Lerner: “La crisi Fiat chiude un’epoca, riconvertiamo la produzione”

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La crisi dell’apparato Fiat, che mette in ginocchio l’ottanta per cento del tessuto industriale irpino, segna inesorabilmente un passaggio epocale. La vera sfida per il futuro è immaginare allora una riconversione produttiva per l’intero Paese. Ma la frontiera appare decisamente ardua. Nell’Irpinia della mille vertenze, plasticamente rappresentate dal dramma delle settecento tute blu dell’Irisbus di Flumeri, il celebre giornalista Gad Lerner, ospite della Cgil di Avellino, ripercorre le fasi storiche che hanno portato il colosso torinese all’attuale stallo, trascinando nelle spirali della crisi che l’ha coinvolto la vita e le abitudini di migliaia di lavoratori e famiglie. A circa 25 anni dalla pubblicazione del reportage “Operai” (oggi ristampato), e che in un capitolo particolarmente fortunato racconta la vicenda dell’irpino Beppe Rorro e dei tanti cittadini di Monteverde emigrati negli stabilimenti del nord, il conduttore de “L’Infedele” ha ripercorso le vicende della lotta sindacale in una sorta di viaggio a ritroso nel tempo: “Delle volte – premette – ragionare col senno di poi ci aiuta a verificare percorsi di vita e teorie economiche, e a capire se determinate scelte hanno saputo produrre risultati. I libri, le inchieste lente e i dettagli, in tal caso, contano di più della rappresentazione puramente emotiva della realtà e del disagio sociale”. Lerner si rivolge a Silvia Curcio e alle altre maestranze Irisbus intervistante fugacemente su La 7: “In tv avete avuto una ignobile particina – si scusa – anche se migliore rispetto al sistema della piazza incazzata, con l’inviato imbacuccato e al freddo, che pure è in voga in questo momento”.
Poi entra nel merito ed analizza gli effetti del divorzio tra fabbrica e politica: “Avrebbe potuto contenere un elemento positivo: la fine di un’ideologia che produceva un utilizzo strumentale della classe operaia nell’ambito di una lotta politica pur sempre finalizzata al potere. – evidenzia – Nel frattempo, però, ha voluto anche dire che non c’erano più gli operai, e che veniva meno quel percorso di rappresentanza nelle istituzioni concretizzatosi spesso nelle file della sinistra”. Oggi siamo alla chiusura di una precisa epoca storica. Per il giornalista, la transizione è partita nel caldo autunno del 1980: “All’epoca la Fiat si è ripresa mano libera operando una ristrutturazione e forzando con politica e sindacato. – ricorda – Ha potuto cominciare a scrivere una nuova storia, come su di una pagina bianca, con sindacati che hanno accettato la flessibilità, una grande riduzione dell’assenteismo e fabbriche decisamente dimagrite”. Ne sono conseguiti anche grandi utili: “Ma sono stati investiti altrove – rileva – dal momento che la parola in voga era ‘diversificazione’, anziché in ricerca e sviluppo. Il risultato è stato che la svolta del 1980 ha portato la Fiat quasi al fallimento, ma ha anche arricchito manager e finanzieri”.
E cosa ha prodotto sul piano generale lo spostamento della ricchezza dal lavoro dipendente alle rendite?: “La perdita di 10 punti di prodotto interno lordo e la divaricazione della forbice delle disuguaglianze sociali”. Edotto sui drammatici dati dell’economia irpina dal segretario della Cgil, Vincenzo Petruzziello (90mila disoccupati, 16mila precari, e disfacimento del tessuto produttivo), Gad Lerner ha anche rilevato l’emergere di un nuovo sistema di welfare, precario e di stampo familiare, figlio della crisi dilagante: “Come è possibile – si chiede – che nonostante la metà degli irpini faccia fatica ad arrivare a fine mese non sia ancora saltato tutto per aria? La verità è che c’è stata una sostituzione, una sorta di volontà di arrangiarsi, un nuovo welfare basato sul lavoro intermittente della moglie, su quello precario del figlio e sulla pensione del nonno”. Ma quale sarà il futuro? Lerner non ha certo il dono della chiaroveggenza: “Si chiude oggi un ciclo economico dal quale il lavoro dipendente esce con le ossa rotte – ammette – e siamo decisamente all’incognito: immaginare l’assetto produttivo del futuro è difficilissimo. Ma le scelte di riconversione dell’economia italiana rappresentano la vera sfida del Paese”. (di Flavio Coppola)

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