Regione – Sanità: Campania seconda nel nuovo allarme deficit

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Regione – Spesa sanitaria: per dieci Regioni è scattato un nuovo allarme. Dall’ultimo monitoraggio con il Ministero dell’Economia – sostiene una ricerca de Il Sole 24 Ore – sono spuntati deficit del 2003 e del 2004 di Asl e di ospedali, non coperti con le manovre locali”, che ”valgono complessivamente 5,079 miliardi. Ma che solo nel 2004 pesano per ben 4,86 miliardi”. Si tratta di sforamenti che potrebbero far perdere alle Regioni ‘indisciplinate’ l’accesso a circa 7,7 miliardi di euro di finanziamenti, divisi tra gli ”accantonamenti del 5% dei riparti 2003-2004 del Fondo sanitario”, che ”valgono quasi 2,7 miliardi”, e ”le risorse per il federalismo fiscale in applicazione del Decreto Legislativo 56/200”, che valgono circa 5 miliardi di euro. In pole la Regione Lazio con 2,16 miliardi in totale, il 40% del rosso complessivo nel biennio 2003-2004. Seguono a ruota Campania (951 milioni), Sicilia (870), Piemonte (374), Abruzzo (331), Liguria (133), Emilia Romagna (111), Molise (64), Marche (61), Umbria (18)”. ”Numerose e capillari – sostiene il giornale di Confindustria – le analisi fatte al tavolo di monitoraggio sui conti locali della Sanità, a partire dal patto di stabilità e dall’erogazione delle prestazioni nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza (i Lea)”. Ma le dieci Regioni in bilico avrebbero ancora una chance: grazie ad un accordo sottoscritto sul filo di lana alla conferenza Stato-Regioni di fine luglio, è stato deciso che per ripianare i vecchi deficit del 2003-2004 sarà possibile elaborare piani di rientro anche quest’anno. Una copertura posticipata con tanto di esami di riparazione che cominceranno a settembre “…quando, carte alla mano, le dieci Regioni dovranno dimostrare i provvedimenti adottati e quelli che prepareranno entro l’anno con riferimento soprattutto al mega deficit del 2004, con tanto di relazione illustrativa e di dati sui disavanzi anche degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e dei Policlinici universitari”.

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