Avellino – Movimentata assemblea alla sede della Soprintendenza Archeologica di Avellino (parte della Soprintendenza tripolare, di Salerno-Avellino-Benevento), convocata dalle strutture provinciali di CGIL, CISL e UIL per decidere con i lavoratori sul paventato stato di agitazione in merito ai tagli sui turni della vigilanza delle sedi archeologiche periferiche. Oltre alla Segreteria CGIL FP, hanno partecipato Antonio Braca (CGIL FP Salerno), Oronzo Martella (Rappresentante Aziendale CGIL FP Avellino), Costantino Nazzaro (Segretario CISL FP Avellino), Leonardo Vitola (UIL Salerno) e M.Ortolano (delegato UIL Avellino). I lavoratori delle sedi irpine (Avellino, Atripalda, Mirabella, etc.) non hanno percepito le spettanze sui turni di vigilanza per il 2005 e fino ad agosto 2006 e non si prevedono soluzioni a breve termine, in quanto il Ministero per le Attività Culturali ha imposto un taglio generalizzato medio di circa il 50% rispetto al consolidato dell’anno scorso. Già a Salerno è stata avviata la procedura del raffreddamento presso la locale Prefettura, con esito negativo, ma ciò è prodromico allo spostamento in sede superiore della vertenza. Così, si è deciso di fare anche ad Avellino. La soluzione della vertenza sarà lunga ma, secondo la CGIL di Avellino, il percorso da seguire è duplice e parallelo. Il primo è di natura prettamente sindacale: recupero delle spettanze economiche maturate, apertura della contrattazione obbligatoria sull’organizzazione del lavoro, richiesta del mantenimento dell’attuale struttura dei turni minimi essenziali per il mantenimento dei siti attualmente esistenti in provincia. Il secondo percorso è propositivo e coinvolge gli Enti Locali in una soluzione a rete della valorizzazione e dello sviluppo dei siti archeologici cosiddetti minori. “Una logica troppo imprenditoriale – purtroppo adottata anche dall’attuale Ministro – vorrebbe mantenere attivi soli quei siti ad alta attrazione, come Paestum e Pompei, chiudendo o fortemente limitando tutti gli altri (da Velia a Sarno, da Mirabella a Conza). Mentre, invece – conclude la Cgil – una vera politica di filiera dovrebbe integrare l’attività di sviluppo turistico tra Stato ed Enti Locali in un sistema a tutto vantaggio del territorio e dei lavoratori. La tutela del patrimonio archeologico (e culturale in genere) è atto di civiltà e non consente discorsi di mero lucro, ma di sviluppo”.
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