VIDEO/ Whatsapp e Telegram per spacciare droga nei bagni delle scuole di Avellino: “Era un mercato fiorente”

11 ottobre 2019

Renato Spiniello – “Un mercato fiorente”. Lo definisce così il Comandante Provinciale dell’Arma, Col. Massimo Cagnazzo, lo spaccio di sostanze stupefacenti (principalmente hashish) che avveniva all’interno di alcune scuole di Avellino. Attività fortunatamente smascherata dai Carabinieri della Compagnia di Avellino che, eseguendo un’ordinanza di applicazione di misure coercitive emessa dal Gip del Tribunale di Avellino, su richiesta della locale Procura della Repubblica, hanno tratto in arresto 4 persone (tutte ristrette ai domiciliari).

Si tratta di due 19enni, un 20enne e un 28enne, tre dei quali incensurati, di cui tre domiciliati nel capoluogo e un 19enne di Pietradefusi. “L’aggravante definito dal Gip allarmante – spiega il Comandante dell’Arma – è che lo spaccio veniva eseguito anche nei bagni degli istituti superiori del capoluogo. I responsabili sono 4 e in un caso veniva utilizzato anche un minore come intermediario per le consegne, i cui destinatari ultimi erano molto spesso altri minorenni“.

Le zone di spaccio principali erano via Mancini e l’ex Cinema Eliseo, “piazze” note ai consumatori di stupefacenti, come dimostrato da diverse attività pregresse. “Gli acquirenti – svela il Colonnello Cagnazzo – già sapevano dove andare e spesso alcuni di loro provenivano anche da fuori provincia“.

Venivano inoltre utilizzate le chat di Whatsapp e Telegram per le attività di spaccio, in particolare quest’ultima applicazione che consente di autodistruggere i messaggi in modo da non essere facilmente rintracciati. Dalle intercettazioni è emerso un linguaggio criptico utilizzato previo accordo con gli interlocutori: i termini erano “pizza”, “giubbini”, “joystick” e “cioccolata”.

L’attività, coordinata dalla Procura di Avellino e sviluppata dai Carabinieri della Stazione di Avellino, ha avuto la sua genesi nel febbraio del 2018 con l’arresto di un giovane di Avellino ritenuto responsabile dei reati di sequestro di persona, estorsione, lesioni personali, furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, con l’aggravante di essersi avvalso, nella consumazione del reato, della collaborazione di un minorenne. Nel corso della perquisizione domiciliare i Carabinieri hanno rinvenuto dei “pizzini” con vari nomi e, a fianco, importi di denaro nonché località di spaccio e tipologia di stupefacente.

Gli accertamenti sono proseguiti con attività tecniche, quindi acquisizione di riscontri oggettivi mediante servizi di osservazione, pedinamento e controllo, sequestro di sostanza stupefacente oggetto di cessioni e, in alcuni casi, l’assunzione di informazioni da parte degli assuntori, così da acquisire gli elementi indiziari e carpire il modus operandi dei pusher che non esitavano a minacciare i clienti nel caso in cui tardassero con il pagamento.

“Ci sono state minacce di morte anche nei confronti dei genitori dei giovani acquirenti – prosegue Cagnazzo -Purtroppo la domanda di questo tipo di sostanze è sempre alta. Noi facciamo di tutto anche con gli incontri con gli studenti per evidenziare i punti critici per la salute. Il messaggio che teniamo a lanciare è che comprare droga significa portare soldi e dunque finanziare la criminalità organizzata, che importa questo tipo di sostanza”.