Vivevo tra Scommesse e Videopoker: vi racconto la mia storia.

Vivevo tra Scommesse e Videopoker: vi racconto la mia storia.

2 maggio 2015

Raffaele viveva ad Avellino tra scommesse e videopoker vinceva poco e perdeva anche 20mila euro in un mese. A noi ci racconta la sua storia.

Una dipendenza, come altre. Da cui disintossicarsi, se si prende coscienza del problema. Il problema, spesso, è quello: capire di essere malati.

C’è chi ci arriva e chi preferisce non pensarci. I primi trovano la strada giusta, gli altri finiscono per rovinarsi.

Il gioco, patologia del nostro tempo. Anche in provincia, forse soprattutto in provincia.

Avellino compresa, come tanti episodi di cronaca confermano (perché non è raro che si scada nel dramma).

Anche ad Avellino, però, ci sono centro cui affidarsi, per uscire dalla morsa del gioco patologico.

C’è chi lo ha fatto (e tanti lo fanno ancora), come Raffaele (nome di fantasia), il “malato” che non t’aspetti.

Spigliato, elegante, impeccabile: non proprio il prototipo di giocatore patologico che la gente potrebbe attendersi. In più, un buon lavoro, che garantisce un ottimo stipendio.

Ma, si sa, la malattia del gioco miete le vittime più disparate possibili.

Racconta la sua storia, perché serva di insegnamento ad altri:

<Il primo passo da fare, forse quello più difficile, è entrare nell’ordine di idee di essere affetti da una patologia, sicuramente nuova, ma comunque di una patologia si tratta. Non tanti ci riescono, perché il giocatore è fatto cosi: si autoconvince di sapersi controllare, anche se non è in grado di farlo. Io l’ho capito, dopo un bel po’ di tempo. Prima ero convinto di avere la passione per il gioco, ma di non avere alcun problema a starne lontano. Invece, non era così. E me ne sono accorto sulla mia pelle>.

Quale tipo di gioco preferiva?

<Scommesse sportive, ma anche poker on-line, che spesso assorbiva intere ore della mia vita, soprattutto di notte, finendo per influire anche sul lavoro. E’ vero, spesso di comincia per diletto, ma poi il gioco diventa fatalmente patologico. Spesso i meccanismi sono gli stessi, un po’ per tutti: perdi e vuoi immediatamente rifarti, vinci e vuoi farlo sempre di più. Ed entri in un vortice molto pericoloso. Peraltro, si sai, alla fine il giocatore è destinato a perdere>.

Ci ha rimesso tanto, in termini di soldi?

<Abbastanza: sono arrivato a perdere 20mila euro nel giro di poco più di un mese. Io, per fortuna, ho una base solida, un lavoro buono e sicuro, un ottimo stipendio. Ma quando si hanno poche risorse e le si getta al vento per una patologia come il gioco accadono autentici drammi>.

La terapia le ha fatto bene?

<Benissimo. Non gioco da mesi, senza alcun problema. Nei centri specializzati ti confronto con altre persone come te e hai l’aiuto di persone in gamba. Ho sentito storie assurde, di gente che s’era rovinata la vita, azzerandosi completamente e perdendo tutto alle slot-machines. I terapisti ti fanno comprendere quel che da solo non riesci a capire, soprattutto che il gioco, oltre a rovinarti dal punto di vista economico, s’impossessa di tutto te stesso, privandoti della vita stessa: finisci per vivere solo per il gioco>.

E’ quel che ha imparato?

<Sì, soprattutto. E quando ne esci ti rendi conto di quanto ciò fosse vero. E’ come riprendere possesso della tua esistenza, prima assorbita esclusivamente del gioco>.

Consiglierebbe a persone dedite al gioco di mettersi nelle mani di esperti?

<Naturalmente. E’ l’unico modo per uscire da questa pericolosa dipendenza>.