25 anni fa il terremoto: come intervenne l’Esercito

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La sera del 23 novembre 1980, subito dopo la prima scossa tellurica, scattava il piano d’intervento per l’emergenza. Nelle ore successive l’Esercito Italiano era già schierato nelle zone colpite dal sisma. “Arrivano i soldati” era il grido che si spargeva di casa in casa, di bocca in bocca tra i gruppi di terremotati spesso sotto shock, per la paura passata sia per il senso d’impotenza di fronte allo scatenarsi degli elementi naturali. E l’arrivo delle divise grigioverde faceva capire ai sopravvissuti che il Paese, il Governo, si era subito dato da fare e che non li aveva dimenticati. Le cronache di allora riportavano il lavoro sviluppato dai soldati. I dati relativi alle prime 24 ore dell’emergenza testimoniano lo sforzo sostenuto dall’Esercito e dai suoi uomini. Come non ricordare l’umile e prezioso lavoro delle migliaia di soldati di leva che rinunciarono volontariamente alla licenza pur di sentirsi vicino alla gente in quei momenti duri ed interminabili. La stessa notte dopo la prima scossa di terremoto avvenuta alle ore 19.35, le unità lasciavano le Caserme. 11 battaglioni raggiunsero le zone disastrate e all’alba del 24 novembre erano 6.000 gli uomini già schierati sul terreno, raggiungendo ben 35 Comuni tra i più disastrati. Iniziavano così le attività proprie della prima fase dell’emergenza: assistenza ai sopravvissuti, trasporto dei feriti, rimozione delle macerie, estrazione delle salme, distribuzione di coperte e viveri, impianto delle prime tende, illuminazione delle zone di lavoro, materiale da ponte, stazioni radio, impianto di ospedali da campo, transennamento di edifici pericolanti, ed altre attività non di minore importanza. Questi i numeri che testimoniano l’impegno ed il lavoro svolto dalla Forza Armata a favore delle popolazioni terremotate: 30 battaglioni pari a 17.400 soldati più 159 ufficiali di collegamento con gli enti locali e le Prefetture per la razionalizzazione delle richieste e degli aiuti; altri 1.000 militari circa, per la gran parte ingegneri edili, architetti e geometri, messi a disposizione del Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica; 6.734 veicoli tra cui autocarri, ambulanze e mezzi speciali per il movimento terra del Genio; 39 velivoli con 1.800 missioni compiute, per complessive 1.600 ore di volo. Sono stati trasportati 75 feriti, 1.600 passeggeri ed oltre 500 tonnellate di materiali; 384 cucine da campo, 12.404 tende impiantante con 500 stufe; 11.472 sacchi a pelo e 73.276 coperte; oltre 2 milioni di razioni viveri distribuite; 1 Unità sanitaria eliportata, 4 Unità sanitarie di pronto intervento, 6 Centri sanitari mobili, 113 nuclei sanitari su roulette, 3 Ospedali da campo oltre alla messa a disposizione degli ospedali militari di Caserta, Bari, Napoli e Catanzaro; 150.600 vaccinazioni, 40.636 prestazioni medico-chirurgiche, 10 indagini epidemiologiche, 709 interventi per controllo acque e 900 interventi per potabilizzazione delle acque. Da ricordare, infine, il senso del dovere militare e civico dimostrato in particolare dai militari di Leva, molti dei quali rientrati volontariamente dalla licenza pur di sentirsi vicino alla gente in quei momenti duri ed interminabili.

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