Evasione Avellino, dal Sappe la solidarietà al personale del carcere

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Avellino – Sull’evasione dal carcere di Avellino dei quattro detenuti, si registra il duro j’accuse del sindacato Sappe. Così nella nota:

“Di questo passo, non sarà la prima e l’ultima evasione da un penitenziario della Repubblica italiana. Il sistema penitenziario attuale dimostra di essere un vero e proprio “colabrodo”. L’evasione che prima risultava essere un evento eccezionale oggi è all’ordine del giorno nel circuito penitenziario italiano. Oggi è capitato all’Istituto di Avellino doma chi sa…. Il servizio notturno ad Avellino viene garantito da neanche 15 unità di Polizia Penitenziaria che devono provvedere a soddisfare le esigenze relative a tutti i servizi connessi per una struttura che ospita nelle sue diverse diramazioni oltre 600 detenuti. Contestualmente deve essere garantita una sorveglianza continuativa su di un perimetro di diversi chilometri, sorveglianza che tempo addietro era garantita da ben 9 unità per 4 turni, h.24 nel servizio di sentinella armata sul muro di cinta ormai da tempo inagibile, come inutilizzabile il sistema di difesa antiintrusione- antiscavalcamento o la video sorveglianza risultanti fuori uso. La sorveglianza automontata è insufficiente per la mancanza di uomini e di carburante occorrente. Ciò comunque oggetto di nostre dettagliate denunce in merito e di dettagliate relazioni di servizio prodotte dal Personale ivi operante. Possiamo tranquillamente dire che la sicurezza di un Istituto penitenziario si misura non dallo spessore delle proprie pareti ma di certo dalla quantità dei fondi e/o degli uomini a disposizione. Difatti le nostre recentissime denunce in merito, in occasione dell’apertura del nuovo padiglione, purtroppo sono state premonitrici di quanto accaduto oggi. L’Organizzazione Sappe in questi frangenti non è abituata a fare cadere precise responsabilità sul povero Cristo di turno, ne tantomeno è abituata a chiedere demagogici avvicendamenti dei vertici dell’Istituto che tra l’altro fino a ieri hanno riscosso il plauso di tutte le Autorità per l’apertura del nuovo padiglione, complimenti e lodi che sono stati espressi in pubblico proprio da coloro che oggi si travestono da selvaggi tagliatori di testa. Le responsabilità secondo il Sappe come già denunciato devono ricadere sui livelli più alti dell’Amministrazione come ad esempio il Capo del Dipartimento che con una colossale miopia gestisce l’Amministrazione penitenziaria portando avanti una politica penitenziaria inapplicabile nel sistema detentivo italiano chiedendo improponibili patti di responsabilità con la popolazione detenuta. Il Sappe inoltre esprime la propria solidarietà al Personale tutto nei diversi ruoli e qualifiche in servizio nella Casa Circondariale di Avellino. La carenza organica e l’affollamento dei detenuti non ci consentono più di garantire quelle ordinarie operazioni di servizio previste dai regolamenti in quanto ormai impraticabili causa il sovraffollamento e la carenza di organico. Operazioni regolamentari che purtroppo si svolgono al di sotto dei livelli minimi di sicurezza. Basta rappresentare, per offrire un giusto quadro della situazione, che la pianta organica fissata nel 2001 con apposito decreto ministeriale attribuiva l’Istituto di Avellino 350 unità di Polizia Penitenziaria per una popolazione detenuta di 350, mentre oggi a fronte una popolazione detenuta di 600 reclusi sono presenti in organico appena 230 unità di appartenenti al Corpo. Concludendo ci chiediamo e chiediamo come devono essere quantificate le eventuali responsabilità per quanto oggi è capitato nell’Istituto di Avellino e se tali responsabilità possano semplicemente addebitarsi a livello locale o invece essere ricondotte in un alveo naturale di livelli superiori che gestiscono l’intera amministrazione. Una giusta amministrazione non può e non deve ricercare capri espiatori per nascondere le proprie grosse inefficienze. Come riteniamo che sia giusto che tutte le O.S. della categoria devono essere impegnate all’unisono a difesa di tutti i colleghi e non a procedere a sommari processi di piazza”.

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