Indulto: potrebbero ritornare in libertà le donne del Clan Graziano

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Quindici – Mentre in tutta Italia sono stati firmati i primi decreti di scarcerazione dopo l’approvazione del provvedimento di legge, grazie all’indulto, come è stato diramato tramite agenzia di stampa, potrebbero presto lasciare il carcere le tre donne della famiglia Graziano di Quindici che il 26 maggio del 2002, alle porte del comune di Lauro affrontarono con le pistole in pugno e uccisero tre donne appartenenti al clan avversario dei Cava. Lo ha reso noto l’avvocato difensore di Chiara Manzi, Stefania e Chiara Graziano, il penalista Massimo Preziosi, che si appresta a chiedere per le sue assistite misure alternative al carcere. Le tre donne del clan camorristico che da decenni si oppone nel Vallo di Lauro al clan dei Cava, grazie al rito abbreviato, sono state condannate a dieci anni di reclusione, due dei quali scontati e altri due di carcerazione preventiva. Per effetto dell’indulto, la restante pena di tre anni, secondo l’avvocato Peziosi, potrà essere scontata in regime di semilibertà, in affidamento ai servizi sociali o agli arresti domiciliari. Con la strage di Lauro, la decennale faida tra i due clan camorristici scrisse il suo capitolo più sanguinoso e drammatico: mai prima di allora, nella guerra di camorra erano state coinvolte le donne delle due famiglie. Nel drammatico regolamento di conti che si consumò nel tardo pomeriggio davanti al cimitero di Lauro, persero la vita la figlia sedicenne del boss Biagio Cava, Clarissa, e due sue zie, Maria Scibelli e Maria Cava mentre una giovane cugina di Clarissa venne centrata da un proiettile alla spina dorsale che da allora la costringe a vivere su una sedia a rotelle.

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