L’irpino De Nisco presenta il libro: “Il Diario di Rebecca”

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Si intitola “Il Diario di Rebecca” ed è l’ultimo libro di Giuseppe De Nisco, il trentenne scrittore di Dentecane, giornalista, poeta, già autore di alcune sillogi poetiche e di un interessante raccolta di racconti sui briganti pubblicata nel 2010 con la casa editrice Mephite di Avellino. “L’idea alla base del libro” spiega l’autore “nasce da un ricordo infantile, quello delle serate trascorse intorno al cerchio del braciere, quando si stava ore ad ascoltare le storie e le credenze popolari del paese. In quelle sere fredde, di pieno inverno, intorno al fuoco del braciere, come attorno ad una lanterna magica, le storie si susseguivano, si interrompevano, continuavano, rimbalzavano da una serata all’altra, se il racconto era troppo lungo. La maggior parte era storie di fantasmi, di eventi inspiegabili, di leggende e miti popolari. A questi io ho attinto per le mie storie”. Quelli de “Il diario di Rebecca” sono racconti neri di spiriti inquieti, incastrati ancora in questo mondo per portare messaggi o risolvere il mistero della loro fine; di certe straordinarie donne del popolo, capaci di preannunciare tragedie o facilitare scelte future con le loro visioni oniriche; di presenze misteriose, in grado di plagiare la volontà degli uomini e asservirli; di macchinazioni e trame tutte umane, che però si scontrano con l’implacabile giustizia (o vendetta) di esseri non terreni. La scrittura è avvincente, soggioga, ammalia e in ogni pagina i colpi di scena si susseguono con un ritmo incalzante. Leggendo i vari racconti si nota, come lo stesso autore ha confermato, che alcune delle storie per qualche dettaglio della narrazione o per la complessità della trama, non sono il semplice frutto della immaginazione, ma nascondono qualcosa di più profondo: un riscontro oggettivo, un punto di ancoraggio, nascosto, ma ben saldo, nella Storia. E’ il caso de “Il diario di Rebecca”, la storia di Aniello, un contadino di Torre Le Nocelle che in un “tempo antico” ben precisato si imbatte in una famiglia di ebrei erranti di passaggio in Irpinia e con loro stringe amicizia. Rebecca è la figlia del predicatore errante ed accompagna suo padre nel lungo viaggio verso Gerusalemme. La straordinarietà di questa storia risiede nella verità storica che essa sottende. Verità che è emersa grazie al ritrovamento fortuito di un documento originale del 1600, un diario in cui il “cunto” trova conferma. Il documento prova l’esistenza di Rebecca, la giovane ebrea polacca colta ed ispirata, in viaggio con la famiglia in Italia, conferma il percorso che essa compie nelle nostre regioni a seguito del padre. Il diario accerta le circostanze descritte nel “cunto” e rivela, inoltre, una storia sensazionale, in cui la vicenda personale di questa adolescente di religione ebraica si intreccia con le vicende storiche del suo paese di origine, la Polonia, con quella del re Giovanni III Sobieski e con le eresie messianiche dell’epoca nell’Est Europa. Ecco che da leggenda popolare, diceria, mito, grazie al diario ritrovato, il “cunto” diventa Storia.

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