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1) Il giorno nero delle scuole irpine – Chiude l’Itis Dorso

Provincia – Quando c’è in ballo la salute dei ragazzi le Istituzioni responsabili si mobilitano alla prevenzione: è il caso della Provincia di Avellino che senza indugio comunica la chiusura dell’Istituto Dorso, pur sapendo di operare una scelta forse impopolare, ma senza dubbio nell’interesse della pubblica e privata incolumità.
Un dossier shock di due volumi delle cui pagine incandescenti ne ha dato lettura proprio il Presidente Alberta De Simone che a distanza di poche ore dalla consegna della relazione del Prof. Federico Mazzolani, ha messo in moto l’intera macchina istituzionale.
Dopo l’incontro con il Prof. Mazzolani ha informato i due dirigenti delle scuole in questione, Zigarella (Dorso) e Pippo (Fortunato) concordi con Alberta De Simone che la vita dei ragazzi viene prima di ogni cosa, anno scolastico compreso. Alle 17.00 la comunicazione agli organi di stampa. Un passo indietro nel tempo, ma non troppo: a quel terribile ed angoscioso terremoto che vide gli ‘angeli bianchi’ di San Giuliano di Puglia strappati alla vita. Troppo in fretta.
Era il 2002. Da allora “furono emanate norme sulla sicurezza… fu stipulata una convenzione con l’Università di Ingegneria di Napoli con incarico al Prof. ing. Federico Mazzolani. Il tutto per verificare – dichiara l’on. De Simone – la vulnerabilità dei 64 edifici di pertinenza della provincia di Avellino. Una prima indagine portò all’isolamento di 25 plessi. In seguito ad altri sopralluoghi, le scuole diventarono dieci da sottoporre al test sulla vulnerabilità sismica. Fu stilata la graduatoria” : la prima in vetta proprio la scuola Guido Dorso, “la cui relazione durata tre anni e consegnata stamattina, è durissima. Abbiamo l’obbligo di chiudere la scuola. Ci sono 1182 allievi (“dei quali dobbiamo salvaguardare la vita, prima ancora dell’anno scolastico”) e 400 studenti, le 21 classi del ‘Giustino Fortunato’, ospitati nella struttura “fuori legge”.
Dalla relazione emergono risultati da far accapponare la pelle: “I risultati delle ponderose analisi sperimentali e numeriche identificano un quadro complessivo di estrema gravità, che vede da un lato – si legge nella relazione di Mazzolani – un materiale così scadente (il calcestruzzo) da essere largamente escluso dal campo di appartenenza dei materiali utilizzabili secondo la norma per gli impieghi strutturali; dall’altro lato una richiesta di capacità portante che non soddisfa neppure i requisiti minimi di sopportare in sicurezza almeno i soli carichi verticali. Non avrebbe quindi senso parlare di vulnerabilità sismica per una struttura che manca perfino di tali requisiti minimi in condizione di esercizio. Infatti le analisi sismiche effettuate hanno formato risultati ancora più inquietanti. La struttura è quindi fuori legge a tutti gli effetti, sia per i materiali messi in opera sia per le carenze progettuali. I quadri fessurativi presenti nella struttura sono un sintomo esterno di una situazione di sofferenza dovuta ad un elevato stato tensionale in presenza di un calcestruzzo scadente”.
In sostanza “ l’assenza di gravi danni strutturali, o al limite, di un crollo parziale o globale non rappresenta una ragione sufficiente per considerare sicuro un edificio, quando è dimostrato che i suoi margini di sicurezza sono ridotti a valori non accettabili sulla base della moderna filosofia della sicurezza strutturale”.
In soldoni: “questa circostanza significa che, anche se il crollo non si è ancora verificato, la sua probabilità di evento è talmente elevata da non potersi sottovalutare in quanto il crollo atteso può verificarsi da un giorno all’altro. Infatti può essere sufficiente, ad esempio, una qualsiasi combinazione casuale dovuta ad una concomitanza particolarmente sfavorevole di carichi con condizioni climatiche e meteorologiche esterne non usuali ad erodere completamente l’esiguo margine di sicurezza. Sotto un diverso punto di vista occorre anche osservare che gli usuali metodi per la valutazione dell’affidabilità strutturale sono stati formulati sempre a vantaggio di sicurezza e conseguentemente possono preannunciare risultati catastrofici anche se di fatto questi non si sono manifestati. Considerazioni aggiuntive possono riguardare condizioni locali legate al terreno di fondazione che, ad esempio, avrebbero particolarmente smorzato e filtratogli effetti di un sisma avente le caratteristiche di quello del novembre 1986, ma questa situazione favorevole potrebbe non verificarsi in occasione di un prossimo sisma”.
Secondo aspetto: progettazione ed esecuzione dell’opera. “I protagonisti Progettista, Impresa, Direttore dei lavori e Collaudatore hanno recitato il proprio ruolo secondo il classico gioco delle parti… peggiorando la situazione”.
Davvero inquietante il quadro che ne esce fuori. Ma la De Simone con la sua squadra è – il caso di dirlo – è andata ben oltre. “Abbiamo in poche ore reperito i locali. Domani, alle ore 11.00 saremo in Prefettura”.
A colloquio con il prefetto Ippolito, il Comandante dei Vigili Urbani, del Fuoco, dei Carabinieri, i tecnici, etc. etc. “Sottoporremo la prima ipotesi di allocazione anche se non prevede aule per i laboratori. Abbiamo chiesto la solidarietà di altre scuole affinché possano dare una mano alle altre due mettendosi a disposizione per un eventuale trasferimento. Abbiamo riscontrato la solidarietà del preside Boccia: le 21 classi del G. Fortunato potranno essere ospitate nel Palazzo Cammino. Il primo problema è risolto. Quello del Dorso può vedere la soluzione solo dopo l’incontro a Palazzo di Governo”.
L’amministrazione ha avviato un Piano di Edilizia scolastica perché rimane, dopo l’emergenza, il problema della prospettiva. La De Simone chiosa aggiungendo: “Entriamo a testa alta perché abbiamo trovato i locali per l’emergenza. Abbiamo avuto in tempo, per fortuna, la relazione. Sappiamo che siamo in condizione di garantire i disagi. Le scuole da esaminare restano ancora dieci ma sicuramente non saranno compromesse al pari della Dorso, volendo considerare la graduatoria dei rischi”.
Insomma la Provincia si mobilita in nome della incolumità e fa appello affinché tutti, presidi compresi, si attivino nella catena umana della solidarietà. Brava ad Alberta De Simone che mai come in questa occasione ha dimostrato davvero il suo grande senso di responsabilità degno della carica che ricopre. Un meno ‘bravo’, ai tanti disattenti che circolano nella nostra quotidianità. Il dossier del tecnico incaricato e le sue dichiarazioni (vedi Atti e Trasparenze) rese palesi all’opinione pubblica nella conferenza stampa, fanno riflettere: più rigore, più certezza del diritto, più senso dell’Istituzione e meno improvvisazione. Mai come in questo caso, è giusto non creare allarmismi, ma a nostro avviso è dovere di chi guida, prevenire prima che sia troppo tardi.
(Di Teresa Lombardo)

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