ferrara (25,56 metri quadri/ab), Cuneo (25,49 metri quadri/ab). La più grigia è invece Agrigento (con 0,86 metri quadrati di verde per abitante). La seguono, nella classifica stilata da Legambiente, Taranto (0,70), Trapani (0,64), Caltanissetta (0,59), Catanzaro (0,26). Una prospettiva che senza dubbio ci gratifica. “Siamo abituati, infatti, a sentir parlare del nostro territorio quasi sempre a fronte di un disastro: emergenza rifiuti in Campania, aree urbane come camere a gas, cementificazione selvaggia del territorio, che produce nuovi ‘ecomostri’ e amplifica il rischio idrogeologico. Tutto vero. Ma l’altra faccia della medaglia ambientale non è messa sufficientemente in risalto; certo, non fa notizia e suscita meno scalpore, ma su di essa si fonda il futuro del Paese. In un decennio la quota di rifiuti che acquistano una nuova vita grazie alla raccolta differenziata è più che triplicata, nelle aree urbane per molti parametri si respira un’aria molto meno inquinata rispetto a dieci o venti anni fa e da noi si trova la maggiore superficie agricola europea destinata a colture biologiche. E ci sono sempre più alberi: il patrimonio forestale, infatti, è aumentato di oltre il 20% negli ultimi 20 anni. Ciò, comunque, non significa che tutto va bene perché la strada per raggiungere l’eccellenza in campo ambientale è ancora lunga. Anche se l’Italia va avanti, fa fatica a tenere il passo di altri Paesi europei, dove si è capito che la sfida economica dei prossimi decenni si giocherà anche e soprattutto sui temi della qualità ambientale e che l’ambiente non è un freno all’economia, ma può costituire un fattore di crescita”. In merito rassicura Alfonso Pecoraro Scanio, Ministro dell’Ambiente. “L’Italia, nonostante scempi e incurie, resiste anche se i margini per invertire le tendenze in atto si restringono. Le città continuano ad estendersi, le campagne progressivamente scompaiono e le coste libere si riducono, aumentano i consumi insostenibili (auto e rifiuti ne sono un indice), l’energia dei combustibili fossili non favorisce la sfida contro i cambiamenti climatici”.

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