Si è costituito anche ad Avellino il C.A.D. – Centro di ascolto del disagio Sociale – che, dopo un primo lavoro di radicamento in città ed in provincia, ha preso in esame i recenti provvedimenti del Governo in materia di riordino delle Province. “L’Irpinia ed Avellino, se si escludono i primissimi mesi trascorsi dopo il terremoto, sta attraversando il periodo peggiore degli ultimi 50 anni – cita una nota – Mai così in basso, mai tanto disorientamento, mai tanta disillusione, mai tanto disagio! L’ultima tegola che cade in testa agli Avellinesi è quella del cd. “il riordino della Province” che, in mancanza di una decisa azione politica, avrà l’effetto di far perdere ad Avellino la funzione di capoluogo. Tutto ciò avviene nella disinformazione della maggioranza della popolazione da parte degli uomini politici che in questo momento pensano solo a se stessi o a fare chiacchiere televisive senza alcuna azione concreta. Pesano gli errori storici di una classe dirigente, non solo politica, che negli ultimi trent’anni, non ha saputo realizzare un progetto di sviluppo non dipendente dalla spesa pubblica e dagli apparati pubblici; ma pesa ancora di più oggi, nel pieno di una crisi che investe l’Italia e con più violenza il Mezzogiorno, sanzionare il fallimento di tutti i progetti di sviluppo accavallatisi in questi ultimi trent’anni con la privazione del comune capoluogo che porterà con sé l’irrimediabile perdita di importanti Uffici pubblici con inevitabili negativi riflessi sull’economia cittadina, sull’indotto e sulla qualità delle relazioni tra i cittadini e le Istituzioni pubbliche. Per capire quanto miope è la decisione di sopprimere la funzione di capoluogo alla città di Avellino in favore di Benevento basterà riflettere su un solo dato: entro il raggio di 15 Km da Avellino vivono 156.334 abitanti mentre nel medesimo raggio intorno a Benevento il numero della popolazione scende a 97.398! E’ possibile mai che l’attribuzione della funzione di capoluogo possa dipendere da una delibera con la quale si allarga o si restringe il perimetro di una città? E quante volte si sono fatte chiacchiere sulla “Grande Avellino” da realizzare per effetto della conurbazione con Atripalda, Mercogliano, Monteforte, Cesinali, Aiello ed il resto dell’Hinterland? Ma altre domande in questo momento sembrano avere più importanza: dov’erano i nostri uomini politici quando i “politici furbi” di altre province a colpi di emendamenti decretavano la fine di Avellino capoluogo? I nostri eletti al Parlamento non solo non hanno difeso le ragioni obiettive di prevalenza logistica e territoriale di Avellino, ma, insieme agli altri parlamentari, non hanno avuto la forza di spiegare a chi ha ritenuto di ridisegnare “ a tavolino “ i territori provinciali italiani che, a fronte di un indimostrato risparmio in termini di spesa pubblica, vi saranno ricadute ben più gravi sull’economia locale in termini di prodotto interno lordo territoriale. E’ un grido di allarme quello del C.A.D. provinciale, ma anche una sollecitazione ad una composta e ferma mobilitazione dei cittadini che troppe volte hanno delegato le sorti della città e della provincia ad un personale politico inadeguato a rappresentare al Governo, al Parlamento ed alla Regione i problemi di questa provincia che sta morendo un po’ per volta. E’ necessaria, pertanto, una mobilitazione generale della popolazione avellinese affinché, con tutti gli strumenti pacifici e democratici, le Istituzioni vengano invitate a fare un passo indietro. Il C.A.D. vuole essere un soggetto attivo in questa fase divenendo espressione di un diffuso disagio presente in città ed operando per la ricerca di possibili soluzioni. In una provincia che ha perso i suoi tradizionali punti di riferimento, l’associazionismo e l’impegno sociale, rivolto soprattutto a quanti soffrono in condizioni di disagio, è l’unica risposta civile in grado di arginare il degrado civile e morale delle nostre terre. A questo impegno sono innanzitutto chiamati tutti coloro che ritengono che sia venuto il momento di contribuire, con le proprie capacità professionali ed imprenditoriali, alla promozione del benessere collettivo. Infatti il C.A.D. sociale nasce con l’idea di far confluire tutte le professionalità che la società può offrire e metterle al servizio della collettività”.
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