Woodstock: quarantacinque anni dalla fine di un sogno

21 agosto 2014

Era il 21 Agosto del 1969. Un paio di giorni dopo. Migliaia di persone si ritiravano nelle proprie vite dopo aver assistito ad uno degli eventi più importanti della storia della musica e,forse, dell’intero movimento giovanile del ventesimo secolo: il Festival di Woodstock. L’evento venne realizzato a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 agosto al 18 agosto del 1969, nel momento topico della diffusione della cultura hippie, che intendeva congiungere con “Tre giorni di pace e rock music”. Woodstock era stato pensato come un festival di provincia. Le stime degli organizzatori non superavano le 50000 unità di visitatori. I dati ufficiali riportano l’arrivo di 400 mila giovani, alcune fonti invece affermano che si sfiorò il milione di partecipanti. Trentadue tra i più noti musicisti e band si esibirono sul quel palco (Hendrix, Janis Joplin, The Who e Santana tra gli altri), improntando le loro esibizioni sulla carica simbolica che quell’ evento portava con sé, segnando in maniera incancellabile la storia della musica rock e della società contemporanea. Sotto il palco una sterminata folla di proseliti adoranti (caratterizzata dall’eccesso di droghe come marijuana e lsd) che hanno vissuto quei giorni in totale connubio spirituale, adoperando il credo della non violenza e della pacifica condivisione di una magica festa e galleggiando nell’atmosfera gioviale e utopistica dei “figli dei fiori”. Gli organizzatori dovettero affrontare numerose difficoltà riguardo alla location, come sottilmente raccontato dal film di Ang Lee “Motel Woodstock”, ed alla situazione igienica-sanitaria, in quanto non si aspettavano una affluenza così massiccia ed immediata, tale da bloccare per ore alcune autostrade nello stato di New York. Woodstock fu osteggiato dall’establishment americano come del resto tutto il movimento pacifista, visto come una minaccia nonostante esso si battesse per ideali sani e virtuosi già messi in evidenza durante il Monterey Pop Festival e la Summer of Love di San Francisco. Eppure il mito resta saldamente in piedi perché un’intera generazione si riunì in un abbraccio ideale, celebrando un mondo diverso ed un diverso modo di intendere l’esistenza, mettendo in pratica una rivoluzione libertaria. Ma, in realtà, calato il sipario, quella rivoluzione sognata, desiderata e traslata in fango, rock e droghe in quei tre giorni, è rimasta soltanto una dolce ed elegiaca memoria per chi c’era e per chi, nel corso di questi quarantacinque anni, sarebbe voluto esserci. Quella generazione di giovani mise in moto i propri Kombi e, di fatto, tornò indietro. Era il 21 Agosto del 1969. Un paio di giorni dopo. Il più grande spettacolo ed i fuochi d’artificio prima della fine di un sogno. Non male, comunque.
“Grazie per averci fatto entrare nelle vostre orecchie e nei vostri cuori. Scusate se accordiamo mentre suoniamo, ma solo i cowboy restano accordati”.
Così uno sfrontato e seducente Jimi Hendrix si rivolgeva, la mattina del 19 agosto 1969, a ciò che restava della marea umana della tre giorni del Festival di Woodstock. (Pasquale Manganiello)