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Nel piano sono rigorosamente indicati i parametri cui dovranno attenersi i Direttori Generali nel conferimento degli incarichi di struttura complessa.
Questo permetterà di evitare una inutile e dannosa proliferazione di incarichi privilegiando l’aggregazione dipartimentale. L’attivazione delle specialità è definita in ragione di un indice di occupazione di posti letto non inferiore al 75%”.
Il ripetuto richiamo al Piano di rientro non è dovuto certo alla volontà di deresponsabilizzarci scaricandovi addebiti non graditi. Ci assumiamo in pieno la responsabilità della nostra azione, politica e tecnica insieme, ma questo non ci impedisce di ribadire – come ama ripetere anche il nostro presidente – che qualcuno può chiamarci a difendere l’indifendibile.
La situazione di grave crisi congiunturale, anche a carattere internazionale, impone una razionalizzazione dei costi che non si può tradurre, ed infatti non si è tradotta, in una contrazione dell’offerta sanitaria. Nonostante i tagli imposti sono stati garantiti i livelli essenziali di assistenza, e a ben vedere, anche qualcosa in più come dimostra l’indagine Istat che attribuisce alla Campania le prime posizioni in Italia in termini di qualità percepita.
E vengo alle questioni più squisitamente economiche e finanziarie. Sono questi i paletti,infatti, dai quali non si può prescindere se si vuole costruire e, soprattutto, garantire nel tempo un’assistenza sanitaria concreta e calibrata sulla domanda di salute che giunge dai territori.
La Giunta Regionale, fin dall’inizio del proprio mandato (giugno 2005), ha definito una precisa strategia per il risanamento del Servizio Sanitario ma sempre nel rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza.
In sintesi, essendomi in passato già intrattenuto più volte sull’argomento, la strategia individuata per raggiungere il risanamento si è imperniata, sostanzialmente, su tre azioni complementari:
1) Consolidare i debiti maturati dalle aziende sanitarie, al 31 dicembre 2005, attivando la Società Regionale per la Sanità (So.Re.Sa. S.p.A.); 2) Ottenere un significativo riequilibrio in sede di riparto nazionale dei fondi per la sanità;
3) recuperare efficienza ed economicità nella gestione del Servizio Sanitario Regionale. Tale azione si è dispiegata con un primo piano triennale 2006-2008 di riequilibrio economico e finanziario che, supportato da importanti atti del Consiglio e della Giunta Regionale, ha consentito nel 2006 di ridurre i costi del Servizio Sanitario Regionale del 5% a fronte di un incremento nazionale del 4%. In dettaglio, la Campania è passata da uno sforamento di circa 1miliardo e 800 milioni del 2005 ad una sostanziale parità nel 2006 grazie ai fondi integrati dalla Regione Campania, ad uno sforamento di 74 milioni nel 2007, ai cinque milioni di risparmio dei primi nove mesi del 2008 sempre per l’integrazione dei fondi della Regione Campania.
L’azione di risanamento avviata dalla Regione nel 2005 ha, quindi, creato le migliori condizioni per definire con i Ministeri dell’Economia e, all’epoca, anche con quello della Salute un serio Piano di Rientro dal Disavanzo 2007-2009, incentrato sulla ristrutturazione della rete ospedaliera pubblica e sulla razionalizzazione dell’assistenza distrettuale, con l’obiettivo di raggiungere la parità costi-ricavi nel 2010, seguendo un percorso programmato di riduzione progressiva del disavanzo in un quadro predefinito di piena copertura dei residui e decrescenti deficit 2007-2009.
L’attuazione del Piano di Rientro dal Disavanzo 2007-2009, stipulato il 13 marzo 2007 dal Presidente della Regione con i Ministri dell’Economia e della Salute, è stata ed è oggetto di ben cinque verifiche del Governo sia a direzione del centro sinistra che del centro destra e ci apprestiamo alla sesta verifica di fine anno convinti di aver fatto fino in fondo il nostro dovere.
Credo sia doveroso da parte nostra ribadire, anche alla luce delle recenti polemiche riportate in diversi articoli di stampa, che il costo delle prestazioni sanitarie in Campania è tra i più bassi d’Italia nonostante la Regione Campania riceva una quota procapite che continua ad essere la più bassa d’Italia. Basta rifarsi, del resto alle apposite tabelle pubblicate sul sito dell’oramai ex ministero della salute per ricavare questi dati. Infatti il costo pro capite del Servizio Sanitario in Campania è inferiore alla media nazionale ( € 1.692 pro capite contro € 1.725 della media ) ed è fermo rispetto al livello del 2005. La Campania continua ad essere fortemente penalizzata dal riparto del Fondo sanitario Nazionale, ottenendo il livello di finanziamento pro capite più basso in assoluto, inferiore di 74 € al Lazio, di 46 € alla Lombardia, di 128 € alla Toscana, di 61 € rispetto alla Calabria.
Si pensi che, qualora la Campania avesse lo stesso finanziamento pro capite del Lazio (regione in cui l’anzianità media è di poco superiore), otterrebbe un finanziamento ordinario corrente maggiore di 430 milioni in più l’anno e risulterebbe, quindi, in equilibrio anche dimezzando le attuali maggiorazioni alle aliquote IRPEF ed IRAP.
Dati confermati, peraltro, anche da un’inchiesta del Sole 24 ore che lo scorso otto settembre laddove, partendo dall’analisi della proposta di legge sul federalismo fiscale, finiva con l’individuare la regione Campania appunto fra quelle più vicine ai livelli ottimali (standard) dei costi delle prestazioni sanitarie.
Questi i fatti reali ai quali mi sento solo di aggiungere, per la completezza dell’informazione, che nonostante la violenza di certe argomentazioni le stesse vengono smentite dai dati reali. Mi riferisco alla polemica, montata ad arte sui numeri delle prestazioni erogate in tutta la regione Campania. Tali dati sono confortanti come si evince dalla tabella relativamente al biennio 2006/2007, da quando si è avviato il processo di razionalizzazione dei costi e che vado ad illustrarvi. (segue)