Avellino – Contrada Tuoppolo si aggiudica il XIII Palio della Botte tra l’entusiasmo di migliaia di persone. Il Palio dei Bambini è stato conquistato dai bay contradioli di Bellezze. La folla delle grandi occasioni ha invaso ieri il centro storico di Avellino per sostenere, con tifo da ultrà, il XIII Palio della Botte che ha visto trionfare per la quinta volta consecutiva la contrada Tuoppolo, che ha spinto la botte per i 600 metri del percorso di Corso Umberto I in soli 146 battiti (2 minuti e 26 secondi). Preceduti dalla sfilata del Corteo Storico e da sbandieratori e cavalieri, hanno, però, aperto la competizione i contradaioli in erba di Bellezze e Parco del Principe che hanno disputato la finale del Palio dei Bambini. Emozionantissimi, ma determinati a conquistare la vittoria davanti allo stesso pubblico dei grandi, i bambini hanno lottato fino all’ultimo respiro; ad avere la meglio Bellezze che ha confermato il buon risultato della semifinale di venerdì pomeriggio. Grande soddisfazione, quindi, sia per Bellezze, che lo scorso anno fu fanalino di coda, che per Parco del Principe che, nel 2005, si era piazzata a metà classifica. Vivamente apprezzato lo spettacolo offerto dalla sfilata del Corteo Storico, che ha attraversato il centro cittadino, per recarsi al Duomo a consegnare l’omaggio floreale delle sette contrade (e quindi di tutta la città) alla Madonna Assunta. Oltre ai costumi dei figuranti – frutto di un paziente lavoro di ricerca a realizzati da sartorie teatrali toscane – il pubblico ha potuto apprezzare l’abilità degli sbandieratori dei gruppi L’Araba Fenice di Corinaldo (An) e I Cavalieri di Matilde di Pieve di S. Stefano (Ar), dei tamburi del gruppo Vox Ulmi di Corridonia e dei Trombonieri di Cava de’ Tirreni (da sempre presenti al Palio). Sono stati però i cavalieri della Pergamena Bianca di Cava de’ Tirreni a conquistare il pubblico – soprattutto femminile – con giochi di abilità su magnifici destrieri e in una spettacolare giostra medievale. Molto combattuta la gara, anche quest’anno giocata con il meccanismo della corsa in parallelo. Prime a partire le contrade Terra (corsia sinistra) e Parco del Principe (corsia destra), i tempi di gara sono stati rispettivamente 188 e 278 battiti. Poi è stato il turno di Porta Beneventana contro Bellezze, match terminato con 182 battiti contro 196. A seguire la corsa di Porta Napoli contro Porta Puglia che hanno impiegato 153 e 201 battiti. Ultima, come da sorteggio, la contrada Tuoppolo, quattro volte vincitrice del Palio, che ha dato il massimo pur di confermare, con una performance di atletismo e grinta, la propria supremazia, il suo tempo è stato di 142 battiti. Corso Umberto è esploso in applausi e grida di esultanza sul risultato finale della finale combattuta da Tuoppolo contro Porta Napoli. Nonostante la squadra di San Tommaso avesse nelle gambe la semifinale appena corsa, ha saputo imporsi sulla tenace Porta Napoli con 146 battiti contro 158 in una finale combattuta fino all’ultimo metro. La classifica finale è pertanto la seguente: Tuoppolo, Porta Napoli, Porta Beneventana, Terra, Bellezze, Porta Puglia e Parco del Principe. La contrada avrà il compito di individuare una famiglia bisognosa abitante nel suo territorio e consegnarle il Palio della Solidarietà, composto con i fondi raccolti da tutte le contrade, come segno della vicinanza di tutta la città. Consegnata ai posteri questa vittoria, resta il valore di una manifestazione che sta diventando sempre più una grande aggregazione di popolo ed una occasione per conoscere meglio la storia e le tradizioni della nostra città. “Il Palio sta crescendo – ha dichiarato Don Emilio Carbone, parroco della Chiesa di Costantinopoli e ideatore della manifestazione – ma, ed è quello che più conta, cresce sempre di più la voglia delle persone di vivere insieme quest’esperienza”. Il Palio, infatti, gode di pochissimi fondi pubblici ma della passione e dell’energia dei gruppi parrocchiali e, soprattutto, dei fedelissimi di Don Emilio che lavorano fino a tarda ora – improvvisandosi fabbri, elettricisti, costumisti e tuttofare – per donare alla città questo grande e bellissimo spettacolo. Rivitalizzare il centro storico, riunire intorno ad una manifestazione gli abitanti di un quartiere, restituire un senso di appartenenza diversa ai cittadini che, per un giorno, sentono il loro essere contradaioli, contribiuire ad un progetto di solidarietà, questo è il significato e il valore di una manifestazione che, ormai, si è conquistata sul campo l’attesa e il piacere di un pubblico di migliaia di persone.
Tutti i partecipanti al XIII Palio della Botte
I figuranti della Corte
Principe di Avellino – Dario Bavaro
Principessa – Cristina Negrone
1° coppia – Luca Caputo e Donatella Donatelli
2° coppia – Antonio Piroli e Federica Piroli
3° coppia – Umberto Perrotta e Rita Perrotta
Gran cerimoniere – Carmine Sena
Portastendardo – Gerardo Tancredi
Armigero – Antonio Esposito
Portapalio – Genny DAvidde
Giullare – Mario Esposito
Guardie – Mario Zuzolo e Lino Sena
Portachiavi – Antonella Boccella
Priore – Pietro Preziuso
I Signori e le Dame delle Contrade, i figuranti
Tuoppolo: Sergio Guerriero, Patrizia Roca – Simone D’Argenio e Enza Pellecchia
Parco del Principe: Fabrizio lo Gatto, Patrizia Andreotti – Armando Bello, Monica CArotenuto, Giuseppe Canisto, Giuseppe Fico
Porta Puglia: Raffaele Nannino, Petracca Antonella – Nicola Boccella, Antonella Boccella, Roberto Alberini, Antonella Boccella
Porta Beneventana: Antonio Petrozziello, Silvana Romagnuolo – Matteo Perrotta, Marianna Tangredi, Armando Fiore, Giuseppe Del Mastro
Porta Napoli: Cucciniello, Cucciniello – Grazia De Girolamo, Carmela Petrillo. Michele Dello Russo, Filomena Marinella
I bottaioli
Tuoppolo
Luigi Filippuzzi
Tonino D’Argenio
Giovanni Di Nardo
Francesco Adesso
Aniello Galeotafiore
Parco del Principe
Daniele Polimero
Mauro Gaeta
Gianluca Picardi
Carmine Picardi
Bellezze
Giuseppe Iodice
Carlo Alvino
Gerardo Serino
Antonio Cucciniello
Porta Puglia
Antonio Floriano
Giuseppe Loffredo
Alessio Di Iorio
Lazzaro Iandolo
Porta Beneventana
Alfonso Tangredi
Antonio Tangredi
Marco Tangredi
Luigi Del Gaudio
Porta Napoli
Costantino De Cunzo
Cosimo Romagnuolo
Antonio Galeotafiore
Mario Quaresima
I bambini in gara
Parco del Principe
Antonio Gambino
Aurelio Iandolo
Cristiano Festa
Alessio Cristiano
Tuoppolo
Francesco Oliviero
Alessio Candela
Matteo Oliva
Umberto Uva
Porta Puglia
Giuseppe Ingenito
Luca Tortoriello
William Puppo
Antonio Uva
Terra
Davide Picariello
Federico Di Salvatore
Giulia Di Salvatore
Alessio Pirolo
Porta Napoli
Michele Dello Russo
Filomena Marinella
Carmen Petrillo
Raffaella Petrillo
Porta Beneventana
Jessica Picariello
Mattia Tornatore
Veronica Picairello
Bellezze
Armando Iannaccone
Andrea D’aGostino
Emanuele Guarino
Giacomo Casanova
I Bottaioli
Tuoppolo
Sergio Guerriero
Il Palio della Botte. Notizie storiche
La tradizione del Palio della botte risale alla seconda metà del 1500. Il Palio e’, secondo una tradizione orale, una antica gara che i tinai e bottari facevano alla fine del 1500, lungo la via delle Puglie. Si facevano rotolare pesanti botti di legno lungo la salita dell’antica strada anche per provare e dimostrare la qualità del manufatto. La manifestazione, riportata in auge da Don Emilio Carbone parroco della storica chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, rievoca due eventi: l’arrivo in città dei principi Caracciolo e il miracoloso ritrovamento, in località Tuoppolo, di un affresco raffigurante la Madonna di Costantinopoli che tutt’oggi raccoglie la devozione di tantissimi avellinesi. La gara consiste nel far rotolare una botte di circa 2 quintali, spingendola solo con un bastone di ferro ricurvo attraverso Corso Umberto I, ad Avellino, a partire dalla chiesa di Monserrato (Porta Puglia – Casino del Principe) fino alla fontana di Bellerofonte (oggi detta “dei tre cannuoli”) per un totale di circa 600 metri tutti in salita.
Tra storia e tradizione
Secondo una antica tradizione orale, nel corso Umberto I (già via Costantinopoli, antica strada di estrema importanza storica di collegamento e di raccordo per le zone interne e la Puglia), sembra si svolgesse una gara detta “della botte”. La dovizia dei particolari di tale gara spinge ad andare oltre la semplice tradizione orale. Probabilmente questa gara di sicuro significato popolare è stata fatta saltuariamente e comunque rimaneva appannaggio del “popolino” e tale da renderla poco importante se non secondaria e insignificante rispetto alle grandi e sontuose feste sia religiose che civili che si svolgevano nel centro storico e nel castello di Avellino (si ricordano le feste seicentesche nel Castello). Sappiamo che la gara “della botte” si svolgeva a partire dalla chiesa di Monserrato (Porta Puglia – Casino del Principe) e si snodava fino alla fontana di Bellerofonte, oggi detta “dei tre cannuoli”. I rappresentanti delle varie contrade della città, nonchè gli artigiani del posto si sfidavano facendo rotolare in salita una botte di circa 2 ql. utilizzando esclusivamente un bastone di ferro. Sappiamo, inoltre, che tale gara fu realizzata per festeggiare l’arrivo dei Caracciolo ad Avellino, e per celebrare il ritrovamento dell’affresco della Madonna di Costantinopoli in contrada “Tuoppolo”. Una riscoperta dell’epoca rinascimentale e cortigiana che si viveva nelle sontuose stanze del Castello, nella dimora dei Caracciolo. La sfilata della corte, con in testa il Principe e la sua famiglia, arricchita dalla colorata presenza dei figuranti, e le rappresentazioni delle sette contrade, attualizzate nelle sette circoscrizioni cittadine, tendono a risvegliare, negli avellinesi, l’interesse per la tradizione e il sopito senso di appartenenza ad un rione o a una contrada, non come sterile e vuoto campanilismo, ma come momento forte della propria identità all’interno di una comunità cittadina. Del resto, la storia di Avellino ha scritto le sue pagine più fulgide, per cultura e civiltà, proprio nei due secoli e mezzo del dominio della famiglia Caracciolo. Ed il Palio della Botte, che va in scena lungo via Costantinopoli, è la rappresentazione di quei prìncipi, del loro illuminato governo, della loro munificenza per rendere più bello ed accogliente il centro cittadino, dove la testimonianza di questa lunga e fattiva presenza è ancora ben visibile nel Palazzo della Dogana e nell’omonima piazza, nella Torre dell’Orologio, nella Fontana dei Tre Cannuoli di via Costantinopoli e nella Chiesa del Carmine, in via Triggio, vero gioiello dell’architettura del Seicento, scelta dall’augusta famiglia per seppellire i propri corpi. A quel tempo, oltre al marmo e al piperno, alle tele e alle splendide costruzioni, la città conosce lo sviluppo del commercio e delle arti. La lana e i panni di Avellino viaggiano lungo la strada Regia e approdano nei centri vicini. I cereali, la farina e il grano passano dalle Puglie a Napoli, via Avellino. Ciò contribuisce ad incentivare le attività molitorie e commerciali da Porta Puglia a Porta Napoli. E in questo clima di laboriosità si distinguono gli artigiani più capaci. Fabbricanti di carri e carrozze, maniscalchi e arrotini, ottonai e ramai, sediolari e canestrai, fabbri e scalpellini, maestri artigiani di gran valore. I maestri bottai di Avellino sono degli eccellenti artisti delle doghe, riconosciute nei paesi finitimi. E proprio all’attività dei maestri bottai si può attribuire l’origine dell’odierno Palio, che rievoca magistralmente il loro impegno nelle fiere e nei mercati nel presentare i prodotti, solidi e indistruttibili, e perciò sottoposti a dure prove, come il forzato rotolamento su strade sconnesse e acciottolate.
