12 novembre 2003 – 27 aprile 2006: il dramma si ripete

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Era il 12 novembre 2003 il ‘giorno nero’ per la missione italiana in Iraq. Quel giorno, in un attacco alla base Maestrale a Nassiriya, morirono 19 italiani (12 carabinieri, 5 soldati e due civili). La missione militare era iniziata pochi mesi prima, a giugno. A provocare la strage, due automezzi imbottiti di esplosivo lanciati a tutta velocità contro la palazzina di tre piani che ospitava i carabinieri della Msu. La più grande disgrazia per le forze armate italiane dalla fine della seconda guerra mondiale. E anche allora numerosi furono gli irpini coinvolti. Giovani militari che per fortuna anche se feriti tornarono a casa. Ma nel cuore ancora oggi conservano le immagini drammatiche di singoli attimi in cui videro cadere ai loro piedi i corpi senza vita di giovani compagni. Fu un camion a forzare il posto di blocco all’ entrata della base, situata nella vecchia sede della Camera di commercio locale: gli occupanti fecero fuoco contro i militari a guardia dell’ ingresso, che provarono a rispondere al fuoco senza però riuscire a fermare il mezzo. Travolte anche le barriere passive poste a difesa della struttura. Dietro all’ automezzo un’ altra auto che finì la sua corsa esplodendo contro la base. L’ esplosione sventrò gran parte dell’edificio, posto sulle rive del fiume Eufrate e danneggiò una seconda palazzina dove aveva sede il comando. Un cratere appare nel luogo dell’ esplosione. Sotto le macerie rimangono 12 carabinieri della Msu (Enzo Fregosi, Giovanni Cavallaro, Alfonso Trincone, Alfio Ragazzi, Massimiliano Bruno, Daniele Ghione, Filippo Merlino, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horatio Maiorana, Andrea Filippa); cinque uomini dell’ esercito (Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi e Pietro Petrucci); due civili, il regista Stefano Rolla, che stava facendo un sopralluogo per un film sulle missioni di pace e l’ operatore della cooperazione internazionale Marco Beci.

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