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2013, un anno di Scandone da Lakovic a Vitucci

Da “Il Biancoverde” n. 20 del 10 gennaio 2014

Il 2013 è stato un anno in chiaroscuro per la Scandone Avellino, segnato da gioie e rimonte e – per ultimo – da un exploit che ancora tarda ad arrivare. Con la squadra affidata a Giorgio Valli, la dirigenza biancoverde – fresca dell’ufficializzazione dell’entrata in società della Sidigas SpA – ha puntato ad inizio campionato 2012-2013 sulle conferme nel roster di Linton Johnson e del capitano Valerio Spinelli, trovando successivamente l’accordo con la combo guard Dwight Hardy, MVP del campionato di Legadue nella stagione 2011-2012 (che non verrà tesserato prima del 7 dicembre a causa di problemi burocratici col passaporto congolese, guai che per la Scandone Avellino sono proseguiti a tutto il 2013), Jeremy Richardson, Nikola Dragovic, Ndudi Ebi (contratto rescisso a febbraio), Chris Warren, Paul Biligha e Nicholas Crow, entrambi alla prima esperienza in massima serie, Mustafa Shakur (contratto rescisso a marzo) e Dan Mavraides, già aggregato alla squadra in occasione delle amichevoli precampionato.

A fine 2012, complice l’andamento negativo della squadra in campionato (2 vittorie e 5 sconfitte), viene annunciata la risoluzione del contratto con Giorgio Valli: subentrerà in panchina l’avellinese doc Gianluca Tucci fino all’accordo con Cesare Pancotto: per il tecnico marchigiano si tratta di un ritorno dopo la stagione 2009-2010. Con Tucci e Pancotto si apre il cantiere che a fine lavori vedrà un roster del tutto rinnovato con gli innesti di Taquan Dean (altro gradito ritorno), dell’ala bulgara Kalojan Ivanov, di Jimmy Lee Hunter ma soprattutto del play della nazionale slovena e già campione Euroleague con il Barcellona Jaka Lakovic. Il girone d’andata si conclude con la squadra in quattordicesima posizione in classifica ad 8 punti (8 in meno rispetto alla stagione precedente), non ottenendo la qualificazione alla Coppa Italia dopo cinque partecipazioni consecutive.

UN GELIDO INVERNO – A metà gennaio la Sidigas Avellino ha toccato il più basso dell’ultima stagione, riuscendo a perdere in casa contro la Cenerentola Pesaro (che era reduce da ben 11 sconfitte consecutive) e uscendo dal parquet subissata dai fischi della Curva Sud. Penultima a soli due punti dall’ultima piazza, arriva all’ombra del Partenio coach Pancotto, chiamato a salvare la baracca da una quasi inevitabile figuraccia. La ‘prima’ del tecnico di Porto San Giorgio non è delle migliori (sconfitta a Montegranaro), poi lo scontro epico in casa con la Varese degli Indimenticabili allenati da un certo Frank Vitucci (che diventerà poi l’allenatore dell’anno 2013): la Sidigas s’arrende solo dopo l’overtime ma le lacrime dei giocatori biancoverdi a fine gara saranno solo l’inizio della rimonta e di un girone di ritorno stratosferico. Prima dell’exploit ci sarà però la disfatta a Milano contro l’Olimpia: la Scandone – senza Ivanov, Johnson e Richardson – cede di schianto 108-87.

Dopo la pausa per le Final Eight (vinte da Siena ai danni di Varese), la Sidigas ritorna al successo in campionato surclassando Cremona dell’ex Gresta. Nel corso dell’incontro Linton Johnson riporta uno stiramento del legamento collaterale mediale del ginocchio destro. Il 22 febbraio viene ufficializzato l’accordo con Brandon Brown, che torna in Irpinia dopo l’esperienza della stagione 2005-2006. Con l’innesto di Brown cambierà anche la mentalità in campo dei giocatori biancoverdi. A fine febbraio, il pasticcio tutto bolognese con il rinvio della sfida all’Unipol Arena contro le V Nere causa neve e con la comunicazione data alla Scandone solo a trasferta nel capoluogo emiliano già avvenuta: il danno oltre la beffa perchè nel recupero del 27 marzo, nel bel mezzo di un tour de force da oltre 3500 chilometri in giro per lo stivale, Avellino perderà il recupero.

SCANDONE AMMAZZAGRANDI – Poco male. Si ritorna a giocare il 3 marzo in casa contro Cantù allenata da coach Trinchieri. Prestazione ‘monstre’ di Lakovic e Ivanov: Avellino supererà i brianzoli 63-52 (ma la gara verrà poi omologata 20-0 a tavolino per Avellino per l’affaire Bruno Arrigoni). La Scandone ha ritrovato la tranquillità e la scioltezza dei tempi migliori. Soccombono nell’ordine anche Sassari, Biella (con Lakovic out per infortunio), Brindisi (sbancato il PalaPentassuglia) e soprattutto i campioni d’Italia di Siena, travolti dal ciclone Lakovic che – baciando la canotta biancoverde – a fine gara verrà osannato dalla Curva Sud come il salvatore della patria.

IL SOGNO PLAYOFF – E’ aprile quando la Sidigas sbanca anche il palasport di Roma e batte la squadra di Gigi Datome, futuro italiano a sbarcare in Nba. Il miracolo playoff sembra più non essere tale fino alla sconfitta rimediata in casa contro Reggio Emilia. Sembrerebbe il classico incidente di percorso. Lakovic e la dirigenza lavorano già per un sontuoso rinnovo contrattuale anche per la stagione successiva e la Scandone si toglie lo sfizio di vincere al PalaMaggiò nel derby contro la JuveCaserta. Ad aprile, con due gare ancora da giocare (Venezia e Pesaro) prima della fine della stagione regolare, resta ancora possibile il sogno dei playoff. Arriva dunque Venezia ad Avellino ma l’ex Szewczyk è implacabile. Risultato: i veneti passano al Del Mauro 79-91 eliminando di fatto gli irpini dalla corsa per la post season. Con la vittoria a Pesaro dell’ultima giornata si chiuderà un girone di ritorno sensazionale, con la squadra in decima posizione in classifica a 26 punti (4 in meno rispetto alla stagione precedente e alla pari con Caserta), distanziata di tre vittorie proprio da Venezia, ammessa ai play-off. E pensare che solo qualche mese prima si stava lottando per non retrocedere.

RIVOLUZIONE IN CASA SCANDONE – Con la fine della stagione regolare e dei playoff (scudetto a Siena), ritorna in Irpinia il direttore operativo Marco Aloi che con il diggì Antonello Nevola si mette subito al lavoro per riconfermare l’allenatore dei miracoli Pancotto. Ma la firma sul contratto del marchigiano tarda ad arrivare sino al colpo di scena di luglio: Frank Vitucci – fresco della nomina di coach dell’anno 2013 – rescinde con Varese per riaccasarsi ad Avellino. La Sidigas ha fatto follie per riaverlo ad Avellino, promettendogli una squadra che potrà lottare per le prime posizioni della classifica: la classica offerta che non si può rifiutare. Pancotto e Varese intanto accusano il colpo. Il tecnico veneto si mette subito al lavoro col suo staff (confermati De Gennaro, Tucci, Barnabà) ma il mercato cammina a rilento con le sole conferme di Biligha e Ivanov. Del cast stellare tanto atteso, nemmeno l’ombra. Lakovic è impegnato con la sua Slovenia agli Europei ma intanto promette amore eterno con Avellino che, salutato Linton Johnson, tratta un centro di spessore. Nella rosa dei papabili compaiono nomi del calibro di Hunter, Pittman e Varnado: non arriverà nessuno dei tre. Viene confermato Dragovic e si registra l’innesto di Will Thomas, semisconociuta ala/centro Usa con passaporto georgiano, già mvp della Serie A in Belgio. Intanto si parte per il ritiro di Folgaria con una squadra ancora work in progress. Rinnova anche Richardson e viene annunciato il ritorno di Daniele Cavaliero, protagonista con l’Avellino di Boniciolli cinque anni prima in Coppa Italia. Conclusi gli Europei, arriva la firma anche di Jale Lakovic. Quello che doveva essere il colpo da 90 del mercato estivo è rappresentato dall’ingaggio di Jarvis Hayes, ala da oltre 400 partite in Nba con New Jersey, Miami e Detroit.

NUOVO GIRO, PRIMO KO – La campagna abbonamenti riscuote un soddisfacente numero di tessere sottoscritte, così come notizie positive arrivano dalla preseason biancoverde tanto che a una settimana dall’avvio del nuovo campionato gli esperti e tecnici danno la Sidigas Avellino tra le prime quattro forze della nuova serie A. Ma l’esordio non è tra i più fortunati: la Scandone perde la prima in casa contro una modesta Pesaro (ad oggi ultima con una sola vittoria all’attivo). Sotto voce, comincia a serpeggiare già i primi malesseri. Il bersaglio è Will Thomas, ritenuto non adatto al gioco di Vitucci, ma si ha la netta sensazione che per mentalità e spirito di squadra la nuova Sidigas sia inferiore a quella dello scorso anno. La prima vittoria però arriva subito, alla seconda giornata: a Pistoia i biancoverdi battono i neo promossi in A1 non senza difficoltà. Sette giorni dopo il bis, stavolta in casa contro la più quotata Virtus Roma dell’ex Dalmonte: anche in questo caso, però, l’ultimo quarto (negativo) dei biancoverdi non lascia intravedere segnali confortanti.

DELUDONO IN TANTI – Novembre è il mese del ritorno di Vitucci nella sua Varese. Al palazzetto di Masnago va in scena un copione già visto con il tecnico veneto subissato da fischi e improperi vari e con l’Avellino, umiliata, che soccombe quasi senza lottare. L’ultimo quarto è fatale anche nella successiva trasferta di Cantù: la formazione di Sacripanti vince in scioltezza. Gli unici a brillare in questo primo scorcio di campionato sono i due lunghi Ivanov e il tanto criticato Thomas; Lakovic fa ancora fatica ad ingranare, così come il resto della squadra, eccezion fatta per Cavaliero. Con Biligha costretto sempre più al ruolo di panchinaro, Dragovic e Richardson si distinguono per prestazioni opache al limite dell’irritabilità. A metà novembre la Sidigas ritorna alla vittoria nel derby contro Caserta prima della sconfitta-beffa (canestro at the buzzer di Drake Diener) contro la Dinamo Sassari dell’ex col dente avvelenato Linton Johnson (protagonista di un poco simpatico siparietto col pubblico irpino in trasferta). Si ritorna a giocare in casa: contro Cremona la Scandone ritrova i due punti e una apparente serenità d’animo tanto che sette giorni dopo quasi riesce a battere i campioni d’Italia di Siena prima dello show personale di Daniel Hackett che nel giro di tre minuti strappa i due punti ai biancoverdi con giocate da fuoriclasse. Si ritorna a giocare in trasferta, stavolta a Venezia e ricomincia l’incubo: i veneti vincono 94-69 e per la Scandone è (ancora) pioggia di critiche. Ma dalla trasferta del Taliercio cominciano ad intravedersi alcuni segnali di ripresa tanto che sul finire di dicembre, i ragazzi di Vitucci vincono all’Unipol Arena di Bologna contro la Virtus e battono la sorprendente Brindisi al Del Mauro (con canestro allo scadere di Daniele Cavaliero) al termine di un match assolutamente vietato ai deboli cuore. Nell’ultimo uscita dell’anno però arriva la batosta rimediata a Milano contro la corazzata Olimpia: la Scandone (priva ancora dei due playmaker Lakovic e Spinelli) ne prende 36 e rimette in serio dubbio la sua corsa verso le Final Eight di febbraio.(di Antonio Pirolo)

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