Avellino – Tante macerie ma la fiamma fioca di un focolare sempre acceso, alimentato dalla generosità delle donne senza più una casa, senza più i propri cari, ma con uno scialle nero e qualche maglia di lana per ripararsi dal gelido inverno, pronte a riscaldare con il tepore della propria anima volontari e soldati venuti da ogni parte dell’Italia generosa.
Ricordi indelebili che mai nessuno potrà cancellare dalla propria mente. Ricordi di donne eroine della speranza pronte a consegnare coperte donate dal Paese generoso: quell’Italia che nonostante l’iniziale empasse ha abbracciato i suoi Figli. Si è fatta interprete del lutto di un lembo della terra dalla luna dal rosso acceso. Quella luna… quasi a voler dire: vi accompagnerò per sempre lungo il cammino della speranza.
Immagini che porteremo sempre nel cuore: la terra che trema, che apre le sue ferite, che annienta le sue case, le sue chiese, i suoi vessilli, i suoi gonfaloni, i suoi campi fino allora sempre verdi. Immagini di un passato che sembra troppo presente anche per noi che allora eravamo troppo piccoli per ricordare momenti della tragedia. Eppure è così.
Forse un ricordo che vorrebbe suonare come un incitamento verso l’amore di una terra che ha fatto venire alla luce il coraggio e il carisma del suo popolo. Degno dell’Irpinia. Flash-back di uomini e donne comuni che ricordano un presidente della Repubblica dono alla terra d’Irpinia che ha riscaldato i cuori dei suoi cittadini nell’appello accorato: Fate presto. Una catena di solidarietà che mai come in quell’occasione, non ha visto distinzione tra istituzioni e genti comuni. Nelle terre più colpite, proprio quel giorno c’era il sindaco di Napoli, Antonio Bassolino ora presidente della Regione Campania che dopo aver salutato moglie e figli si era portato alla volta di paesi a cui era ed è tuttora legato: Calabritto e Caposele. Tante le campagne elettorali in quelle piazze smembrate dalla violenza della natura. Filo diretto con l’allora segretario nazionale del Pci Berlinguer per dire: qui non c’è più nulla, aiutiamo la gente dei senza tetto. E poi … la telefonata della svolta, quella indirizzata al primo cittadino d’Italia: Pertini, il presidente dalle sembianze umane che, apparso in televisione, gridò il suo urlo di dolore. Ieri proprio nella terra d’Irpinia, il lungo viaggio nella memoria che nemmeno per un istante abbandona il pensiero in onore dei 2.735 eroi che rimasero imprigionati nei resti d’Irpinia. Nella sala dell’istituzione della cultura Teatro Gesualdo di Avellino: Antonio Bassolino, il sindaco del capoluogo Giuseppe Galasso, il presidente della Provincia Alberta De Simone, gli on. Ciriaco De Mita, Rosetta D’Amelio, Enzo De Luca, Angelo Giusto, Cosimo Sibilia, Franco D’Ercole, Giuseppe De Mita, segretari cittadini e provinciali, Pino Rosato, Gerardo Adiglietti, Raffaele Aurisicchio, etc. etc. – non c’era il simbolo del terremoto Rosanna Repole perchè a Sant’Angelo dei Lombardi in attesa del governatore per l’inaugurazione del Castello degli Imperiale – assessori, consiglieri, forze dell’ordine in alta uniforme: per i Carabinieri il comandante Giovanni Di Blasio e il capitano Nicola Mirante. Per la Finanza il comandante Bartolomeo D’Ambrosio, per i Vigili del Fuoco Serafino Vassallo, per la Forestale il comandante Ferrantino, e ancora il questore Vittorio Ròchira, il prefetto Costantino Ippolito, e tutti i sindaci che con la fascia tricolore hanno dato solennità alla cerimonia in onore del sacrificio umano dell’Irpinia. “Il nostro pensiero – sottolinea il presidente Antonio Bassolino – va alle vittime di quella tragedia immane. Riguardò un’area geografica più grande del Belgio. Il terremoto è come una guerra perché porta la perdita di persone, parenti, amici. Può colpire il morale della gente. Può essere un vero e proprio spartiacque della vita di ogni persona. Niente e nessuno resterà come prima. Quel lungo minuto e mezzo, rappresentò lo spartiacque della vita di ognuno di noi. E’ una giornata fredda quella di oggi, più consona ad un 23 novembre. Fredda con la neve, ma bella per tanti aspetti. Come è bella questa terra anche con freddo e neve. Ognuno di noi ricorda il singolare caldo del 23 novembre 1980. Molti ricordano la terribile e al tempo stesso meravigliosa luna rossa che sovrastava la città di Napoli e tanti Comuni dell’Irpinia. E’ il terremoto che divise in un prima e in un dopo la storia politica. La storia della gente e dei suoi paesi”. Ma che non divise i cuori. “Ricordo la prova straordinaria che seppero offrire ai soldati e volontari giunti da ogni parte d’Italia. Se fu grande la solidarietà è anche grazie a quel sentimento nobile delle persone, delle donne con tanti scialli neri. Il disastro portò con sé importanti vite, importanti risorse. Abbiamo perciò tutto il dovere di saper distinguere ciò che è stato positivo da ciò che non lo è stato. Buona la ricostruzione: un grande parto. Conclusa per il 90 per cento. E’ la ricostruzione buona, in alcuni casi ottima. Nel rispetto dei tanti morti, dobbiamo vedere i limiti e le illegalità. Dobbiamo intravedere un cammino che ci permetta di andare avanti. L’osso duro dell’Italia ha vissuto molti cambiamenti. L’equazione zone interne uguale immobilismo, non funziona più. La Campania interna non è più sinonimo di immobilismo. Ho imparato la civiltà politica e non solo di questa terra. E per questo abbiamo il dovere di guardare avanti consapevoli dei passi compiuti. La Campania è stata la prima Regione a dotarsi della mappa del rischio sismico. Abbiamo riorganizzato il nuovo sistema di Protezione civile con un centro con le più avanzate tecnologie. Facendo perno sull’esperienza di volontariato (…). A Sant’Angelo dei Lombardi abbiamo creato un centro sismologico regionale dove si concentra la relativa scuola di formazione”. Prevenzione dunque, “la prima lezione da trarre dal terremoto”. E poi in un crescendo: “Abbiamo investito in risorse europee e pubbliche. E’ giusto che la Campania interna abbia e debba avere un’industria tecnologica. Che sia dotata di sedi avanzate perché non c’è nulla di più sbagliato che pensare di tenere lontano la tecnologia. Abbiamo investito molto in risorse. Abbiamo già determinato tutte le condizioni per ottenere la premialità per l’uso dei Fondi europei. Sempre di più dobbiamo imparare a concentrare, integrare risorse sul territorio evitando i rivoli per uno sviluppo unitario”. Su questa strada, per costruire la strada del futuro. “Se qualcosa è cambiato in termini di infrastrutture, è oggi che dobbiamo porci l’obiettivo di creare due assi Nord- Sud, Est-Ovest. Dobbiamo fare in modo che la Campania interna sia l’area di integrazione tra i due fondamentali assi di sviluppo. Possiamo farlo assieme, con la collaborazione. Guardando alla nuova generazione, perché i giovani sono le nostre radici e le nostre principali risorse del futuro. Potremmo dire di aver vinto la scommessa del futuro solo quando i giovani potranno scegliere di stare qui. Cerchiamo di farlo assieme guardando ad un futuro di speranza”. Un monito per crescere, non distruggere. “Per non divertirsi a lavorare per il fallimento delle cose. Se si lavorasse – dichiara il leader della Margherita Ciriaco De Mita – non in direzione dello scontro politico sarebbe più positivo”. Concetti più o meno forti di incitamento alle classi di centrosinistra e centrodestra a fare di più. Sarebbe la giusta rivincita di un popolo, un grande popolo che oggi continua e deve continuare ad andare avanti anche per rendere giustizia a quelle tante persone che non ci sono più. E che vorrebbero finalmente vedere la propria terra rinata. (di Teresa Lombardo)
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