Colpo a impero economico dei Fabbrocino, sequestri anche in Irpinia

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Napoli – La vasta operazione della Dia di Napoli – denominata ‘Fulcro’ – che all’alba ha portato allo smantellamento di gran parte dell’impero economico del Clan Fabbrocino ha visto anche l’interessamento dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Avellino che in Irpinia hanno dato esecuzione a parte dei sequestri disposti dalla Dia a carico di 36 persone ritenute, a vario titolo, appartenenti o favoreggiatori dei Fabbrocino, per un valore complessivo di oltre 112 milioni di euro. Secondo quanto emerso, sarebbero coinvolti due esercizi commerciali, un negozio a Mirabella Eclano e un bar a Grottaminarda, evidentemente utilizzati per ripulire il danaro frutto delle attività del gruppo vicino al clan camorristico di Mario Fabbrocino. Sotto inchiesta anche i legami con il clan Cava.

Gli arresti invece sono stati eseguiti nei confronti di 24 soggetti, mentre altre 4 persone si sono, allo stato, sottratte all’esecuzione del provvedimento.

L’indagine ha portato alla luce soprattutto la capacità imprenditoriale dei singoli affiliati e dell’organizzazione nel suo insieme. Infatti il “clan” si connota principalmente per il fatto che tutti i suoi affiliati svolgono stabilmente l’attività imprenditoriale soprattutto nel settore dell’abbigliamento e del commercio di alimenti, con una grande capacità di infiltrazione in Regioni del centro e del nord Italia ed in particolare, oltre che in tutta la Campania e la Calabria, nel Lazio, in Abruzzo, in Umbria, in Emilia Romagna, nelle Marche ed in Lombardia dove hanno realizzato oltre 254 immobili e 80 aziende che oggi sono stati posti in sequestro per un valore stimato al ribasso di oltre 100 milioni di Euro. In questo senso, sono finiti nel mirino delle forze dell’ordine alcuni supermercati di Avellino che, secondo le intercettazioni, avevano un giro di affari settimanale di 300mila euro circa.
“Emerge nella realtà criminale dei Fabbrocino – ha spiegato il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo (e futuro procuratore capo di Avellino – la capacità imprenditoriale dei singoli affiliati e dell’organizzazione criminale nel suo insieme”.

L’indagine. L’organizzazione criminale dei Fabbrocino, egemone nella zona del “vesuviano”, imponeva con sistematicità il proprio controllo su tutto il territorio, sottoponendo imprenditori e commercianti al pagamento di tangenti estorsive su tutte le attività di ingente valore economico e preferendo, per ragioni di “gestione del consenso”, non imporre tangenti ai piccoli commercianti o imprenditori anche perché, negli ultimi anni, si era fatta più concreta la possibilità di conseguenze negative legate a possibili denunce da parte degli estorti. Il controllo del territorio era capillare. Le indagini della Dia hanno consentito di accertare, tra l’altro, che esponenti del “clan” hanno imposto il pagamento di una tangente pari a circa il 30% a titolo di partecipazione su ogni importante affare illecito svolto sul “loro” territorio. In altri casi, gli stessi appartenenti al “clan” si sono prestati ad effettuare direttamente attività di recupero crediti per conto di imprenditori disposti a pagare una tangente sul recupero pari anche al 50% del denaro recuperato. Ma il capitolo più allarmante disvelato dalle attività investigative è stato quello relativo all’imposizione di tangenti estorsive imposte dal “clan Fabbrocino” su pubblici appalti relativi sia alla raccolta dei rifiuti solidi urbani nei Comuni rientranti nel territorio controllato dall’organizzazione criminale, sia ai lavori per la realizzazione di alcuni tratti della S.S. 268 del Vesuvio, in relazione ai quali sono state versate dalle ditte aggiudicatrici degli appalti tangenti tra il 3 ed 5% dell’importo dei lavori.

Altrettanto inquietante è la sistematica attività di turbativa delle aste pubbliche esercitata con metodi camorristici dagli affiliati, i quali minacciavano i partecipanti alle aste imponendo loro di non effettuare offerte, pena gravi ritorsioni fisiche, così da consentire a propri uomini di entrare in possesso di immobili a prezzi vantaggiosi o, come in una grave vicenda evidenziata dalle indagini tecniche, di far riottenere ad uno degli appartenenti all’organizzazione la disponibilità di un immobile venduto all’asta a seguito di un fallimento.
Analogamente va evidenziata la attività del “clan” nel settore del ed “voto di scambio” posta in essere attraverso l’appoggio fornito nell’anno 2009 da alcuni esponenti del “clan Fabbrocino” alla candidatura a Sindaco di uno degli arrestati.
Peculiare della presente organizzazione criminale è anche la straordinaria capacità di relazione con altri gruppi camorristici del napoletano, atteso che dalle indagini sono emersi stretti legami con il “clan Licciardi” di Secondigliano, con gli “scissionisti degli Amato-Pagano”, con i “Mazzarella” di San Giovanni a Teduccio che, essendo all’epoca in lotta con i “Sarno” di Ponticelli, offrirono ai Fabbrocino la loro disponibilità a contrastare quel clan che tentava di estendere la propria sfera di influenza su Ottaviano, nonché con i fratelli Russo di Nola, elementi di vertice dell’omonimo “clan” ed allora ancora ricercati, la cui latitanza è stata a lungo favorita anche dal “clan Fabbrocino” anche attraverso la corresponsione di somme di denaro.

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