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Lo schieramento dei reparti, l’ingresso dei gonfaloni e labari, gli onori del Prefetto di Avellino Ennio Blasco, la rassegna del comandante provinciale. E poi la deposizione della corona ai caduti, la lettura dell’ordine del giorno del comandante generale Marco Morganti, la consegna delle ricompense al capitano Maurizio Laureto, al maresciallo aiutante Antonio Arturo Miranda, al Maresciallo Capo Angelo Famiglietti e infine al Maresciallo Ordinario Antonio Pierri. Tutto è proceduto secondo rituale. “Da quasi due secoli – ha riferito il comandante Sottili nel suo discorso – i carabinieri combattono contro i nemici interni ed esterni del nostro paese. Due secoli durante i quali i carabinieri non hanno avuto timore di affrontare i banditi, i separatisti, i terroristi e tanto meno hanno oggi hanno timore di affrontare mafiosi e camorristi. Perché oggi questa è la battaglia strategica che i carabinieri devono con-tinuare a combattere in questa provincia”.
I mille occhi dell’Arma, mai come oggi, sono puntati sulla criminalità organizzata attiva nella nostra provincia, un fronte su cui in questo ultimo anno sono stati portati a termini straordinari risultati. A partire da quelle più recenti, le due operazioni sul clan Graziano di Quindici e quella che ha individuato e colpito l’alleanza tra i Cava e i Genovese che avevano allungato i loro tentacoli sulla vincite milionarie al superenalotto di un gruppo di ‘fortunati’ giocatori di Ospedaletto d’Alpinolo. Non è stato un caso se infatti alla cerimonia di quest’anno per la prima volta, hanno partecipato i labari dei comuni di San Martino Valle Caudina, di Summonte e di Quindici, che rappresentano simbolicamente il legame dell’Arma con alcuni dei comuni più esposti.
L’intervento di Sottili si è poi tinto, nel suo finale, dei toni dell’addio: “Sono giunto alla fine di quello che un mio vecchio comandante chiamava il mio “turno di guardia” in Irpinia. Probabilmente tra poco dovrò lasciare questo comando e voglio ringraziare la popolazione di questa splendida terra e le autorità che la rappresentano per la vicinanza che hanno sempre manifestato all’Arma in questi quattro anni, quasi con una “corrispondenza d’amorosi sensi””.
E alla fine del suo discorso, quasi di addio, il pubblico si è sciolto in un caloroso applauso. Segno che, anche di fronte a tanta solennità e pompa magna, uno piccolo spazio per le emozioni più spontanee ci deve pur essere.
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