La perdurante situazione di sofferenza delle aziende italiane è fotografata dagli ultimi dati sulle ore di cassa integrazione richieste dalle aziende nel mese di agosto che ammontano a 67 milioni con una stima di circa 400 mila lavoratori coinvolti. Lo riferisce in una nota la segreteria provinciale della Uil.
Anche se il dato nazionale segnala la diminuzione del 42,1% di ore autorizzate tra luglio ed agosto è fisiologicamente collegata ad un periodo di chiusura estiva delle attività produttive, preoccupante è il confronto con lo stesso mese del 2011, dove si assiste ad aumento del 18,7% di ore richieste. Una percentuale dovuta in larga misura all’apertura di procedure di cassa integrazione per nuove e grandi aziende in crisi come dimostra l’incremento del 52,5% della gestione ordinaria ed il 24,7% di aumento della cassa in deroga evidentemente connesso ad una persistente crisi del tessuto produttivo piccolo e piccolissimo.
Non meno ottimista la fotografia scattata dal confronto tra i primi 8 mesi del 2012 con lo stesso periodo del 2011.
I dati relativi alla provincia di Avellino, sempre di confronto tra luglio ed agosto 2012, evidenziano una drastica riduzione delle ore ordinarie dovute al periodo di fruizione delle ferie. Le ore di Cassa Integrazione Straordinaria segnalano un aumento del 200% che determinano una condizione di insopportabile emergenza produttiva ed occupazionale non transitoria, ma verso la stabilizzazione della crisi.
La cassa in deroga aumenta del 20% fotografando una condizione di ulteriore difficoltà delle piccole e piccolissime Imprese manifatturiere che aggravano la condizione produttive del tessuto imprenditoriale maggiormente presente in Irpinia. Le ore complessive autorizzate subiscono un incremento del 53% sui tre capitoli di richiesta.
“Sulla base di questi dati non sono più rinviabili politiche, sostenute da adeguate risorse pubbliche, mirate alla crescita e alla buona occupazione: ridurre le tasse per lavoratori dipendenti e pensionati, garantire anche nel 2013 sufficienti risorse per gli ammortizzatori sociali, indirizzare verso il settore manifatturiero, soprattutto al SUD, le risorse nazionali ed europee. Anche qui in Irpinia, dichiara il Segretario Generale della UIL – Franco De Feo – è allarme occupazione ed è necessario porre mano con sollecitudine allo sblocco della spesa pubblica per ridare ossigeno vitale al settore dell’edilizia e delle costruzioni, da sempre trainante per l’economia provinciale, all’apertura dei cantieri per il completamento delle infrastrutture viarie strategiche per lo sviluppo, al finanziamento dei contratti di programma, al monitoraggio dei siti e capannoni industriali per renderli disponibili per nuove iniziative industriali, al salvataggio delle grandi esperienze industriali presenti in Irpinia: Irisbus e Fma. Rispetto alla IRISBUS ribadiamo che l’unico obiettivo del Sindacato che riguarda il futuro produttivo ed occupazionale è quello di un intervento del Parlamento che provveda alla condivisione, all’approvazione ed al finanziamento del PIANO TRASPORTI NAZIONALE con la fissazione del fabbisogno produttivo di autobus del trasporto pubblico locale, almeno per i prossimi dieci anni”. Questo è stato comunicato ai Segretari Generali nazionali confederali con la segnalazione dell’obiettivo immediato che risulta essere il decreto di inserimento dei lavoratori IRISBUS, potenziali beneficiari della previgente normativa previdenziale in materia pensionistica, nel pacchetto dei lavoratori ESODATI e consentire l’intesa per il 2° anno di Cassa Integrazione Straordinaria. Siamo fiduciosi nell’intervento delle Confederazioni che auspichiamo possa non solo concretizzarsi nella fissazione del confronto al MISE ma anche produrre risultati soddisfacenti per i 700 lavoratori e le loro famiglie. Aspettiamo che anche la politica CAMBI PASSO ed affronti con determinazione e concretezza i problemi veri dello sviluppo della ns. provincia. Alla luce delle richieste di CIG si pone ormai anche il tema di come si potrà garantire una quota di reddito aggiuntiva a queste migliaia di lavoratori che potrebbero essere impegnate in attività utili alla collettività, collegate ad un reale processo di riqualificazione professionale.
