
Era il 28 maggio del 1980 quando Walter Tobagi firma di punta del Corsera fu freddato con cinque colpi di pistola da un commando delle Brigate Rosse, la Brigata XVIII Marzo. “La sconfitta politica del terrorismo passa attraverso scelte coraggiose: è la famosa risaia da prosciugare, tenendo conto che i confini della risaia sono meglio definiti oggi che non tre mesi fa. E tenendo conto di un altro fattore decisivo: l’immagine delle Brigate rosse si è rovesciata, sono emerse falle e debolezze e forse non è azzardato pensare che tante confessioni nascono non dalla paura, quanto da dissensi interni, sull’organizzazione e sulla linea del partito armato” scriveva in uno dei suoi articoli sulle colonne milanesi del Corriere Della Sera. Tobagi seguì sistematicamente tutte le vicende relative agli anni di piombo: dai tempi degli autoriduttori che disturbavano le Feste dell’Unità agli episodi di sangue più efferati con protagoniste le Br, Prima Linea e le altre bande armate. Con le sue inchieste provò a risalire alle origini di Potere operaio, con la galassia delle storie politiche e individuali sfociate in mille gruppi, di cui molti approdati alle bande armate. Lasciava la moglie, Maristella, e due figli, Luca e Benedetta. Proprio quest’ultima è autrice di un recente libro dedicato alla figura del padre – giornalista “Come mi batte forte il cuore – Storia di mio padre”: quando Walter Tobagi cadde sotto il fuoco dei terroristi aveva trentatre anni e Benedetta appena tre. Oggi lei vuole capire. Con forza, con delicatezza, ricostruisce la figura pubblica e privata del padre in un racconto che intreccia spietate vibrazioni intime ad analisi storiche lucide e rigorose, cercando di comprendere il portato storico di quello che significarono gli anni Settanta.
Stamattina a Milano cerimonia di commemorazione per il trentennale dalla morte alla presenza delle autorità, della famiglia e dell’attuale direttore De Bortoli che ha dichiarato: “Quella mattina avemmo la sensazione che la lotta al terrorismo fosse perduta, ma dagli scritti di Walter scoprimmo invece che la coscienza collettiva, unendosi, avrebbe potuto sconfiggere il terrorismo”.