1806-2006: per l’Irpinia due secoli di speranze in un seminario

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Avellino – 1806-2006: l’Irpinia come allora. A duecento anni (celebrati con qualche mese di ritardo per impedimenti ‘tecnici’) dalla nascita di Avellino capoluogo, il destino storico delle aree interne tenta di raccogliere, e coniugare nel presente, la spinta moderna segnata durante il decennio francese. Parte da queste considerazioni il seminario sul tema “Il Regno di Napoli nel sistema imperiale napoleonico” promosso dall’Ente Provincia, Comune di Avellino, Centro di ricerca Guido Dorso e Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario del decennio francese. I lavori sono stati aperti oggi all’Hotel de la Ville e continueranno fino a sabato suddivisi in quattro sessioni curate da autorevoli esperti di storia moderna con il contributo di giovani ricercatori. Al tavolo, il prof. Francesco Barra, ordinario di Storia Moderna presso l’ateneo salernitano, il prof. Luigi Mascilli Migliorini, docente di Storia Moderna all’Università Orientale di Napoli, la prof.ssa Renata De Lorenzo, ordinaria di Storia del Risorgimento presso l’Università Federico II di Napoli, il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, la presidente della Provincia Alberta De Simone, l’assessore provinciale alla Cultura Eugenio Salvatore, il consigliere provinciale Giuseppe De Mita e l’assessore regionale Enzo De Luca. Al centro della tre giorni, le dinamiche socio-politiche che determinarono l’ascesa e il consolidamento della dinastia francese nel Regno di Napoli. Un decennio di contraddizioni, bollato dalla storiografia corrente come la sintesi di ogni negatività e da una sparuta minoranza di storici come l’immagine stessa del buon governo. Per l’Irpinia si aprirono nuove e vantaggiose occasioni: il trasferimento del capoluogo da Montefusco ad Avellino, l’istituzione dell’ente Provincia e della figura del sindaco, supportato da un organo elettivo, il catasto urbano, l’avvio di una progettazione urbanistica snella e efficiente e tutte le felici convergenze socio-culturali ed economiche che rientravano nel lungimirante disegno politico napoleonico di chiaro e moderno stampo europeo. E, a distanza di due secoli, politica e cultura gettano un ponte tra passato e presente “…quale utile contributo – come sottolineato dal prof. Migliorini – alla volenterosa soluzione di questioni attualissime. Ieri si parlava di equilibrio, o se vogliamo di squilibrio, tra Europa e Regno di Napoli. Oggi tra Europa e Mediterraneo”. È il Sud del vecchio continente a pagare, secondo la storia, l’avida brama di potere che ci ha visti per secoli “…appetibile terreno di conquista. L’Italia meridionale, oggi come allora, è stata esclusa dai processi di modernizzazione e di sviluppo che hanno investito il Nord della penisola – ha spiegato la Presidente De Simone -. Il risveglio dell’identità mediterranea è stato influenzato dalla rivoluzione partenopea del 1799 (ispirata a quella francese) e stimolato poi dalla conquista napoleonica che, con le sue regole e la sua concezione moderna di Stato, ha destato quella parte d’Italia da vecchie mentalità feudali. È la stessa sfida del presente: tagliare l’isolamento delle aree interne e prepararle all’appuntamento del Mercato Comune del Mediterraneo del 2010”. Un parallelo, quello tra Europa e Mediterraneo, che torna attuale… nonostante l’oggettiva difficoltà di ridurre il gap culturale che separa il Mezzogiorno dal contesto comunitario. L’invito alla riflessione arriva dal segretario provinciale della Margherita Giuseppe De Mita che sottolinea la necessità di individuare prima una propria identità e diversità competitiva rispetto al resto del mondo e poi ‘passare all’azione’. “L’Irpinia possiede cultura e intelligenza da vendere, ma non sempre vengono intercettate. Non sempre la politica, forse presuntuosamente, si ‘serve’ di chi fa della cultura il proprio lavoro. In questo contesto post ideologico è, invece, necessario ridefinire l’identità culturale della nostra provincia e ‘spenderla’ in iniziative come queste”. (di Marianna Morante)

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