Eccellenza – Atripalda, cronistoria di un disastro annunciato

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Game over. L’Atripalda sprofonda in Promozione mortificata per l’ennesima volta in una stagione dalle rarissime gioie e dagli infiniti dolori. Un epilogo annunciato alla luce della sciagurata gestione societaria, che col passar dei mesi ha fatto colare a picco una squadra allestita con ben altri propositi. Un patrimonio, l’Eccellenza, arrivato da Solofra e dilapidato nel giro di due anni sulle aride sponde del Sabato. Numerose le tappe che hanno condotto alla Caporetto biancoverde, che ha preso corpo già a partire dall’immediato post-salvezza 2011/2012.
La faraonica campagna acquisti. Dopo una salvezza sofferta, si pensa in grande e allora già da maggio la conferma di Carmine Amato in panchina diventa realtà. La dote del tecnico subentrato in piena corsa salvezza si chiama Vincenzo Riccio, il primo di un’infinita sfilza di accordi sulla parola raggiunti con nomi di grido. Si tenta addirittura il colpaccio Simone Puleo, ma il pour parler di inizio giugno è sufficiente per capire che l’affare è improponibile per le casse del club. Nonostante ciò arrivano colpi a raffica: è fatta per i vari Gianluca Cipolletta, Domenico Cannalonga, Domenico La Marca, Antonio Afeltra, Emiliano Angieri, Flavio Bolognese, Antonio Di Luccio, Marco D’Urso. Al momento della firma a luglio mancheranno all’appello Cipolletta e Bolognese. Prima delle ferie di agosto, però, c’è ancora tempo per piazzare un ultimo colpo, vale a dire Paolo Liotto. Ma c’è una questione non di poco conto che tormenta costantemente tecnico e dirigenza: la ricerca di ’95 adatti alla categoria. Tra stage e sondaggi presso le varie “cantere” del posto i risultati sono modesti.
Ruspe al “Valleverde”. Ma luglio è anche il mese dell’inizio dei lavori al “Valleverde” per l’installazione dell’erba naturale. Un’idea rischiosa, che vale però la pena realizzare nell’ottica dell’ambizioso progetto. Le ruspe entrano sul terreno di gioco il 3 luglio. Tempo stimato per il completamento dei lavori un mese o poco più e, dunque, nessun intralcio per la prima casalinga della stagione. Ci credono tutti, o quasi. Ma quando l’entusiasmo è a mille, l’onda dell’ottimismo travolge in pieno. 6 agosto, si parte. Tanta curiosità nel primo giorno di scuola al “Country Sport” di Avellino. Lo testimonia, tra le altre cose, la presenza di un folto gruppo di tifosi accorsi per far sentire il loro calore alla squadra. Dopo le primissime battute dedicate alla parte atletica, inizia ad intravedersi un’impronta di gioco innestata sul 4-3-1-2, modulo caro ad Amato. Le amichevoli con Real Forino, Salernitana, Forza e Coraggio e Sarnese evidenziano le prime lacune dalla cintola in su. Il duo d’attacco Cannalonga-D’Acierno non graffia, mentre Riccio fatica a carburare in cabina di regia, complice lo schieramento a tre in mediana. Così il centrocampista ex Avellino, annunciato come il fiore all’occhiello della campagna acquisti, viene silurato dopo l’amarcord del “Mellusi” con la Forza e Coraggio, organizzata proprio grazie ai suoi buoni uffici. Sarà rimpiazzato a stretto giro da Maurizio De Falco. Intanto, i lavori al “Valleverde” subiscono le prime complicazioni ed inizia il girovagare per i campi della provincia. Il tour inizia a Montoro Superiore, per poi continuare a Prata Principato Ultra. E le partite casalinghe andranno in scena al “Comunale” di San Michele di Serino, già quartier generale dell’Avellino per gli allenamenti.
Il terremoto di settembre. Ci si prepara all’esordio in Coppa Italia con fiducia immutata, ma la prima uscita assomiglia molto ad una figuraccia. La sconfitta con la Vis Ariano archivia nel peggiore dei modi il pre-campionato ed estromette di fatto i biancoverdi dalla competizione. Ma il peggio deve ancora venire. Sì perchè a due giorni dalla debacle sul Tricolle, il diesse Walter Iannaccone rassegna le proprie dimissioni a causa di divergenze altri membri della società. La settimana del debutto in campionato imbocca un vicolo cieco lungo il quale si smarriscono i vari La Marca, Angieri, Cannalonga e Liotto. Col Vico Equense va in campo un undici inedito, con l’inserimento a partita in corso dell’ultimo arrivato Stefano Noviello, ma combattivo quanto basta per costringere i costieri a trovare il gol vittoria soltanto nel recupero. Il prezioso ingaggio di Domenico Scognamiglio intanto rinvigorisce il reparto difensivo. Il caos societario rientra, ma la squadra si scioglie improvvisamente sotto i colpi del Real Trentinara che passeggia con un sonoro 5-0. Si decide allora di correre ai ripari e di ingaggiare il golden boy Dario Russomanno. Tra il pari interno col Massa Lubrense e la terza sconfitta stagionale con la Libertas Stabia, c’è spazio anche per un test di prestigio al “Partenio-Lombardi” contro l’Avellino.
Dalla gloria alla polvere. E’ il momento della svolta. Con la Calpazio arriva, pur con qualche brivido nel finale, la prima vittoria bissata sette giorni dopo con l’exploit di Angri. Sale alla ribalta il talento di Russomanno, decisivo nel doppio successo. Ma la delusione è dietro l’angolo. L’euforia del blitz nell’Agro gioca un brutto scherzo nel derby con l’Eclanese, rianimata dopo un avvio di torneo deprimente. C’è modo, però, di riscattarsi nella trasferta sorrentina che regala i tre punti nel confronto col Sant’Agnello. Al ritorno tra le mura amiche il remake del film horror del derby. La Virtus Scafatese passa indisturbata, scatenando la contestazione dei tifosi biancoverdi che nel post-partita tengono a rapporto l’allenatore. E’ la prima crepa della gestione Amato, le cui scelte dal punto di vista tattico iniziano a non convincere. Neanche il ritorno al “Valleverde” per gli allenamenti contribuisce a restituire un minimo di tranquillità. A Campagna, contro un avversario destabilizzato dalla crisi societaria, non arriva l’inversione di tendenza. E’ l’inizio della fine per Amato, che nel giro di due partite perse malamente con Cicciano e Palmese farà le valigie. Avrebbe dovuto essere il valore aggiunto e, invece, ha portato l’Atripalda ad avere la peggior difesa dopo l’Eclanese. Insieme a lui dicono addio Di Luccio, Nappi (allontanatosi alla vigilia della trasferta di Cicciano salvo poi tornare per il match con la Palmese), De Falco, D’Urso e Scognamiglio a causa delle difficoltà economiche societarie.
Il cambio in panchina. Il nuovo tecnico Rolando Carullo si ritrova alla guida di un organico ridotto all’osso, ma nonostante tutto riesce nell’impresa di conquistare quattro punti nelle prime due partite della sua gestione. Tre contro l’U.S. Angri grazie ad una prodezza di capitan Mario Tirri, bistrattato da inizio stagione ed ora di nuovo leader. Dal mercato arrivano Fabio e Isidoro Izzo, forze fresche per un centrocampo decimato. A Torrecuso un pesante ko preventivato. Al giro di boa, la squadra tiene botta in zona play-out.
Notte fonda. Anno nuovo, storia vecchia. La società arranca e non riesce a ritrovarsi neanche durante la sosta. Il ritorno in campo è scottante. Settebello recapitato dal Vico Equense: è il primo passo verso il baratro. Soccorso dagli arrivi in difesa di Alessandro D’Andrea e Yuri Perrino ma costantemente alla ricerca di un attaccante, Carullo fa quel che può con una squadra imbottita di juniores alle prime armi. Lo stoico pareggio ottenuto in doppia inferiorità numerica contro il Real Trentinara ci mette una pezza. L’orgoglio, però, non basta come dimostrano i ko in sequenza con Libertas Stabia, Massa Lubrense, Calpazio, Angri, Eclanese, Sant’Agnello e Virtus Scafatese. Una mattanza alla quale viene esposta la squadra, letteralmente allo sbando e ed umiliata nel derby e nel bis di settebello contro i canarini. La situazione non è più sostenibile per Carullo al quale non resta che deporre le armi.
Il colpo di coda. In riva al Sabato la primavera alla guida tecnica si chiama Biagio Coscia, già gregario di Carullo alla guida della formazione Juniores. La soluzione interna è preceduta da una serie di giovani innesti, Angelo Di Napoli, Luigi Angona, Giacomo Coppola e Nicola Aliano. Un’improvvisa ventata di ottimismo avvolge l’ambiente, ma il misero punticino conquistato nel doppio impegno pre-pasquale con Città di Campagna e Cicciano riporta tutti sulla terra. Durante la sosta arriva Mario Iovine per dare peso all’attacco. Nulla da fare con la Palmese degli ex, nonostante una prova di carattere. Il sussulto che regala gli insperati play-out arriva con la Vis San Giorgio. E’ la prima vittoria del girone di ritorno, ma poco importa perchè vale la possibilità di giocarsi le chances di salvezza nel terzo derby stagionale con l’Eclanese. Il resto è storia dei giorni nostri, i giorni del disastro annunciato.
da Qui Calcio Minore

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