Emergenza rifiuti: 13 anni tra Commissariamento e spazzatura

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Napoli – In 13 anni di Commissariamento, la Campania conta almeno un’emergenza rifiuti a stagione. La nostra regione sembra non essere destinata a gettarsi alle spalle una delicata ed annosa problematica quale è quella legata ai rifiuti. Eppure oggi il nuovo piano rifiuti c’è ed è chiaro, come più volte è stato denunciato da Bertolaso ma anche dallo stesso Catenacci. Il perenne disagio sarebbe causato dalla difficoltà nella realizzazione di impiantistica, negli insufficienti risultati della raccolta differenziata, nell’eccessivo frazionamento della gestione locale del ciclo dei rifiuti, negli impedimenti della localizzazione degli impianti a supporto del ciclo. Insomma in Campania oltre ai sette Cdr a Giugliano, Tufino, Casalduni, Pianodardine, Battipaglia, Caivano e Santa Maria Capua Vetere non vi sono impianti per il riciclaggio della raccolta differenziata, nessuno stabilimento per la frazione compostabile, per il recupero del secco, per la trasferenza delle frazioni non recuperabili, per il trattamento dei materiali ingombranti. Ed ecco che l’emergenza rifiuti persiste e periodicamente riesplode.

Corrado Catenacci a seguito della notifica di un avviso di garanzia emesso dalla Procura di Nola nell’ambito dell’inchiesta sul sequestro del Cdr di Tufino si era dimesso. Dimissioni che il Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha respinto “…lui e a tutto lo staff impegnato in questa difficile avventura il compito di andare avanti nonostante tutto e con tutto il nostro appoggio, con la speranza che la magistratura voglia subito fare chiarezza su questo episodio nella piena consapevolezza che i comportamenti adottati in questi due anni sono stati semplicemente dedicati alla soluzione del problema ed alla tutela dei diritti e della salute dei cittadini e degli ospiti della Regione”. Il provvedimento, che non è stato solo notificato al Commissario per l’Emergenza Rifiuti in Campania ma anche a due suoi collaboratori Michele Greco e Giuseppe Sorace, è relativo all’inchiesta che ha portato al sequestro dell’impianto di Cdr di Tufino, chiuso il 6 giugno e riaperto dallo stesso Catenacci il primo agosto anche se parzialmente sulla base di una relazione favorevole dei Vigili del Fuoco. L’impianto avrebbe dovuto ricevere circa 6000 tonnellate di rifiuti a settimana a fronte di una capacita’ ricettiva di 10.000 tonnellate. Il commissariato si era impegnato a procedere allo svuotamento graduale dei depositi di fos e sovvalli programmando l’uscita settimanale di circa 7500 tonnellate di prodotto. Incendio, discariche abusive nonché emissioni pericolose in atmosfera, tra le ipotesi di reato ascritte dalla Procura nolana. A far scattare l’inchiesta condotta dal Pubblico Ministero Bisceglia sarebbe stata una relazione dell’Asl ‘Napoli 4’ che avrebbe denunciato la scarsa sicurezza dell’impianto Cdr di Tufino dove confluiscono i rifiuti provenienti dai Comuni del Nolano e di molti del Vesuviano. Negli uffici del Commissariato fanno sapere che tutto si è svolto in maniera regolare. Il Prefetto Catenacci aveva disposto la riapertura parziale, ovvero il 60% della disponibilità, sulla scorta di una relazione con parere favorevole dei Vigili del Fuoco sulla sicurezza degli impianti. Da una ricostruzione degli eventi che si sono succeduti nella stessa giornata di martedì, risulta che l’Asl competente abbia eseguito ulteriori e negativi riscontri. Intanto, sebbene non sia stato oggetto di alcun avviso di garanzia, anche il vice di Catenacci, Turiello, ha rimesso il mandato al Capo della Protezione Civile. Composta la reazione da parte del Commissario governativo. Certamente amareggiato, Catenacci si è limitato a dire che nei prossimi giorni saranno i fatti a parlare. (e.b.)

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