La strada giusta per ripartire. “Se la poesia non diventa prosa” il 31 luglio sarà ricordato come un giorno memorabile per l’ex Ipai di Mercogliano, struttura oncologico-pediatrica finora passata alla storia per vicissitudini travagliate e apparentemente poco promettenti. Ma la svolta, non solo auspicata ma fortemente voluta, è praticamente dietro l’angolo. Ieri mattina la struttura di Mercogliano è stata meta dell’ennesimo sopralluogo – stando ai fatti l’ultimo prima della fase operativa – da parte di chi ha sempre creduto in un progetto che racchiudeva la formula dello sviluppo nel campo della ricerca. Regione, Provincia, Comune e Pascale uniti per disegnare un futuro nuovo. Mario Santangelo, Alberta De Simone, Angelo Montemarano, Enzo De Luca, Rosa D’Amelio, Teresa Armato, Franco D’Ercole, Massimiliano Carullo, Vecchione e Castello forti nel determinare un cambio culturale che fa della ricerca e dell’innovazione il segreto del successo. Tanti i cambiamenti, altrettante le conferme. Per cominciare restano da investire, entro il 31 dicembre, i 10milioni di euro della Regione Campania, il che “… renderà il Centro operativo – ha spiegato il direttore del Pascale Santangelo – entro la fine dell’anno”. Poi la novità: il Crop diventerà, secondo una nuova e probabile dicitura, Morc (Mercogliano Oncology Research Center) e, come spiegato in passato, si occuperà esclusivamente di ricerca oncologica, non più solo pediatrica. Ma non tutto si è esaurito nel sopralluogo. I presenti, infatti, si sono immediatamente messi all’opera per stilare un cronoprogramma e provvedere, contestualmente, ad una distribuzione di competenze. Poi, l’atto concreto: una prima bozza dell’intesa istituzionale tra Provincia, Regione e Pascale. Una giornata intensa che ha praticamente sancito il realizzarsi di un progetto. Anzi, più che un progetto, un sogno che ha tenuto vivo il dibattito del Consiglio Provinciale. Una discussione matura e aperta. Una assoluta convergenza di vedute in cui la politica è stata messa da parte per cedere il podio alla ricerca scientifica, alle necessità dei malati, ad un programma che ha la grande aspirazione di cambiare il futuro dell’Irpinia. “Per noi è un’occasione unica – ha spiegato la De Simone – L’Irpinia non può sentir parlare di una cosa per 14 anni senza che poi se ne faccia nulla. E questo è proprio il momento del ‘fare’”. Un ‘fare’ reso possibile grazie al nuovo e rinnovato interessamento del Pascale che “… ha visto nell’ex Ipai – ha spiegato Santangelo – un momento di riqualificazione”. Alla base del ragionamento la presa d’atto che nell’intero Sud non esistono modelli che prevedono l’attività di ricerca che sarà sviluppata a Mercogliano. Si tratterebbe, infatti, del primo modello di centro, in tutta Europa, in cui dalla sperimentazione di base si potrà passare all’applicazione clinica. Oltre a questo “… saremo interagibili con le altre strutture presenti sul territorio e il nuovo ex Ipai sarà il centro di tutti”. Una spiegazione, quella avanzata dal direttore del Pascale, che ha viaggiato di pari passo con una precisazione: “Noi del Pascale interverremo direttamente nell’ambito del centro senza operare, tuttavia, alcuna colonizzazione”. Con queste prospettive, dunque, ci si trova di fronte ad una vera e propria opportunità di riscatto. Nei progetti delle istituzioni competenti, infatti, ci sono dei punti cardine inequivocabili: tutti i ricercatori del centro saranno irpini; saranno sfruttati in maniera razionale i talenti del nostro territorio; i risultati avranno un richiamo internazionale. Obiettivi ambiziosi che il Pascale è già stato in grado di raggiungere: basti pensare che nel campo della ricerca è al secondo posto prima di Roma, Firenze e Bologna e vanta 25 ricerche finanziate dalla Regione, pubblicate anche a livello internazionale, a dispetto delle 4 presentate dall’Università. Da queste premesse l’interrogativo: “Perché al Sud non dobbiamo puntare al massimo? Il nord sotto questo aspetto ha una maggiore credibilità rispetto a noi – a tratti ingiustificata – Ma con un progetto di ricerca di alta qualificazione non avremo nulla da invidiare a nessuno”. Una relazione ampia e dettagliata che ha introdotto in seno al Consiglio la discussione su quella che, così come definita da Arturo Iannaccone, rappresenta una pagina della nostra storia. “Stiamo toccando con mano l’ineluttabile dato che questo centro ci sarà. La Corte dei Conti si era espressa dicendo che aprire un centro di ricerca in Irpinia sarebbe stato come aprire una cattedrale nel deserto. E ‘noi’ siamo stati in grado di realizzare quella che ad oggi non è più un’utopia”. Un ‘noi’ decisamente appropriato: mai come in merito a questo argomento, infatti, maggioranza ed opposizione hanno tralasciato l’aspetto politico agendo con motivazione e stimolo etico. Al centro dell’attenzione, nessuna idea di destra o di sinistra ma semplicemente un’idea giusta. Consensi unanimi e qualche precisazione, come quella dell’on. Pasquale Giuditta, che ha sollecitato i colleghi a ‘pretendere’ una maggiore attenzione da parte della Regione con l’impegno di farsi promotore di un coinvolgimento del Governo e del Ministero della Salute. Alte anche le aspettative di Carpenito che disveste l’abito di consigliere per parlare da cittadino: “Attendo da questo progetto un servizio di grande spessore. La vera scommessa è quella sulla qualità del servizio che andremo ad offrire. Su questo voglio scommettere ma soprattutto voglio sognare”. Poi la conclusione che tutti attendevano. Un epilogo sorto da numerose sollecitazioni ma accolto da Santangelo in maniera encomiabile: “Il nuovo centro sarà dedicato a Fiorentino Lo Vuolo. Al suo infaticabile impegno. Alla sua caparbietà di crederci a qualunque costo. Al suo talento e alla stima che l’Irpinia non smette mai di offrire al suo illustre concittadino”. (di Manuela Di Pietro)
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