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“Data e ricorrenza evocatoria che cade in un momento delicatissimo del nostro Paese, non solo per l’avvicinarsi della scadenza elettorale, ma specialmente per come dentro e in prospettiva di questa scadenza, le libertà femminili, i nostri corpi, le conquiste e le idee delle donne rischiano di essere merce di scambio,oggetto delle strumentalizzazioni più retrive e del peggiore oscurantismo.
Abbiamo ancora nella pelle il disgusto per il vergognoso episodio di Napoli e l’incontenibile voglia di scendere in piazza, che ci ha preso tutte giovani e adulte, militanti di movimento e donne impegnate nelle istituzioni e nei partiti, eterosessuali e lesbiche, unite da una forte empatia verso la donna violata nella sua intimità più delicata, espropriata della sua dignità, criminalizzata per le sue scelte, indagata, interrogata, scrutata nel suo desiderio di maternità, di quella concreta, fisicissima maternità su cui si era esercitata la sua scelta, civilmente, eticamente, liberamente.
Tutte – anche quelle che non ce l’hanno fatta ad arrivare nei luoghi delle tante manifestazioni che sono sorte come funghi nel giro di poche ore, siamo state percorse da un brivido e da un sussulto di ribellione, per un clima da inquisizione che speravamo lontano da noi anni luce e che invece ci si è scaricato addosso, con la violenza di ogni atto reazionario.
Oggi a cento anni dal rogo che ha consumato le vite di quelle operaie tessili nell’opificio occupato in USA, facendone il simbolo delle centinaia di migliaia di donne che nel mondo sono morte e continuano a vivere e morire senza diritti, si deve pensare ad un otto marzo in cui si affermino dignità e diritti nel e per il lavoro, dignità e diritti nel corpo, nel vivere la sessualità nelle scelte di procreazione dentro e fuori la famiglia dentro e fuori il rapporto di coppia.
La realtà delle differenze ci consegna una durezza delle discriminazioni che trent’anni di politiche di parità non sono riuscite a sconfiggere.
Perché c’è una debolezza nella contrattazione e nella rappresentanza di genere sui luoghi di lavoro come nei ruoli dirigenti delle grandi centrali sindacali.
Perché la maternità continua a fare la differenza e a discriminare nel lavoro e nelle professioni.
Perché la cultura della produttività non valorizza il merito e le qualità, bensì la completa abnegazione agli obiettivi aziendali e al modello gerarchico prevalente.
Perché essere brava, bella, intelligente e magari pure mamma è un tabù e prima o poi ne pagherai le conseguenze.
Perché le molestie e le persecuzioni sessuali sono ancora uno dei maggiori fattori di rischio cui le donne vanno incontro nella loro vita lavorativa.
Perché la cultura della violenza, della sopraffazione e la svalorizzazione dei corpi femminili è in ogni luogo della società, ben nascosta nelle pieghe della famiglia e dei rapporti affettivi e interpersonali. Il ruolo della sinistra oggi più che mai deve essere quello di affermare a gran voce il diritto della laicità dello stato, il diritto dell’autoderminazione femminile, il diritto a vivere in una società dove le differenze siano finalmente considerate una ricchezza”. (di Nicola Manzione)